Pensioni

L’EDITORIALE di MM (21/3/2021)

BISOGNA LAVORARE MENO ANNI PERCHE’ LA VITA SI STA ACCORCIANDO

Questa settimana la nostra attenzione si sofferma sui dati che sono stati comunicati dall’ISTAT relativamente all’anno 2020 e che si devono definire, purtroppo, molto negativi.

D’altronde non poteva essere diversamente visto che la pandemia, dopo un’estate in cui aveva dato un po’ di tregua, ha ripreso vigore e quindi l’anno 2020 si è rivelato come il peggior anno dalla fine delle Seconda Guerra Mondiale.

Tra i dati ISTAT pubblicati pochi giorni fa almeno due, che poi sono collegati, hanno destato la mia attenzione. Il calo devastante dell’aspettativa di vita di 1 anno e 6 mesi e l’enorme numero di decessi oltre 720.000.

Analizzando il primo aspetto notiamo che prendendo in esame gli ultimi 100 anni un calo drastico della speranza di vita di circa tre anni si era verificato durante la Seconda Guerra Mondiale. Poi c’era stata una ripresa che nell’ultimo decennio dal 2010 al 2019 era stata molto consistente di 1 anno e 5 mesi (da 82,1 a 83,6). Quindi col Covid-19 nel 2020 un calo di 1 anno 6 mesi e ritorno alla speranza di vita ad 82 anni.

Allo stesso modo anche la mortalità che si è avuta nel 2020 è stata la maggiore dalla fine della Seconda Guerra Mondiale (oltre 720.000 decessi) a cui non ha fatto da contraltare il dato relativo alle nascite (solamente 400.000) in cui abbiamo avuto il peggior dato da 150 anni a questa parte vale a dire dall’unità d’Italia.

Questi dati devastanti devono far riflettere.

In ambito previdenziale è necessario ridiscutere completamente l’età per poter accedere alla pensione ed è necessario operare un drastico taglio sugli anni necessari al pensionamento perché purtroppo anche i dati relativi all’anno 2021 saranno pessimi e sicuramente anche in quest’anno si perderà oltre un anno di vita dei cittadini.

Quindi la riduzione dovrà essere consistente e dovrà, ovviamente, essere mantenuto il sistema misto. Per la pensione anticipata per gli uomini dovranno bastare 41 anni e 6 mesi, per le donne che svolgono il doppio lavoro a casa sul lavoro e che anche in maniera prevalente svolgono “il lavoro di cura” dovranno bastare 40 anni e 6 mesi. La pensione di vecchiaia dovrà essere riportata a 66 anni con una flessibilità a partire da 63 anni e riduzione del 2% per ogni anno di anticipo. Questo fino all’anno 2036 quando terminerà il sistema misto. Nel mentre si dovrà necessariamente ridiscutere tutto il sistema del calcolo dal momento che il sistema contributivo è troppo penalizzante. Bisognerà operare dei correttivi e perché no tornare in parte al sistema retributivo altrimenti i futuri pensionati diventeranno in poco tempo i nuovi poveri del domani.

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