Pensioni

CHE BRUTTA QUESTA QUOTA 102!

Oramai sono passati più di due mesi dall’insediamento di Draghi come Presidente del Consiglio e di Andrea Orlando al Ministero del Lavoro e dal punto di vista previdenziale non si è mossa foglia. Buio totale. Solo illazioni che non fanno altro che generare confusione, ansia, apprensione nella testa dei lavoratori, e sono milioni, che con fatica si apprestano, o almeno sperano, di andare in pensione. Proprio il peggio che poteva accadere, silenzio assordante, silenzio di tomba.

In questi due mesi quello che sicuramente non è mai mancato sono le dichiarazioni, a casaccio, fatte da “autorevoli esponenti politici” che, in molti casi, non conoscono assolutamente le varie realtà lavorative  e non hanno mai preso in mano un libro di economia, di diritto, di welfare. Non ve le elenco perché tutte sono solo boutade fatte solamente per prendersi qualche titolo di giornale o qualche apparizione in TV. Solo l’ultima, in ordine di tempo, quella che con molta maestria e con esatto tempismo mediatico sta facendo capolino sulla rete, sta preoccupando. Sto parlando della proposta di Alberto Brambilla, di area leghista, presidente di Itinerari Previdenziali, consigliere economico nel passato governo giallo/verde.  Se le proposte che c’erano prima sul tappeto, quota 92 proposta da Del Rio, quota 41 proposta dalla Lega, lo scivolo per gli statali proposto da Brunetta mi hanno fatto sorridere perché erano chiaramente delle proposte enunciate per creare confusione e disorientare i cittadini, questa mi fa un po’ paura. Perché arriva nel momento in cui le forze sindacali hanno una proposta unitaria valida e diversi gruppi facebook, che sono continuamente attenzionati da persone che operano nello staff dei politici, si stanno organizzando con proposte organiche e con idee concrete per organizzare qualche manifestazione di cittadini nelle piazze romane. E’ la quota 102. (64 anni di età sommati a 38 anni di contributi) che strizza l’occhio alle donne perché parla di diminuzione di otto mesi per ogni figlio fino ad un massimo di 3, creando ulteriore differenze tra le persone, parla di 1 anno di abbuono ai “caregiver” per chi ha svolto almeno cinque anni di assistenza ai disabili e viene incontro ai lavoratori precoci visto che promette una maggiorazione del 25% sugli anni di lavoro prestati dai 17 ai 19 anni per coloro che hanno maturato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni. Promette poi particolare attenzione per istituti come l’isopensione e per i contratti di espansione. Per il resto però mantiene l’ossatura della legge Fornero con pensione di vecchiaia a 67 anni e anticipata rispettivamente a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Ormai l’intendimento del governo e del Ministro Orlando in particolare è chiaro, arrivare in autunno, lasciare l’impianto della legge Fornero ed effettuare solamente alcune modifiche migliorative in casi particolari e cercando il più possibile di scaricare i costi sulle aziende.  Niente di strutturale, nessuna ampia riforma che possa modificare totalmente l’assetto previdenziale. Invece sfruttando gli otto miliardi di € risparmiati con quota 100 e i miliardi risparmiati purtroppo a causa dei 118.000 decessi per Covid che ha provocato un risparmio per le cassa dell’INPS in dieci anni di 11,19 miliardi di € si potrebbe fare molto di più.

Il nodo centrale è l’aspettativa di vita. Considerando che nell’anno 2020 questa è scesa di 1 anno e 5 mesi (da 83 anni e 6 mesi a 82 anni e 1 mese) e tenendo conto che in nemmeno quattro mesi dell’anno 2021 il numero dei decessi ha superato i 35.000, si può ragionevolmente affermare che nel 2021 l’aspettativa di vita si ridurrà di un altro anno, è opportuno spostare la pensione di vecchiaia a 65 anni di età. E operare una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni con una minima riduzione del 2% anno per ogni anno di anticipo rispetto ai 65 anni. Per la pensione anticipata fissare l’asticella a 41 anni per tutti uomini e donne. Dare, in sostanza, la possibilità a chi raggiunge 41 anni di contributi o in alternativa 62 anni di età di pensionarsi. Ma, del resto, se nei due anni 2020 e 2021 si perdono oltre due anni di aspettativa di vita è assolutamente giusto diminuire di un paio di anni l’accesso al pensionamento. Deve inoltre essere mantenuto il sistema misto e creato un fondo pubblico per i giovani che hanno carriere discontinue. E’ necessario infine concedere ai disoccupati, ai precoci, agli invalidi la possibilità di uscire dal mondo del lavoro a 60 anni. Con i denari recuperati a causa del minore utilizzo della quota 100 e con il risparmio che ha avuto l’INPS a causa dell’enorme numero di decessi da Covid sono riforme che possono essere realizzate per consentire a milioni di cittadini un giusto accesso alla pensione.

La vignetta di Michele

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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