Pensioni

PENSIONI: COSA SUCCEDERÀ DOPO “QUOTA 100”?

Alla fine dell’anno 2021 andrà in scadenza la legge sulle pensioni comunemente chiamata quota 100, istituita durante il Governo giallo-verde e voluta fortissimamente dalla Lega di Matteo Salvini.

La norma cioè che sommando almeno 38 anni di contributi ai 62 anni di età dà la possibilità di poter andare in pensione.

Fino all’anno 2018 (ma in realtà ancora oggi) in Italia era in vigore un’altra legge sulle pensioni molto dibattuta e controversa. La famosissima e odiatissima Legge Fornero. Questa legge, istituita durante il famoso governo dei tecnici presieduto dall’economista Mario Monti era stata votata perché l’Europa, dopo il Governo Berlusconi con lo spread (differenziale di rendimento dei Titoli di Stato rispetto ai Bund tedeschi) salito addirittura a quota 574, impose allo Stato Italiano un governo “lacrime e sangue” e, tra i vari provvedimenti che si attuarono in quel triste anno 2011, vi era appunto la legge sulle pensioni ideata dalla Prof.ssa Elsa Fornero. Questa legge entrò in vigore il 1/1/2012 ed era una legge pesantissima per i lavoratori. Unica al mondo, agganciava la possibilità di andare in pensione all’aspettativa di vita. Per cui ogni due anni, in base ai dati ISTAT di aumento dell’aspettativa di vita, venivano allungati i mesi mancanti al pensionamento. Questa legge fu fatta frettolosamente sotto la pressione dell’Europa (e votata tra l’altro praticamente da tutti i partiti) ma proprio perché costruita in un mese aveva delle grosse carenze. Una di queste erano i cosiddetti “esodati”. Persone cioè che avevano lasciato il posto di lavoro entro il 31/12/2011 con la prospettiva di andare in pensione nel giro di pochi anni in base alle vecchie regole di pensionamento ed a causa delle nuove regole imposte dalla legge Fornero con l’aumento degli anni di contributi necessari per ottenere la pensione si ritrovarono in una situazione pazzesca. Senza stipendio e senza pensione!

Tutto questo malcontento fu fatto suo dal governo giallo-verde a trazione leghista. Salvini già durante tutta la campagna elettorale lo aveva messo come uno dei punti trainanti. L’abolizione della odiatissima Legge Fornero.

Andato al Governo però le cose non furono così facili. L’Europa mal digeriva l’abolizione della Legge Fornero. Si attuò, allora, una legge di compromesso. Fu creata cioè “quota 100” e fu mantenuta anche la Legge Fornero.

Questa legge sulla “quota 100” voluta fortissimamente da Salvini non stava in piedi dal punto di vista dei conti dello Stato. Costava infatti alle casse dello Stato circa 7 miliardi di € l’anno. Fu perciò presa la salomonica decisione di attuarla solamente per il triennio 2019-2020-2021 a titolo sperimentale ben sapendo che non poteva essere strutturale. Fu creata, infatti, per avere consenso elettorale presupponendo che l’Europa e i Paesi cosiddetti “frugali” in particolare, l’avrebbero osteggiata. Il costo previsto per l’Erario per i tre anni di sperimentazione era di circa 20 miliardi di €. Per fortuna però questa Legge si rivelò un mezzo flop. Infatti, dopo il primo semestre che vide la presentazione di circa 3.000 domande al giorno, queste nella seconda parte del 2019 scesero fino a 500. per arrivare nell’anno corrente a circa 250 domande giornaliere.

Dal milione di uscite previste da Salvini nei tre anni probabilmente ne uscirà meno della metà e degli 800.000 nuovi posti di lavoro le nuove assunzioni saranno nell’ordine di circa 300.000 unità.

Una legge sconclusionata, fatta solamente per avere consenso, che favoriva di fatto principalmente i dipendenti pubblici e coloro i quali avevano una continuità lavorativa. La buona notizia per l’Erario è che dei 20 miliardi che doveva costare nel triennio ne costerà probabilmente poco più della metà.

Pertanto, della legge di quota 100 che nel 2018 era sulle prime pagine dei giornali e quasi ogni giorno nei talk show televisivi ora non parla più nessuno, e con il bene placido dell’Europa poche settimane fa il presidente del Consiglio Conte ha annunciato ufficialmente che questa legge non sarà rinnovata e pertanto si concluderà alla fine dell’anno 2021.

E cosa succederà dopo?

Bisognerà assolutamente intervenire perché altrimenti in una notte il 1/1/2022 ritorna (in quanto mai annullata) la famigerata legge Fornero. Si potrebbe così creare uno scalone addirittura di cinque anni passando per il pensionamento da 62 anni a 67 anni.

Sono già cominciati i tavoli tecnici preparatori tra Governo-Sindacati-Confindustria-Associazioni di categoria che poi porteranno il Governo a creare una nuova legge sulle pensioni da portare poi per eventuali modifiche in Parlamento.

Già si parla di quota 102, chi propone ancora quota 100 ma con 64 anni di età + 36 di contributi, chi parla di 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica. Sicuramente si cercherà di attuare una flessibilità intorno ai 63 anni ma con una penalizzazione nell’ordine del 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni. Chi vorrà cioè uscire dal mondo del lavoro potrà farlo ma dovrà rinunciare ad una parte dell’assegno pensionistico.  

Tutte ipotesi sul tappeto. Non sarà assolutamente facile “trovare la quadra”. Anche perché a causa del Covid-19 le risorse saranno molto limitate, ma bisognerà a tutti i costi trovare una soluzione. Bisognerà pensare e votare una legge duratura (non è possibile infatti che un istituto così importante per la vita dei cittadini sia modificato ogni tre/quattro anni), con la certezza del diritto, e che dia a tutti la possibilità di scegliere e programmare la propria vita conoscendo esattamente “le regole del gioco”.

Articolo pubblicato su Il NordEst Quotidiano https://www.ilnordestquotidiano.it/2020/11/21/pensioni-cosa-succedera-dopo-quota-100/

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