Pensioni

Babbo Natale, portaci una legge dopo Quota 100

Sta passando questo terribile anno 2020 che sarà ricordato come l’anno della pandemia. Sicuramente l’anno peggiore dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Un anno che nel mondo all’attualità conta già 77.000.000 di contagi e 1.700.000 decessi. E in Italia ci avviciniamo velocemente a 2.000.000 di contagi e 70.000 decessi. Questo analizzando solamente l’aspetto sanitario. Se poi affrontiamo l’argomento dal punto economico i numeri sono raggelanti. Restando nel Bel Paese, i fondamentali economici degli altri paesi non li conosciamo in maniera dettagliata ma appare evidente che saranno simili ai nostri, i dati sono drammatici. Nell’anno che sta per concludersi abbiamo avuto circa 700.000 posti di lavoro persi, un PIL Prodotto Interno Lordo che ha perso il 12% rispetto all’anno precedente e un debito pubblico che ormai viaggia intorno al 160% del PIL.

Considerando poi che il governo ha attuato il blocco dei licenziamenti fino al 31 marzo 2021, quando questo provvedimento sarà terminato, quando cioè sarà aperto il tappo non è difficile immaginare che i posti di lavoro persi possano addirittura superare il milione di persone. Autorevoli economisti di ogni area politica sono concordi nell’affermare che per ritornare ai livelli pre-crisi pandemica bisognerà aspettare almeno tre anni.

In questo clima surreale nel quale incombe anche una crisi di governo bisognerà per forza di cose mettere mano ad una nuova legge previdenziale, dal momento che la famosissima Quota 100 andrà in scadenza alla fine dell’anno prossimo, se non si vuole creare in una sola notte dal 31/12/2021 al 1/1/2022 uno scalone di cinque anni da 62 a 67 anni. 

Non si può che essere pessimisti. Questa legge viene a cadere dal punto di vista dei conti pubblici nel periodo peggiore da almeno 20 anni a questa parte. Non vorrei essere nei panni di chi dovrà operare queste scelte perché purtroppo saranno scelte molto impopolari.

CI saranno quindi, temo, pochi soldi a disposizione e anche poco tempo dal momento che la gran parte di questo tempo sarà occupato dalla pandemia. Consideriamo che soltanto la campagna per vaccinarsi durerà almeno nove mesi, e che gli attori sono assolutamente latitanti.

Dopo un primo confronto governo-parti sociali che si è svolto alla fine di settembre, che è stato assolutamente interlocutorio, il nulla. Non c’è stato più nessun confronto. Silenzio assoluto.

Se poi ci mettiamo anche che il governo rischia una crisi: rimpasto, Draghi o elezioni anticipate si può immaginare che la legge rischia di finire in un binario morto.

Ma dobbiamo essere per forza ottimisti e almeno spero che saranno attuati quei minimi interventi assolutamente necessari.

Quindi eliminare definitivamente ed una volta per tutte le migliaia di persone che risultano esodate. Persone, lo ricordo, ancora rimaste senza stipendio e senza pensione a causa della stortura della legge Fornero.

Eliminazione definitiva dell’aspettativa di vita sia per la pensione di anzianità che per la pensione di vecchiaia.

Eliminazione definitiva di quell’assurda finestra di tre mesi che si ha all’attualità quando si raggiungono con fatica i requisiti richiesti.

Rendere opzione donna e ape sociale strutturali e non finanziabili di anno in anno.

Scendere a 41,5 anni per uomini e donne per la pensione di anzianità. Fissare la vecchiaia a 66 anni con flessibilità dall’età di 63 anni con riduzione del 2% per ogni anno di anticipo rispetto alla sola pensione di vecchiaia. Ed inoltre mantenere assolutamente il sistema misto, si sente troppo in giro l’idea di calcolare tutto l’assegno con il sistema contributivo.

E poi considerare i lavori gravosi, i lavori usuranti e i casi particolari di malattia e invalidità.

Mantenere fissi i coefficienti di trasformazione e non aggiornarli ogni biennio in diminuzione per cui più anni lavori e meno prendi di pensione.

Dare un impulso alla previdenza integrativa operando sgravi fiscali molto significativi in modo che i giovani un domani abbiano pensioni dignitose.

Infine fare qualcosa per il TFS/TFR dei dipendenti pubblici che deve essere pagato, come i dipendenti del settore privato, entro sei mesi dalla conclusione del rapporto di lavoro.

Dare la certezza ai cittadini che una legge una volta fatta resti quella per molti anni. Regole chiare, semplici e durature, proprio quello che serve ad una seria legge previdenziale e proprio quello che vogliono gli italiani.

Forse sto sognando troppo, forse quello che chiedo è utopia in questo triste periodo che stiamo vivendo, ma Babbo Natale portaci una buona nuova legge sulle pensioni, Babbo Natale pensaci tu.

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