Politica

COSA CHIEDIAMO A DRAGHI A PROPOSITO DI PREVIDENZA

Abbiamo un Governo. Dopo il tentativo, andato a vuoto, di riformulare il Conte Ter, Mattarella giustificando la pandemia come ostacolo ad una tranquilla campagna elettorale, ha affidato l’incarico di formare il nuovo governo a Mario Draghi.

E questo banchiere, alto dirigente statale, tecnico e anche politico ha formato un governo con otto tecnici e quindici politici che presumibilmente durerà un anno e ci porterà a nuove elezioni.

Praticamente tutti i partiti, ad eccezione di F.lli d’Italia, hanno accettato di far parte di questo nuovo esecutivo che qualcuno ha definito di scopo, qualcun altro istituzionale, qualcuno tecnico. Probabilmente nessuna di queste etichette è esatta. Diciamo solamente che preso atto del fallimento della politica e non volendo andare alle urne Mattarella ha affidato questo gravoso compito all’ italiano vivente più rappresentativo a livello politico-economico.

Non è un governo tecnico e non solo perché c’è la presenza di quindici ministri politici. L’associazione governo Draghi simile al governo Monti non è corretta. Nel 2011 la situazione economica era profondamente diversa. Non c’erano fondi, bisognava fare in fretta e ridurre le spese, ed infatti fu realizzato un governo ”lacrime e sangue”. Ricordate la famosa legge Fornero sulle pensioni? Oggi, invece, siamo in una situazione diametralmente opposta. Ci sono molti fondi da spendere e bisogna spenderli bene.  

Ma anche le due figure di Presidente del Consiglio sono completamente diverse. Monti è un tecnico puro. Draghi oltre che tecnico è anche un politico. E lo ha dimostrato negli otto anni di Presidenza della BCE, prendendo talvolta decisioni molto in contrasto con i vari governi europei in particolar modo nei confronti della Germania.

Memorabile fu la sua battaglia per salvare l’Euro nel 2012 e successivamente nel 2015 il famoso Quantitative easing con cui la BCE acquistò titoli di Stato dei paesi dell’Eurozona per diverse decine di miliardi di € al mese per superare la stagnazione presente in quegli anni e portare l’inflazione almeno al 2% annuo per stimolare la ripresa economica.

Ma, come dicevo sopra, Draghi ha un compito preciso. Risolvere il problema pandemia, attuando un piano vaccini degno di questo nome e fare i progetti per il recovery plan.

Inoltre, deve attuare quelle riforme che l’Italia aspetta da decenni, Giustizia, P.A. Fisco, Previdenza.

Per la previdenza, in particolare, è necessaria una riforma di ampio respiro. E non soltanto perché alla fine dell’anno terminerà la sperimentazione di “quota 100” e non intervenendo si formerebbe in un solo giorno “lo scalone” di cinque anni per la pensione di vecchiaia da 62 anni a 67 anni.

Adesso c’è la necessità di una riforma strutturale, che sia sostenibile per le casse dello Stato e che tenga conto oltre di chi sta andando in pensione, anche dei giovani, delle donne e di chi in pensione si trova già.

Io proporrei per la pensione di vecchiaia di fissare il limite a 66 anni (uno di meno dell’attuale) e per evitare lo scalone operare una flessibilità a partire da 63 anni con penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo.

Per la pensione anticipata fissarla a 41 anni e 6 mesi. E solamente per le donne operare una flessibilità di un anno in anticipo con penalizzazione del 3%, rendendo inoltre strutturale l’istituto di Opzione Donna.

Ma oltre a questo bisogna tenere conto di chi perde il lavoro (e lo abbiamo constatato drammaticamente in questo terribile anno), di chi compie lavori usuranti e di chi ha malattie invalidanti.

Per i giovani bisogna assolutamente fare qualcosa. Loro sono i più penalizzati a livello previdenziale perché hanno carriere discontinue, cominciano a lavorare molto tardi e avendo il calcolo pensionistico calcolato con il sistema contributivo pieno si ritroveranno alla fine della loro carriera lavorativa pensioni che non supereranno il 50% del loro stipendio. Si potrebbe intanto praticare una detrazione del 50% degli importi versati nella previdenza complementare e attuare una minore tassazione alla fine dei versamenti effettuati. Ed inoltre si dovrebbe creare un fondo pubblico che copra eventuali buchi contributivi.

Per i pensionati istituire una no tax area fino a 12.000 €, con eliminazione delle addizionali regionali e comunali e indicizzazione al 100 % delle pensioni a seguito dell’inflazione.

Come si vede attuare una riforma previdenziale ampia, strutturale e soprattutto duratura e con la certezza del diritto.

Dopo aver fatto questo (e già sarebbe tantissimo) il prof. Draghi dovrà farsi da parte e permettere che i cittadini attraverso libere elezioni possano scegliersi serenamente da chi vorranno essere governati per i successivi cinque anni perché ormai in Italia siamo troppi anni che abbiamo Presidenti del Consiglio non votati dagli elettori.

La vignetta di Michele

Articolo pubblicato su: Il Nord Est Quotidiano

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