Pensioni

I SINDACATI FINALMENTE SI MUOVONO SUL FRONTE PENSIONI

Hanno aspettato anche troppo, sono stati oltre due mesi in attesa di trovare una sintesi sulle varie ipotesi che si rincorrevano sullo scenario pensionistico ma ora finalmente i sindacati confederali hanno elaborato la loro ipotesi di riforma previdenziale e alcuni giorni fa l’anno presentata all’opinione pubblica.

Innanzitutto diciamo che questa ipotesi di primo impatto è molto condivisibile ed è un chiaro addio alla legge Fornero. La legge voluta dall’Europa e ideata dalla prof.ssa Fornero sotto il Governo Monti che ormai ha dieci anni e che forse dal 2022 sarà accantonata e relegata nei libri di storia. C’è stato per essere precisi il triennio della “quota 100” ma in questo caso non si è trattato di una legge strutturale, è stata data un’opportunità a chi aveva determinati requisiti di andare in pensione ma non ha affrontato tutte le problematiche e tutte le varie aspettative delle persone. Anche perché, comunque, la legge Fornero è rimasta perfettamente in vigore.

Adesso invece si tratta di aprire un nuovo capitolo previdenziale con una legge nuova, equa e duratura  che soddisfi il più possibile i cittadini e che possa affrontare tutti gli argomenti più complessi che una riforma del genere deve affrontare.

Ma andiamo brevemente ad analizzare i punti salienti proposti dal sindacato che finalmente dopo mesi di attesa ha trovato una sintesi e ha presentato una proposta di riforma unitaria.

Introdurre una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni o in alternativa 41 anni di contributi a prescindere dall’età; il riconoscimento della diversa gravosità dei lavori, del lavoro di cura e delle donne dando ad esse un bonus per ogni figlio; l’introduzione di una pensione di garanzia a favore di giovani che hanno carriere molto discontinue; la tutela del potere d’acquisto dei pensionati e il rilancio della previdenza complementare attraverso un altro semestre di silenzio assenso.

Tutte argomentazioni su cui non si può non essere d’accordo, anche in considerazione dei dati appena sfornati dall’ISTAT pochi giorni fa sulla situazione dell’Italia nell’anno 2020. Diminuzione dell’aspettativa di vita di 1 anno e 2 mesi, maggiore numero di decessi (746.000) dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, minore numero di nascite (404.000) dall’Unità d’Italia. E considerando che siamo ancora in piena pandemia e all’attualità ci sono circa 300 decessi al giorno si può prevedere un 2021 in linea con il disastro dell’anno appena passato.

Adesso bisognerà vedere quale sarà l’intendimento governativo. Sarà subalterno all’Europa che sostanzialmente gradisce la legge Fornero e che chiede solo qualche piccola modifica in casi particolari o invece attuerà quella riforma strutturale che tutti i cittadini auspicano?  Un piccolo risultato già c’è stato. Dopo mesi di calma piatta, dove l’argomento pensioni era affrontato solamente dai giornali specializzati e dai gruppi facebook ora l’interesse si è ridestato. E il Ministro del Lavoro Orlando che dapprima aveva affermato che di questo argomento si sarebbe parlato solo dopo aver affrontato i problemi del lavoro derivanti dalla pandemia e quindi presumibilmente in autunno, ha ceduto a tutte le insistenze ed ha comunicato che a breve (metà maggio?) saranno convocate le parti sociali per iniziare ad affrontare questo importante argomento.

A breve quindi sapremo se da parte dei nostri governanti esiste la reale volontà di accantonare l’iniqua legge Fornero e se si vuole veramente cambiare pagina per dare ai cittadini italiani una giusta, equa e duratura legge previdenziale, ma le parti sociali se non otterranno risposte adeguate dovranno mettere in atto tutta una serie di iniziative a sostegno delle loro proposte per non perdere quel consenso che già ha provocato un’emorragia di decine di migliaia di tessere sindacali.

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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