Economia

E’ ORA DI RIDURRE LE ALIQUOTE IRPEF

Tralasciando gli aspetti sanitari il Covid 19 in Italia dal punto di vista economico sta avendo effetti devastanti. Sono stati persi oltre 700.000 posti di lavoro, il PIL quest’anno è sceso quasi al 12% e alla fine dell’anno il debito pubblico si assesterà oltre al 150% del Prodotto Interno Lordo.

Questi disastri economici però possono essere un’opportunità. Finalmente l’Europa si è mossa. E attraverso il “recovery fund” in Italia dal prossimo anno arriveranno oltre 200 miliardi di euro di cui addirittura 80 miliardi saranno a fondo perduto. E’ una opportunità storica per far ripartire cantieri, finalmente potranno partire imponenti opere pubbliche e si potrà inoltre mettere mano ad alcune riforme strutturali (giustizia, fisco, sanità) che anche l’Europa ci chiede e di cui l’Italia ha assolutamente bisogno.

Una delle riforme in cui bisogna intervenire da subito è quella fiscale in modo che i suoi effetti possano decorrere dal 1° gennaio del 2021.

Attualmente in Italia esistono cinque scaglioni di aliquote IRPEF:

Tra 0 e 15.000 Euro Aliquota al 23%

Tra 15.001 e 28.000 Euro Aliquota al 27% sulla parte eccedente i 15.000 Euro

Tra 28.001 e 55.000 Euro Aliquota al 38% sulla parte eccedente i 28.000 Euro

Tra 55.001 e 75.000 Euro Aliquota al 41% sulla parte eccedente i 55.000 Euro

Oltre i 75.000 Euro Aliquota al 43% sulla parte eccedente i 75.000 Euro

Aliquote progressive sancite anche dall’art. 53 della Costituzione “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Appare evidente che proprio il terzo scaglione di reddito che poi è quello che rappresenta il cosiddetto ceto medio è il più penalizzato. Qui infatti si passa dal 27% al 38% con un incremento addirittura di  11 punti di IRPEF (regalo del Governo Prodi nell’anno 2007 che ha eliminato la aliquota intermedia del 33%). Il Governo Conte ha già cominciato a fare qualcosa attuando dal 1° luglio 2020 un iniziale abbattimento del cuneo fiscale per i redditi fino 40.000 Euro. Ma solo per i lavoratori dipendenti escludendo completamente e ingiustamente, aggiungo io, pensionati e partite IVA.

Ma non basta.

Ora bisogna assolutamente a decorrere dal 1° gennaio 2021 operare sull’IRPEF diminuendo le tasse per tutti gli italiani magari diminuendo gli scaglioni da cinque a quattro, armonizzandoli tra di loro per operare una sensibile diminuzione delle imposte sui redditi per tutti, in maniera da aumentare stipendi e pensioni e far pagare meno gli autonomi. Questo aumento di capacità contributiva poi si riverbererà molto positivamente sui consumi perché le persone avranno più soldi, spenderanno di più, lo Stato incasserà più IVA e si rimetterà in moto l’economia italiana. Tenendo sempre molto basso lo spread (il differenziale tra i titoli di stato italiani e i bund tedeschi) si pagheranno meno interessi sui titoli di stato (che purtroppo ci pesano per circa 70 miliardi l’anno) e si potrà finalmente aggredire in maniera consistente il debito pubblico che oramai ha raggiunto cifre spropositate.

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