Pensioni

BASTA CONTRIBUTIVO!

Dai dati comunicati dall’Osservatorio dell’INPS pochi giorni fa relativamente alle pensioni erogate nell’anno 2020 emerge un dato molto negativo per i pensionati. L’importo medio delle pensioni dell’anno 2020 è sceso rispetto all’importo medio delle pensioni dell’anno 2019.

Nel 2019 l’importo medio delle pensioni erogate era di 1.299 € al mese nell’anno 2020 questo importo medio è sceso a 1.240 € al mese.

Abbiamo cioè invertito il trend sempre in aumento dell’importo pensionistico medio che si registrava negli ultimi anni cominciando una discesa progressiva che porterà l’assegno pensionistico sempre più in basso.

Questo per diversi motivi, ma principalmente per la scelta scellerata per i pensionati operata dal governo Dini nell’anno 1995 e che ha cominciato a produrre i suoi effetti dal 1 gennaio 1996 di passare al calcolo contributivo. Quindi da quella data gli effetti negativi si stanno cominciando a sentire in maniera consistente.

Quando nell’anno 1995 si è pensò di affidare ad un tecnico (ex Direttore Generale della Banca d’Italia ed ex Ministro del Tesoro) la carica di Presidente del Consiglio si poteva immaginare che dovendo ridurre le spese per i soliti motivi di bilancio costui sarebbe andato ad incidere su quella che ormai purtroppo si può definire il bancomat dello Stato: la spesa previdenziale. Fece cioè qualcosa che sul momento non sembrò niente di particolare ma che avrebbe avuto i suoi devastanti effetti molti anni dopo. Il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. Questo se in teoria può anche essere giusto, percepisci cioè di pensione quanto effettivamente hai versato non lo è nella pratica. In quanto i versamenti seppure cospicui vanno a proiettarsi molti anni dopo in assegni molto magri. Il calcolo misto contributivo fino al 31/12/1995 e retributivo dopo aveva in qualche modo mantenuto l’assegno con un importo decoroso. Ma diminuendo progressivamente in proporzione gli anni conteggiati col calcolo retributivo ed aumentando sempre più gli altri il sistema comincia a fare acqua.

Tutto questo per dire che se fino a pochi anni fa gli assegni pensionistici erano soddisfacenti già da ora lo sono molto meno e lo saranno sempre meno negli anni successivi. Gli stessi istituti di Opzione Donna, dove le donne pur di uscire del mondo del lavoro devono sottostare alla totalità di calcolo conteggiato col sistema contributivo e l’Ape sociale sono penalizzanti. Purtroppo, negli anni, si è sempre guardato all’età per poter andare in pensione e agli anni di lavoro da svolgere ma non si è mai guardato al conteggio economico di questi anni. Tutti giustamente vogliono andare in pensione il più presto possibile, (Opzione Donna, Ape Sociale, Quota 100), ma quasi nessuno si è preoccupato di verificare l’importo che si percepirà.  Quindi è necessario stabilire dei coefficienti diversi per far sì che le pensioni siano decorose. C’è l’urgenza di aumentare i coefficienti di trasformazione, nonché di agganciare un 30% del calcolo alla retribuzione. Quasi nessuno ne parla ma facendo una semplice proiezione con 40 anni di lavoro le pensioni col sistema contributivo tra una decina d’anni scenderanno di media ben sotto i 1.000 € al mese e per un giovane che comincia adesso si può tranquillamente affermare che al termine della carriera lavorativa il suo assegno pensionistico arriverà a malapena a 500/600 € al mese.

Se in un solo anno l’importo medio delle pensioni è calato di quasi 50 , non ci vuole molto a capire che se non si interviene immediatamente in un prossimo futuro avremo 16 milioni di persone (perché tanti sono i pensionati) sempre più povere. Stiamo impoverendo un quarto della popolazione italiana e nessuno fa nulla. Stando a discutere, anche giustamente, di anni di contribuzione, legge Fornero, quota 100, pensione anticipata si è perso di vista un elemento altrettanto importante vale a dire l’importo della retribuzione per cui è necessario e urgente modificare completamente il sistema di calcolo.

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