Pensioni

COSA STANNO ASPETTANDO I SINDACATI?

Il Governo Draghi ormai è più di tre mesi che è nel pieno delle sue funzioni. Il piano vaccini sta andando a gonfie vele, lentamente il paese sta ricominciando a riprendersi, tanto che le stime di questi giorni indicano che nel 2021 il PIL aumenterà del 4% rispetto al terribile anno appena passato. Il Recovery Plan è stato presentato all’Europa e già alla fine dell’anno arriveranno i primi 40 miliardi del Next Generation Eu che nei prossimi sei anni faranno giungere nelle esangui casse statali 222 miliardi di € che rilanceranno il bel paese.

Gli esercizi commerciali stanno riaprendo come anche teatri, musei e spiagge e con l’estate che bussa alle porte anche il settore del turismo sta lentamente rialzando la testa.

Ma sull’argomento che riguarda la legge previdenziale siamo completamente in stallo. Ci sono sul tappeto, ad onore del vero, alcune proposte come quella dell’ex Sottosegretario leghista Andrea Brambilla di quota 102 (64 anni di età sommati ai 38 di contributi) con presta attenzione alle donne e ai “caregiver”. E quella del presidente dell’Inps Tridico che prevede un accesso al pensionamento a 62/63 anni calcolando l’importo col metodo contributivo con la parte retributiva che si aggiungerebbe al raggiungimento dei 67 anni di età. 

E c’è soprattutto la proposta di CGIL-CISL-UIL che propone 41 anni di contributi per tutti o in alternativa 62 di età per poter andare in pensione. E poi agevolazioni per le donne, per il lavoro di cura, per i giovani, un’implementazione della previdenza complementare, nonché la tutela del potere d’acquisto delle pensioni. Una proposta, quella sindacale, assolutamente condivisibile, in quanto di ampio respiro, strutturale e che viene incontro a chi sta andando in pensione e a chi in pensione si trova già.

Ma qui il discorso si ferma. Il sindacato unitariamente ha elaborato questa proposta molto condivisibile, l’ha presentata all’opinione pubblica in un convegno on line che è stato molto seguito e poi….nulla.

Successivamente il Ministro Orlando ha affermato che prossimamente sarebbero state invitate le parti sociali per l’inizio delle contrattazioni e poi… nulla.

Quello che si sarebbero aspettato i cittadini è che i sindacati su questo delicato tema previdenziale oltre agli inviti al Ministro Orlando per essere convocati, andassero in piazza e mobilitassero migliaia di persone. I sindacati, da anni, stanno cercando di essere interlocutori privilegiati nel panorama politico (infatti molti di questi successivamente passano alla politica), organizzano convegni, vanno spesso in televisione, sono cioè attori del cosiddetto “teatrino della politica”, ma stanno perdendo (o forse l’hanno già perso) quello che era il loro motivo di esistere. Essere quello che erano all’inizio della loro storia quando sono nati all’inizio del 1800, un “trade union” fra lavoratori e i datori di lavoro.

Non è una novità che ormai stanno perdendo in continuazione tessere sindacali e che il grosso delle loro adesioni è rappresentato da persone che sono pensionate. E non è una novità che oramai loro esercitano un interesse solamente perché gestiscono molti patronati, servizi fiscali, organizzano viaggi e corsi di preparazione ai concorsi, tutelano i lavoratori nelle controversie sul lavoro. Per carità, tutte cose utili per la cittadinanza, ma hanno completamente perso quella che era la loro prerogativa di tutela e difesa dei lavoratori. Ed infatti, in questo ambito, stanno avendo successo diversi sindacati autonomi che magari, talvolta, hanno richieste troppo pretenziose, ma che hanno il contatto con la gente che lavora.

Mi onoro di aver fondato il gruppo facebook DOPO QUOTA 100 con migliaia di iscritti molto attivo sulla rete che parla di pensioni e questa disaffezione in particolare nei confronti di CGIL, CISL, UIL trapela dalle decine di messaggi postati in rete. Non è assolutamente da sottovalutare questo aspetto che riguarda i social perché a parte alcuni soggetti che postano messaggi fuori da ogni logica, rappresentano il reale pensiero dei cittadini.

Sono stato iscritto per 35 anni ad uno dei sindacati della codetta “triplice” e notavo con il passare degli anni una progressiva mancanza di attenzione ai problemi dei lavoratori, che si vedevano abbandonati e sconcertati dagli atteggiamenti a volte personalistici dei rappresentanti sindacali.

Per esempio, adesso sul problema della nuova legge previdenziale che tanto interessa gli italiani, invece di alzare la posta organizzando manifestazioni nazionali e regionali e quasi imporre al governo l’inizio delle trattative a cui deve seguire un dialogo concreto e costruttivo, si limitano ad aspettare che il governo li convochi senza fare nulla.

Siamo ad una svolta, è necessario che CGIL, CISL, UIL facciano un esame di coscienza, se anche in questa occasione continueranno a non dare risposte ai lavoratori e a non essere dalla parte dei loro problemi si creerà una frattura insanabile che difficilmente si potrà ricomporre.

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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