Pensioni

“QUOTA 100”: ULTIMA CHIAMATA

Tra un mese finirà questo terribile anno e ci sarà ancora un anno, il 2021, “per approfittare” della possibilità di andare in pensione con la famosa quota 100.

Terminerà infatti alla fine dell’anno 2021 il triennio di sperimentazione della legge che tanto ha diviso gli italiani. Il famoso DL del 28/1/2019 N. 4, poi convertito nella legge 28/3/2019 N. 26, che al suo interno conteneva una norma sicuramente migliorativa rispetto alla legge precedente sulle pensioni, la famosissima quota 100. La possibilità cioè di poter andare in pensione con 38 anni di contributi sommati ai 62 anni di età.

Dall’anno 2012, dall’entrata cioè in vigore della cosiddetta legge Fornero di cui tanti chiedevano l’abolizione per le numerose storture che vi erano contenute, non erano stati fatti altri cambiamenti. Le negatività della legge Fornero erano molteplici, basti ricordare la creazione degli esodati (persone cioè che avevano lasciato il posto di lavoro entro il 31/12/2011 con la prospettiva di andare in pensione nel giro di pochi anni in base alle vecchie regole di pensionamento e a causa delle nuove regole imposte dalla legge Fornero sono rimaste senza stipendio e senza pensione) e l’aumento degli anni da raggiungere per poter andare in pensione agganciati addirittura (unico Paese al mondo) all’aspettativa di vita.

Ogni anno il Governo fa moltissime leggi. Il più delle volte i cittadini non si interessano molto delle leggi fatte dal Parlamento, ma ci sono poche leggi che invece dividono moltissimo i cittadini e che diventano dei cavalli di battaglia dei vari partiti. La legge su quota 100 è appunto una di queste. Fin dalla campagna elettorale per le elezioni politiche l’abolizione della legge Fornero, soprattutto per la Lega di Salvini, era diventato un vero e proprio chiodo fisso. 

Andati al Governo con i 5 Stelle i due partiti hanno messo in campo i loro progetti: reddito di cittadinanza per i 5 Stelle e abolizione della legge Fornero per la Lega.

Ma se per i 5 Stelle l’obiettivo è stato raggiunto, non così si può dire per la Lega che con l’Europa di mezzo non ha potuto fare una legge duratura ma si è dovuta accontentare di una durata triennale (anni 2019/2020/2021).

Sappiamo poi tutti come è andata a finire e con il cambio dal governo giallo/verde a quello giallo/rosso, un po’ perché ce lo chiedeva l’Europa, un po’ perché i Dem dovevano andare contro Salvini, Conte in Parlamento ha annunciato ufficialmente che la riproposizione di quota 100 non ci sarebbe stata e pertanto questa legge avrebbe terminato i suoi effetti al 31/12/2021.

Che poi non è proprio così perché nella legge è inserita la “cristallizzazione del diritto” che significa che chi raggiunge i famosi 38 anni di contributi e 62 anni di età entro il 31/12/2021 conserva il diritto acquisito e pertanto può andare in pensione con quota 100 anche negli anni successivi.

Dal punto di vista delle casse dello Stato questa legge è sicuramente dispendiosa (le previsioni dei tecnici valutavano il costo per l’Erario intorno ai 7 miliardi di € l’anno) ma dalla parte dei lavoratori quota 100 è sicuramente una legge molto favorevole.

Non esiste infatti penalizzazione alcuna se non quella, ovvia, che andando prima in pensione si versano un po’ meno contributi, motivo per il quale si percepirà un assegno pensionistico leggermente più basso ma se ne godrà per più anni.

Inoltre anche per quanto riguarda l’erogazione del TFS/TRF dei pubblici dipendenti è prevista la possibilità di aderire ad una convenzione tra INPS e le banche per percepire 45.000 € in pochi mesi con un piccolo interesse nell’ordine dell’1% annuo, senza attendere tre anni il proprio diritto.

Inoltre, l’art. 24 della legge prevede la detassazione da 1,5% fino a 7,5% dell’imposta sull’IRPEF sull’indennità di fine servizio a favore dei dipendenti pubblici per la cessazione del rapporto di lavoro in misura crescente rispetto al tempo trascorso tra la stessa e la corresponsione della relativa indennità.

L’unica cosa, che a parer mio, ha di negativo questa legge è la non possibilità di svolgere alcuna attività lavorativa se non quella da lavoro autonomo occasionale nel limite di 5.000 € annui.

Diversa è la situazione con Opzione Donna, a cui ho dedicato un altro articolo pubblicato su questo sito, che calcola obbligatoriamente l’anzianità con il metodo contributivo con una conseguente perdita dell’assegno pensionistico nell’ordine del 25/30 %.

Personalmente, pertanto, consiglio vivamente a chi ne ha l’opportunità di aderire a questo istituto perché le leggi successive che il Parlamento sarà costretto a fare (per evitare il ritorno prepotente della Legge Fornero e lo scalone di cinque anni) saranno sicuramente molto peggiorative. E consiglio inoltre (anche se esiste la cristallizzazione del diritto) di fare la domanda entro il 31/12/2021 perché in Italia, purtroppo, troppe volte i diritti acquisiti sono stati disattesi.

Per cui è proprio il caso di dire: Quota 100, ultima chiamata.

Articolo pubblicato su Pensioni Per Tutti

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