Pensioni

ALLARME PENSIONI: NEL 2023 RISCHIO SPESA DI 300 MILIARDI

Rispetto al 2019 le pensioni in Italia quest’anno costeranno sette miliardi di € in più. Infatti se nel 2019 sono stati spesi per la spesa pensionistica circa 275 miliardi di € quest’anno si arriverà a spendere almeno 282miliardi di €. E secondo le proiezioni dei tecnici del Ministero del Tesoro nei prossimi tre anni si rischia di superare quota 300 miliardi di € l’anno.

In pratica secondo la nota di aggiornamento al Def (NADEF) approvata recentemente dal Consiglio dei Ministri la spesa pensionistica nell’arco dei prossimi tre anni è quella che crescerà in maniera più cospicua. Più di stipendi pubblici, più di investimenti pubblici, più di sanità.

Con queste premesse e con i contagi del Covid che purtroppo aumentano di oltre 1000 unità al giorno Governo e Sindacati il 13 ottobre si sono seduti (dopo 2 rinvii) al tavolo per parlare di pensioni e come purtroppo ampiamente previsto questo incontro non è stato ne risolutivo ne ha portato alcuna concreta positiva novità.

Pochissime proposte, qualche buon intendimento per il futuro e poco altro.

E’ stata ribadita la conclusione naturale di quota 100. Una Legge costosa, non strutturale che favorisce di fatto solo alcune categorie (coloro i quali hanno carriere continuative) e che non ha attuato quel ricambio generazionale che prometteva.

Per il resto l’ovvia riproposizione di opzione donna 58 anni di età (59 se autonome) con almeno 35 anni di contribuiti. Calcolo totalmente contributivo con taglio di fatto dell’assegno pensionistico per le donne nell’ordine del 25/30%. Costo zero per lo Stato.

Continuazione dell’APE asociale a partire da 63 anni di età e con versamenti di almeno 20 anni per categorie disagiate (disoccupati, disabili ecc.)

Continuazione della cosiddetta Isopensione fino a 7 anni per lavoratori con aziende con almeno 15 dipendenti a patto che l’azienda corrisponda totalmente i contributi in attesa di giungere alla pensione effettiva. Costo zero per lo Stato.

Solo a parole un impulso dato alla previdenza complementare aprendo un altro semestre per i lavoratori con la scelta di optare per i fondi pensione o rimanere con il TFR ma introducendo il silenzio assenzo. Se un lavoratore non fa nulla opta automaticamente per la scelta del fondo pensione.

Questi in sostanza i punti che sono emersi da questo molto atteso incontro che non ha partorito praticamente nulla.

Si è comunicata la conclusione di quota 100 alla fine dell’anno 2021, ma anche questa era un’ovvietà dal momento che la Legge sperimentale valeva solamente per gli anni 2019-2020-2021.

Opzione donna, ape sociale, isopensione sono ormai dei punti consolidati ed è abbastanza ovvio che si sia parlato di proroga. Per il resto non si è parlato di flessibilità, di quota 102, di esodati, di quota 41.

NULLA!!

L’unico aspetto positivo per il sottoscritto è la possibilità tramite silenzio-assenso di riaprire una finestra semestrale per aderire ai fondi pensione.

Ma qui bisogna parlarci chiaro. Qui bisogna essere onesti con i lavoratori.

Bisogna dire quello che gli addetti ai lavori sanno ma molti lavoratori assolutamente no.

Essendo in vigore ormai dall’anno 2012 il sistema contributivo per tutti gli assegni di pensione mano a mano che passano gli anni saranno sempre più miseri. E non permetteranno assolutamente di avere una vita dignitosa. Probabilmente un lavoratore con 40 anni di contributi si troverà una pensione che a fatica supererà il 50% del proprio stipendio.

L’unica forma che abbiamo in questo momento per cambiare questo sistema è l’adesione ai fondi pensione.

So perfettamente che questo è un argomento spinoso ma bisognerà una volta per tutte affrontarlo.

L’istituto del TFR (che ormai abbiamo solo noi in Europa) è obsoleto e soprattutto in Italia non ce lo possiamo più permettere. Bisognerà pertanto arrivare ad una forma obbligatoria di fondi pensione, chiusi o aperti al posto del TFR. Questo permetterà di avere a fine carriera quel 20/25% in più da aggiungere alla pensione erogata dallo Stato. Molti storceranno il naso, altri obietteranno anche per ragioni politiche che non si può affidare a dei privati una parte consistente del proprio assegno previdenziale, altri diranno che non si avrà nessuna garanzia che i versamenti fatti dai lavoratori saranno incrementati.

Tutti dubbi che potrebbero avere un fondamento. Ma se i fondi pensione saranno più trasparenti, se lo Stato eseguirà maggiori controlli sul loro operato, se diventeranno più appetibili con il raddoppio dello sconto fiscale e l’aumento dei casi di accesso al credito, questa sarà l’unica strada percorribile se si vorrà evitare in futuro un popolo di pensionati che dopo una vita di lavoro si troverà con un pugno di mosche in mano.

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