Pensioni

QUANTA CONFUSIONE E APPROSSIMAZIONE SULLE PENSIONI

Tutto come previsto. Proprio tutto quello che ci eravamo immaginati. Siamo decenni che parliamo di pensioni, che abbiamo detto continuamente che in un paese di diritto come siamo noi è assolutamente necessario avere delle leggi certe e durature per dare ai cittadini la possibilità di operare le scelte, in piena serenità, che incidono pesantemente sulla loro vita. Ma siamo sempre al punto di partenza. Siamo alla scadenza di quota 100 che è stata dal punto di vista giuridico/amministrativo una legge che ha portato solamente confusione nei cittadini. Ma è possibile, senza entrare nel merito della legge che comunque ha dato un’opportunità ad alcuni di uscire dal mondo del lavoro, attuare una norma che incide così pesantemente nella vita delle persone, che dura solamente tre anni, e crea, proprio per questa temporaneità enormi differenze nelle persone e toglie loro serenità? Come alcuni di voi sapranno, ho un blog mauromarinoeconimiaepensioni.com e giornalmente diverse persone che hanno già i requisiti per uscire dal mondo del lavoro con quota 100  mi chiedono se sarà rinnovata, se esiste il diritto alla cristallizzazione, che temono il passaggio al sistema contributivo per tutto il periodo lavorato, persone che non sanno assolutamente cosa fare e che talvolta hanno risposte diverse tra INPS e patronati. Persone che sono in mezzo al guado e che mi chiedono consigli su cosa fare. Sembra una questione da poco ma purtroppo non è così. Le persone sono veramente in difficoltà e non hanno risposte da alcuna forza politica che a parole dicono di essere dalla parte dei cittadini.

Ma è mai possibile che non si riesca ad avere in Italia una legge previdenziale degna di questo nome e che abbia una durata almeno decennale? E mai possibile che con ogni nuovo governo ci sono “rumors” di mettere mano al sistema previdenziale? Ma è tanto difficile in Italia avere una legge semplice, lineare, e che dia ai cittadini la sicurezza che le cose non cambino dopo due/tre anni?

Ma torniamo alla famosa quota 100 del governo giallo/verde. Se esisteva la volontà di superare la legge Fornero in quanto iniqua e fatta solamente per assecondare l’Europa, si sarebbe dovuto varare una legge organica e stabile non una legge “sperimentale per tre anni 2019-2020-2021” su un argomento che tocca così profondamente la vita delle persone.

E non è attuabile nemmeno come ipotizza qualcuno di fare una proroga per un anno di quota 100 perché creerebbe solamente ulteriore confusione, irritazione e contrasti da parte dei cittadini.

Sono anni che si chiede una legge strutturale, di ampio respiro, e che tuteli sia chi sta per andare in pensione, sia i giovani, le donne, chi svolge l’attività di “caregiver”, chi fa lavori usuranti, chi è disoccupato, parzialmente invalido e chi in pensione si trova già.

Invece siamo nuovamente a parlare di ipotesi da parte di esponenti dei vari partiti non strutturate e che riguardano solamente un aspetto della questione.

Del Rio del Pd parla di una quota 92 (62 anni di età sommati a 30 anni di contributi)! Però questa opportunità sarebbe riservata solamente alle donne e a chi svolge lavori usuranti. In questo caso però obbligo di calcolo interamente contributivo.

Durigon della Lega si spinge oltre. Presenta una proposta di legge alla Camera dei Deputati (N. 2855) per permettere a tutti coloro che lo vogliono di uscire dal mondo del lavoro dopo 41 anni. Ma anche in questo caso con obbligo di calcolo interamente contributivo. Si avete letto bene. Dopo 41 anni di lavoro, quando si è quasi al termine della propria fatica lavorativa si dovrebbe optare per i 41 anni perdendo oltre il 20% dell’assegno previdenziale!

Qualcun altro parla di quota 102 (64 anni di età sommati a 38 anni di contributi).

Altri parlano di eliminare l’aspettativa di vita e le finestre e magari agevolare le donne permettendo una riduzione di 8 mesi per ogni figlio con un massimo di riduzione di 24 mesi.

Ma stiamo dando i numeri? Ma ci rendiamo conto che stiamo parlando della vita dei cittadini?

Non è più tollerabile ascoltare queste affermazioni magari in un talk show o in un’intervista per strada magari scappando davanti ai numerosi microfoni che ti vengono messi davanti.

A parte il fatto che non vorrei più sentire parlare da parte di nessuno di effettuare il calcolo totalmente con il sistema contributivo. Ormai ogni anno che passa di fatto già di riduce l’assegno e diminuisce ogni anno la parte retributiva. Già adesso chi esce dal mondo del lavoro praticamente ha 2/3 di assegno contributivo e solamente 1/3 di retributivo. E nel 2036 automaticamente scomparirà per tutti la piccola parte di retributivo. Per cui basta proporre una ulteriore diminuzione ad un assegno il cui calcolo si autoriduce fino ad estinguersi naturalmente.

Poi i signori politici, supportati dai consiglieri economici, e dopo confronti con organizzazioni sindacali, organizzazioni di categoria, e perché no dando anche un’occhiata ai social, devono preparare e poi  votare una legge organica, di ambio respiro e che tenga conto di tutte le particolarità e molteplicità che esistono nella società, e non soltanto proporre qualche idea strampalata per evitare lo scalone di 5 anni che si avrà il 1 gennaio 2022 per la pensione di vecchiaia.

Il tempo c’è, ma bisogna partire immediatamente altrimenti una delle ipotesi sopra descritte o peggio ancora qualcosa che qualcuno si inventa strada facendo determinerà e condizionerà purtroppo la vita di milioni di italiani.

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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