Pensioni

L’EDITORIALE di MM (28/2/2021)

UNA GRANDE OPPORTUNITA’ PER IL FUTURO PENSIONISTICO

Dopo le riforme Dini nel 1996 e Fornero nel 2012, e dopo “quota 100” che però non era una riforma ma semplicemente una possibilità di accedere alla pensione a chi aveva certi requisiti e soprattutto solamente per il triennio 2019-2020-2021 abbiamo adesso la necessità e aggiungo io l’opportunità di avere una nuova legge previdenziale a partire dall’anno 2022.

Quindi non solo una necessità per superare lo “scalone” di cinque anni che si verrebbe a formare in una sola notte dal 31/12/2021 al 1/1/2022 dai 62 a a67 anni di età per la pensione di vecchiaia, ma anche un’enorme opportunità. Quella cioè di avere una legge previdenziale di ampio respiro, strutturale e che tenga conto non soltanto di chi deve andare in pensione, ma anche dei giovani, delle donne e di chi in pensione si trova già.

Quindi pensare ad una flessibilità in uscita per superare i rigidi limiti fissati dalla legge Fornero attuando una piccola penalizzazione sia sulla pensione di vecchiaia che su quella anticipata.

Ma bisogna pensare anche ai giovani che sono i più penalizzati nell’ambito pensionistico. Con le attuali regole alla fine della loro carriera lavorativa avranno pensioni che difficilmente arriveranno al 50% di quanto percepito di stipendio. Magari incrementando al 50% la detrazione di quanto versato nella previdenza complementare che diventerà, inevitabilmente, la seconda gamba del sistema previdenziale. E attuando un fondo pubblico da utilizzare per i giovani che hanno buchi contributivi.

Ma bisogna pensare anche alle donne non soltanto mantenendo Opzione Donna, ma dando agevolazioni in termini di contributi anche pensando al doppio lavoro che loro svolgono oltre che in ufficio anche a casa. E bisogna dare anche una pensione a chi svolge l’attività di “caregiver” nei confronti dei disabili perché loro stanno svolgendo un gravoso compito al posto dello Stato.

E da ultimo, ma non meno importante, è necessario dare ai pensionati, dopo una vita di lavoro, dei benefici economici per dare loro una ultima parte di esistenza decorosa. Quindi aumento dei coefficienti di trasformazione che determinano l’importo dell’assegno pensionistico, la creazione di una no tax area fino 12.000 euro, l’abolizione delle addizionali regionali e comunali ed inoltre si potrebbe pensare che ad ogni aumento contrattuale per i dipendenti attivi una parte di questo sia data anche a chi è già in pensione.

Per questo intendo una riforma di ampio respiro, strutturale e duratura.

Fantascienza. Non direi, solo la consapevolezza di avere un’opportunità da cogliere in questo periodo che per noi italiani deve essere di rinascita.

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