Pensioni

FINALMENTE QUALCOSA SI MUOVE

Forse è stato il Recovery Plan, forse sono state le continue richieste sindacali, forse sono stati i gruppi facebook che sono sempre più organizzati e minacciano di portare migliaia di persone a Roma, o forse perché, semplicemente, gli stessi politici pressati da più parti o perché trovano le loro mail istituzionali riempite dalle richieste dei cittadini si stanno rendendo conto che potrebbero perdere consenso, fatto sta che da questa settimana sembra che l’argomento pensioni ritorni prepotentemente di prima attualità e ricompaia dopo mesi di silenzio nelle pagine di tutti i giornali.

Adesso addirittura ci sono troppe proposte sul tappeto ma il fatto che almeno se ne parli è già un qualcosa per superare quella calma piatta che abbiamo avuto nei sei mesi precedenti.

Gli stessi sindacati confederali dopo mesi di assoluto silenzio sembra che abbiano trovato una sintesi e con forza stanno portando avanti una proposta interessante (abbastanza simile a quella del sottoscritto) che prevede 41 anni per tutti e una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni. Ed inoltre riconoscimento alla diversa gravosità dei lavori, valorizzazione del lavoro di cura e del lavoro delle donne, un meccanismo che tuteli le future pensioni dei giovani che hanno carriere discontinue e con basse retribuzioni, incentivare l’accesso alla previdenza complementare e garantire un maggior potere d’acquisto ai pensionati. Hanno ripreso anche ad organizzare convegni on line sull’argomento previdenziale e stanno pressando il Ministro Orlando per essere ascoltati. Insomma, finalmente, dopo mesi, stanno facendo quello che è il loro lavoro anche perché preoccupati dalla continua emorragia di tessere sindacali. Dovranno necessariamente organizzare anche, magari con l’appoggio di gruppi facebook, tutta una serie di grandi manifestazioni nazionali portando in piazza centinaia di migliaia di persone.

Altra proposta quella dell’ex Sottosegretario al Lavoro il leghista Alberto Brambilla di quota 102. (64 anni di età sommati a 38 anni di contributi) che strizza l’occhio alle donne, ai “caregiver” e ai lavoratori precoci. Promette particolare attenzione per istituti come l’isopensione e per i contratti di espansione, mantenendo però l’ossatura della legge Fornero con pensione di vecchiaia a 67 anni e anticipata rispettivamente a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Ulteriore proposta quella del presidente dell’Inps Tridico che affronta un argomento importantissimo (spesso dimenticato e da sempre mio cavallo di battaglia), vale a dire l’esiguità degli assegni pensionistici dovuti al calcolo contributivo che con il passare degli anni sono destinati ad essere sempre più miseri. La sua proposta sarebbe quella di calcolare la pensione in due fasi. Dare la possibilità di uscire dal mondo del lavoro a 62/63 anni con almeno venti anni di contributi. Avremmo, quindi, una quota A calcolata solo col contributivo fino a 62/63 anni e una quota B calcolata sul retributivo che si otterrebbe al compimento dei 67 anni di età. Inoltre, propone 1 anno in meno di contribuzione per ogni figlio e 1 anno in meno per ogni 10 anni di lavori usuranti.

C’è poi il giallo di “quota 100”. Nella bozza del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) era citato espressamente il termine del 31/12/2021 per la conclusione di questo istituto. Poi nella versione definitiva e votata tale dicitura è scomparsa. Probabilmente a causa delle pressioni di Salvini che poi ha rilanciato affermando che dopo più di un anno di Covid con 500.000 posti di lavoro persi e due milioni che rischiamo di perderlo non si può pensare di alzare l’età per andare in pensione, casomai, rilancia, bisognerebbe andare verso quota 41 anni di contributi indipendentemente dall’età per garantire quel ricambio generazionale di cui l’Italia ha bisogno.

Come si vede ci sono molte ipotesi sul tappeto che riguardano la previdenza e il Ministro Orlando che fino ad adesso ha preso tempo comincia a capire che c’è la necessita di riaprire il cantiere pensioni che per troppi mesi è rimasto fermo, ed infatti ha deciso di convocare i sindacati per la metà di maggio.

Il problema è che comunque sono stati persi diversi mesi, e probabilmente non ci sarà il tempo necessario per affrontare le varie e complesse tipologie che riguardano tutte le categorie interessate all’argomento e si faranno solamente alcuni interventi che non risolveranno completamente i problemi degli italiani in ambito previdenziale.

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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