Economia

RIFORMA PREVIDENZIALE E FISCALE

Finalmente abbiamo un governo. E’ passato più di un mese da quando le Ministre e il Sottosegretario di Italia Viva si sono dimessi e dopo un disperato tentativo di Giuseppe Conte di rimanere in sella cercando inutilmente tra i parlamentari “Responsabili o Costruttori” per tentare di realizzare un Conte Ter e dopo un mandato esplorativo affidato al Presidente della Camera Fico, anche questo infruttuoso, finalmente il Capo dello Stato ha affidato l’incarico di formare un nuovo governo alla personalità italiana vivente più rappresentativa in ambito politico/economico.

Ha dato a Mario Draghi il compito di formare un governo il più possibile rappresentativo di tutto l’arco costituzionale. Ed infatti a parte F.lli d’Italia tutti gli altri partiti hanno risposto affermativamente alla richiesta dell’ex Presidente della BCE.

Draghi ha formato un governo tecnico-politico di ventitre ministri di cui otto tecnici e quindici politici ma escludendo volutamente i segretari di partito per ridimensionare le loro aspettative.

Ma il difficile comincia ora. Come tutti sappiamo emergenza Covid-19, vaccini, recovery plan.

Ma oltre a questo anche le famose riforme che l’Italia aspetta da almeno trent’anni. Oltre alla Giustizia, e alla P.A. ci occupiamo quelle più di nostra competenza. Vale a dire la riforma previdenziale e quella fiscale.

Le due riforme a parer mio sono in qualche modo collegate perché se si opera nell’ambito della riforma delle pensioni questa si riverbererà anche sui pensionati e interesserà pertanto anche la riforma fiscale in particolare nel settore che riguarda la tassazione IRPEF.

Quindi alla scadenza di quota 100, di cui nessuno ormai parla più di rinnovo compresa la Lega, per evitare lo scalone di cinque anni bisognerà intervenire entro il 31/12/2021 in modo che i suoi effetti decorrano dal 1/1/2022.

Quasi tutti ormai parlano di una flessibilità in uscita, io sono per una età di pensione di vecchiaia di 66 anni (quindi un anno in meno dell’attuale) con possibilità in uscita da 63 anni di età con penalizzazione del 2% annuo fino ad arrivare a 66 anni.

Inoltre auspico un’uscita a 41 anni e 6 mesi senza altre condizioni per la pensione anticipata, con l’eliminazione quindi delle finestre. Le donne, inoltre, avrebbero in più la possibilità di andare in pensione con 40 anni e 6 mesi con una penalizzazione del 3%.

E poi possibilità di uscita anticipata per disoccupati, usuranti e invalidi.

Però non bisogna fermarsi solamente a questi punti. Io propongo anche la maggiorazione dei coefficienti di trasformazione e soprattutto una minor tassazione per i pensionati.

Attualmente in Italia esistono cinque scaglioni di aliquote IRPEF:

Tra 0 e 15.000 Euro Aliquota al 23%

Tra 15.001 e 28.000 Euro Aliquota al 27% sulla parte eccedente i 15.000 Euro

Tra 28.001 e 55.000 Euro Aliquota al 38% sulla parte eccedente i 28.000 Euro

Tra 55.001 e 75.000 Euro Aliquota al 41% sulla parte eccedente i 55.000 Euro

Oltre i 75.000 Euro Aliquota al 43% sulla parte eccedente i 75.000 Euro

Quindi mantenendo la progressività della tassazione come previsto anche dall’art. 53 della CostituzioneTutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”, introdurrei una no tax area per i pensionati fino a 12.000 Euro ed interverrei sul terzo scaglione di reddito che poi è quello che rappresenta il cosiddetto ceto medio che è il più penalizzato. Qui infatti si passa dal 27% al 38% con un incremento addirittura di 11 punti di IRPEF. Il Governo Conte ha già cominciato a fare qualcosa attuando dal 1° luglio 2020 un iniziale abbattimento del cuneo fiscale per i redditi fino 40.000 Euro. Ma solo per i lavoratori dipendenti escludendo completamente e ingiustamente, aggiungo io, pensionati e partite IVA.

Ma non basta.

Ora bisogna assolutamente a decorrere dal 1° gennaio 2022 operare sull’IRPEF diminuendo le imposte per tutti gli italiani magari diminuendo gli scaglioni da cinque a quattro, armonizzandoli tra di loro per operare una sensibile diminuzione dell’IRPEF sui redditi, in maniera da aumentare stipendi e pensioni e far pagare meno gli autonomi. Questo aumento di capacità contributiva poi si riverserà molto positivamente sui consumi perché le persone avendo più denari spenderanno di più. In questo modo lo Stato incasserà più IVA e si rimetterà in moto l’economia italiana. Tenendo sempre molto basso lo spread che con l’avvento di Mario Draghi è sceso fino a 90 punti base si pagheranno meno interessi sui titoli di stato e si potrà finalmente aggredire in maniera consistente il debito pubblico che oramai ha raggiunto cifre spropositate.

La vignetta di Michele

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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