Pensioni

SEPARARE SUBITO PREVIDENZA DA ASSISTENZA

Siamo ormai entrati nel vivo della discussione per quanto riguarda la riforma previdenziale. Finalmente i sindacati hanno trovato una sintesi ed hanno presentato la loro ipotesi di proposta. Sul tappeto poi ci sono le proposte presentate dall’ex Sottosegretario leghista Brambilla e di pochi giorni fa quella del presiedente dell’INPS Tridico.  Si aspetta a giorni la convocazione da parte del Ministro Orlando alle parti sociali per cominciare a discutere nel merito della questione previdenziale. Ma una cosa va fatta assolutamente in modo prioritario. La separazione tra assistenza e previdenza. Se ne parla in Italia da almeno vent’anni, in teoria sono tutti d’accordo sull’opportunità di operare questa separazione ma all’attualità l’iter si è impantanato. Si è solamente provveduto da parte dell’ex Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo nel mese di gennaio 2021 a nominare la Commissione Tecnica con Ministero del Lavoro, MEF, Ministero della Salute, ISTAT, INPS, INAIL, Confindustria, Confcommercio, Confagricoltura, Cooperative, CNA, CGIL, CISL, UIL, UGL e CONFSAL. Tutta questa moltitudine di persone, riunendosi ogni quindici giorni avrebbero dovuto studiare e operare una classificazione e comparazione della spesa pubblica per finalità previdenziali ed assistenziali e le conclusioni sarebbero dovute arrivare entro il mese di giugno 2021. Ma con il cambio di governo gli incontri di questa Commissione sono stati sospesi e sono ripresi solamente alla fine del mese di aprile. Eppure, questo, sarebbe un passo importantissimo per presentarsi all’Europa con i conti non più falsati. Avendo da sempre i conti uniti risulta che la spesa previdenziale in Italia è tra le più alte in Europa andando a sfiorare quasi il 17% del PIL. Ma l’assistenza incide per almeno quattro punti di PIL e quindi il costo scende a poco più del 13%. Oltretutto la spesa pensionistica è calcolata al lordo delle prestazioni. Per cui se viene indicato che il costo complessivo delle pensioni in Italia ammonta a 290 miliardi di € bisogna considerare che almeno 50 miliardi di € sono rappresentate da imposte che quindi ritornano allo Stato. Questo calcolo è essenziale per far scendere la spesa pensionistica pura in Italia ben al di sotto del 12% del PIL motivo per il quale siamo uno dei paesi europei dove si spende meno per pensioni, meno per fare un esempio di Germania e Francia.

E’ del tutto sacrosanto che in un paese civile e moderno come l’Italia debbano esistere forme di assistenza per i cittadini come cassa integrazione, reddito di cittadinanza, per persone che per vari motivi sono rimaste senza lavoro e quindi lo Stato per un periodo interviene al sostentamento. Come anche per gli altri istituti presenti del panorama assistenziale come ad esempio l’indennità di accompagnamento, la legge 104 sui disabili, le pensioni di invalidità o in questo tristissimo periodo di pandemia i ristori che stanno dando un po’ di sollievo a milioni di italiani. Ma non si possono mettere insieme due istituti come previdenza ed assistenza in quanto trattasi di capitoli di spesa completamente diversi. Oltretutto la pura previdenza alimentata dai cospicui versamenti fatti dai lavoratori, epurati da altre spese non inerenti ha la possibilità di reggersi tranquillamente da sola.

Adesso che la Commissione finalmente ha ripreso i lavori deve lavorare celermente per permettere una conclusione entro giugno e certificare ufficialmente che la spesa previdenziale in Italia è sotto il 12% di PIL perfettamente in linea con quella europea. Dimostrando all’Europa che il sistema previdenziale è in grado di reggersi da solo si potrà finalmente abbattere per sempre l’iniqua legge Fornero, facendo una legge strutturale e di ampio respiro che dia a tutti i cittadini italiani la possibilità di lasciare il mondo del lavoro con 41 anni di contributi o in alternativa operando una flessibilità in uscita a 62 anni di età e dando ai giovani, alle donne e a chi svolge lavori usuranti delle agevolazioni che una paese civile e moderno dovrebbe avere.

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Separare subito previdenza da assistenza

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