Pensioni

INTERVISTA SU PENSIONI

Intervista a Mauro Marino nostro esperto di economia e che collabora con diverse testate on line.

Per prima cosa bisogna separare previdenza da assistenza.

E’ assolutamente giusto che in un Paese civile ed industrializzato come il nostro, (siamo pur sempre l’ottava potenza mondiale e la terza Europea), oltretutto uno dei Paesi fondatori dell’Unione Europea, lo Stato debba intervenire a sostegno delle categorie più fragili.

Quindi bisogna aiutare chi è senza lavoro, chi perde il lavoro, chi è malato, chi è disabile ecc.. Lo Stato deve intervenire in tutti quei casi dove la persona non riesce, per vari motivi, ad avere un decoroso tenore di vita. Quindi strumenti come cassa integrazione, reddito di cittadinanza, reddito di emergenza, assegno sociale, e proseguendo pensioni sociali, pensioni di cittadinanza, legge 104, pensioni di invalidità, NASpl, ecc. sono assolutamente necessari e giusti.

Ma bisogna avere un istituto ad hoc che si occupi di assistenza, questo non può essere l’INPS Che oltretutto dal nome stesso Istituto Nazionale Previdenza sociale si deve occupare solamente di previdenza e che non può a causa dell’assistenza essere ogni anno in perdita.

Poi bisogna avere una legge sulle pensioni che cerchi facendo meno danni possibili arrivare all’anno 2038. Perché dico 2038 perché da quell’anno essendo passati 42 anni dal famoso anno 1996 il calcolo della pensione viene calcolato tutto con il sistema contributivo. Tanto versi, tanto avrai.

Da quella data per chi si pensiona il sistema resta perfettamente in equilibrio. Non ci saranno infatti più differenze tra chi (magari lavorando con le stesse mansioni) ha l’assegno calcolato fino al 2011 con il sistema retributivo, o chi invece ha il sistema cosiddetto misto. Tutti avranno il sistema contributivo. Inoltre tra 18 anni andranno praticamente ad esaurirsi i cosiddetti pensionati baby (chi è andato in pensione con 19 anni 6 mesi e un giorno di contributi che ancora oggi pesano sulle casse del bilancio dello Stato per circa 7 miliardi di €).

Per cui bisogna far passare 18 anni con meno danni possibili per l’Erario. Quindi sarà sicuramente continuata Opzione donna (tutto l’assegno di pensione viene calcolato con il sistema contributivo con penalizzazione nell’ordine del 25/30%). Inoltre la nuova Legge che sarà attuata dall’anno 2022 (dopo la fine di quota 100 che si è rivelata un previsto flop) e che darà a chi vorrà la possibilità di uscire prima dal mondo del lavoro avrà per forza di cose una penalizzazione intorno al 2% per ogni anno in anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia o alla pensione anticipata.

Infine bisognerà dare un ulteriore sviluppo alla previdenza complementare.

Anche se questo può sembrare antidemocratico questo istituto dovrà diventare obbligatorio. Il TFR dovrà scomparire e al suo posto dovranno essere istituite forme di previdenza complementare gestite da società che devono essere controllate periodicamente dagli organi dello Stato. Inoltre dovranno essere attuate maggiori agevolazioni sia fiscali (che dovranno essere raddoppiate) sia si dovrà dare la possibilità ai lavoratori di accedere a questo suo fondo con più facilità. Quindi ad esempio bisognerà dare la possibilità già dopo cinque anni di versamenti di prendere un parte di quanto versato anche senza particolari motivazioni.

Questo perché la previdenza pubblica con il sistema contributivo coprirà solamente poco più della metà dell’assegno pensionistico e di conseguenza la previdenza complementare coprirà quel 20/25% per far si che il lavoratore dopo 42 anni di lavoro possa finalmente avere una pensione dignitosa per poter affrontare serenamente l’ultima parte della vita.

Ultima cosa le pensioni poi dovrebbero essere minus tassate con una tax area che arrivi fino al 15.000 €, ci dovrà essere l’abolizione per i pensionati delle addizionali IRPEF comunali e regionali e infine le pensioni di qualsiasi importo dovranno essere indicizzate 100% all’aumento dell’inflazione.

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