Pensioni

PROPOSTA LEGGE PREVIDENZIALE

Questa nuova legge previdenziale andrebbe a iniziare dal 1 gennaio 2022 e si può sintetizzare in questi pochi punti.

  • Separazione tra assistenza e previdenza;
  • Risoluzione definitiva e per sempre degli esodati;
  • Mantenimento del sistema misto;
  • Abolizione per sempre dell’aspettativa di vita e delle finestre sia per la pensione anticipata che per la pensione di vecchiaia;
  • Pensione anticipata per tutti uomini e donne a 41 anni e 6 mesi;
  • Solo per le donne nel caso di pensione anticipata flessibilità di un anno in uscita (per intenderci a 40 anni e 6 mesi) con penalizzazione del 3%;
  • Pensione di vecchiata portata a 66 anni;
  • Flessibilità in uscita per la pensione di vecchiaia da 63 anni di età. Con penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 66 anni. Per intenderci a 65 anni riduzione del 2% a 64 anni riduzione del 4% a 63 anni riduzione dl 6%;
  • Rendere definitivi per sempre gli istituti di Opzione donna e Ape sociale;
  • Implementazione della pensione integrativa con benefici fiscali fino al 50% di quanto versato, con possibilità più estesa di poter accedere a questi fondi in caso di necessità. Controllo di un istituto pubblico (preferibilmente l’INPS) a garanzia di correttezza;
  • Per i dipendenti pubblici in tema di TRF/TFS possibilità di chiedere l’anticipo per qualche necessità ed erogazione del TFS/TFR entro sei mesi dalla cessazione del rapporto del lavoro;
  • Flessibilità di uscita dal mondo del lavoro per casi particolari di disoccupazione, lavori usuranti, malattia e invalidità;
  • Coefficienti di trasformazione rivalutati in aumento;
  • Estensione per i pensionati della no tax area elevandola ad almeno 12.000 €, eliminazione per i pensionati delle addizionali regionali e comunali ed indicizzazione delle pensioni al 100% per effetto dell’inflazione reale.

Come si vede una legge semplice, equilibrata, che rispetta il bilancio dello Stato e che ritengo possa soddisfare i lavoratori. In più deve essere una legge di durata almeno decennale per dare finalmente ai lavoratori la possibilità di gestire le proprie scelte di vita in piena serenità e con la certezza del diritto.

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