Politica

LA CRISI POLITICA SI STA INGARBUGLIANDO

Come ogni crisi di governo che si rispetti non si possono prevedere i risvolti, le conseguenze ed il finale.

Quando Matteo Renzi il pomeriggio del 13 gennaio 2021 in conferenza stampa ha annunciato le dimissioni delle due Ministre di Italia Viva Teresa Bellanova ed Elena Bonetti nonché del sottosegretario Ivan Scalfarotto eravamo di fatto davanti ad una crisi di governo. Infatti una delle quattro forze politiche che costituivano la maggioranza di governo annunciando le dimissioni dei propri rappresentanti, usciva di fatto dalla governance, portava il governo a non avere più i voti in Parlamento e concludeva quell’esperienza giallo/rossa voluta da Renzi e Grillo per evitare le urne e la probabile vittoria del centrodestra alle elezioni.

Quello che si non poteva immaginare a quel punto era la resistenza di Giuseppe Conte. Questo avvocato completamente avulso dalla politica che, incredibilmente, è Presidente del Consiglio dal 1° giugno 2018. Dapprima nel governo giallo/verde e ora nel governo giallo/rosso. All’inizio Conte era poco più che un portavoce dei due Vice Presidenti del Consiglio Di Maio e Salvini che erano i veri uomini di potere del governo. Poi man mano che passavano i mesi e cominciavano i primi contrasti tra i due leader l’avvocato assumeva sempre più popolarità tra la popolazione e cominciava a tessere quella tela di compromessi e mediazione propri della prima repubblica. Successivamente dopo l’assurdo gesto di Salvini (di cui probabilmente si pente ancora oggi, anche se non lo ammetterà mai) di far dimettere i ministri della Lega nell’estate del Papete 2019, Giuseppe Conte resta in sella con una capriola da perfetto equilibrista. Rimane presidente del Consiglio nel Conte Bis con una maggioranza completamente diversa dal Conte 1. Seguo da anni la politica ma non ricordo a mia memoria una situazione così paradossale. Cambiano completamente le forze politiche che compongono il governo passando in un batti baleno dal centro destra al centro sinistra ma a capo di questi due governi completamente diversi rimane la stessa persona.

Ora, è fin troppo facile immaginare che senza l’assurdo gesto di Salvini avremmo ancora il Governo che ha vinto le elezioni del 2018 ma con i se e con i ma non si fa la storia e adesso siamo in questo punto di stallo. 

Poi è arrivato il Covid-19 con tutte le sue tragiche conseguenze sia in ambito sanitario che economico. Ma questo, per Conte, alla fin fine dal punto di vista politico si è rivelato un vantaggio. Perché in piena crisi economica c’è la necessità di un governo nel pieno delle sue funzioni, ed inoltre portare alle urne oltre 40 milioni di italiani può avere delle conseguenze devastanti dal punto di vista sanitario. Uno stato moderno, cioè, non si può permettere sei mesi di campagna elettorale quando ci sono all’attualità giornalmente circa 15.000 contagi e circa 500 decessi. In più dal punto di vista pratico con la nuova composizione dei due rami del Parlamento gli onorevoli scenderanno da 945 a 600 e quindi molti non saranno più in grado di mantenere un seggio. Inoltre , pensano molti onorevoli, sfruttando il semestre bianco per le elezioni del Capo dello Stato si può cercare di arrivare a concludere la legislatura implementando in due anni di circa 300.000 le proprie finanze. Per tutti questi motivi le elezioni erano un qualcosa molto in lontananza e paradossalmente la debolezza di Conte si rivelava, per lui, un vantaggio.

Tornando alle dimissioni delle ministre di Italia Viva, i più pensavano che alla fine la situazione sarebbe rientrata. Con Renzi che tirava la corda per avere qualche poltrona in più per i suoi e magari un alto incarico internazionale per lui. Ma come purtroppo succede quando si innesca una crisi le conseguenze possono essere inimmaginabili. Conte non ha rassegnato le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato e si è affidato al voto in Parlamento confidando di avere i numeri sia alla Camera che al Senato,  cercando di convincere qualche senatore di Italia Viva, di Forza Italia o del Gruppo Misto. Ma questa operazione utilizzando i cosiddetti “Responsabili” o come li chiamano “Costruttori” è naufragata e al Senato il governo ha ottenuto solamente la maggioranza relativa con Italia Viva che si è strategicamente astenuta.

Ma ora la situazione si è ulteriormente ingarbugliata. Conte fatica a trovare senatori per implementare la maggioranza e Italia Viva da nuovamente dei segnali di disgelo. Inoltre c’è un netto rifiuto da parte dei 5Stelle e del PD a riconsiderare l’ingresso in maggioranza del partito renziano.  

Forse a questo punto la resistenza di Conte sarà vinta e lui sarà costretto a dare le dimissioni. Non basterà cioè solamente un semplice rimpasto ma sarà necessario un Conte Ter con più di qualche cambiamento.

La partita è ancora più nebulosa perché all’orizzonte ci sono gli oltre 200 miliardi di € del Recovery Plan dove l’Italia è ancora in ritardo nell’elaborazione dei progetti. In questa situazione quello che sembrava uno scenario impensabile si avvicina sempre più. Le elezioni anticipate in giugno sono una possibilità molto concreta. I leader della maggioranza forti dei sondaggi le chiedono a gran voce. E Mattarella se non avrà chiarezza e numeri da parte dell’attuale maggioranza dovrà sciogliere le Camere e accompagnare al voto gli italiani.

Comunque, tutti gli scenari sono all’attualità ancora possibili. Saranno “I Responsabili/Costruttori” e alcuni senatori di Italia Viva a salvare il governo Conte? O sarà un’altra figura a sostituire l’attuale Presidente del Consiglio? O, infine, andremo tutti a votare anche con la pandemia?

Questo lo vedremo nelle prossime settimane, ma bisognerà prendere per forza una strada, perché non è possibile gestire una crisi pandemica ed economica di tale portata raccogliendo di volta in volta qualche voto di qua o di là e mettendo nelle mani di cinque/sei senatori il destino dell’Italia.

La vignetta di Michele

Articolo pubblicato su: Il Nord Est Quotidiano

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