Economia

TASSE PIU’ EQUE PER IL DOPO COVID

Mettendo da parte per un momento gli aspetti sanitari che hanno causato oltre 124.000 decessi, il Covid 19 si è rivelato dal punto di vista dell’economia un vero disastro per l’Italia. Tanto per citare alcuni numeri sono stati persi circa un milione di posti di lavoro, il PIL è sceso del 9 % rispetto all’anno precedente, il rapporto debito/PIL ha raggiunto il 160% ed il debito pubblico continua mensilmente a stabilire record ed è arrivato alla iperbolica cifra di 2.643 miliardi di €.

Questi disastri economici hanno svegliato Bruxelles che, finalmente, ha deciso di allentare i cordoni della borsa per far ripartire le economie del vecchio continente. All’Italia spetterà la fetta più grossa di 222 miliardi di € di cui 79 a fondo perduto. Questi fondi che arriveranno in sei anni di cui i primi 40 miliardi di € già quest’anno rappresentano un’opportunità unica per far ripartire le imponenti opere pubbliche, operare la digitalizzazione del paese, investire nell’economia verde ed inoltre approvare quelle riforme strutturali che l’Europa ci chiede e di cui l’Italia ha assolutamente bisogno.

Una delle riforme in cui è possibile intervenire da subito è quella fiscale in modo che i suoi effetti possano decorrere dal 1° gennaio del 2022.

Attualmente in Italia esistono cinque scaglioni di aliquote IRPEF:

Tra 0 e 15.000 Euro Aliquota al 23%

Tra 15.001 e 28.000 Euro Aliquota al 27% sulla parte eccedente i 15.000 Euro

Tra 28.001 e 55.000 Euro Aliquota al 38% sulla parte eccedente i 28.000 Euro

Tra 55.001 e 75.000 Euro Aliquota al 41% sulla parte eccedente i 55.000 Euro

Oltre i 75.000 Euro Aliquota al 43% sulla parte eccedente i 75.000 Euro

Aliquote progressive sancite anche dall’art. 53 della Costituzione “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Appare evidente che proprio il terzo scaglione di reddito che poi è quello che rappresenta il cosiddetto ceto medio è il più penalizzato. Qui, infatti, si passa dal 27% al 38% di aliquota con un incremento addirittura di 11 punti di IRPEF. Il precedente Governo Conte ha già cominciato a fare qualcosa attuando dal 1° luglio 2020 un iniziale abbattimento del cuneo fiscale per i redditi fino 40.000 €, ma solo per i lavoratori dipendenti con esclusione di pensionati e partite IVA.

Esiste adesso la possibilità a decorrere dal 1° gennaio 2022 di intervenire sull’IRPEF diminuendo le imposte per tutti gli italiani magari riducendo gli scaglioni da cinque a quattro, armonizzandoli tra di loro per operare una diminuzione sui redditi per tutti gli italiani. Questo aumento di capacità contributiva poi si riverserà sui consumi perché le persone avendo più denari, spenderanno di più, lo Stato incasserà più IVA e si rimetterà in moto l’economia italiana. Tenendo basso lo spread si pagheranno meno interessi sui titoli di stato e si potrà finalmente cominciare a diminuire il debito pubblico che oramai ha raggiunto cifre spropositate.

Articolo pubblicato su: IL Sardington Post

https://www.ilsardingtonpost.it/new/punti-di-vista/opinioni/1652-tasse-piu-eque-per-il-dopo-covid

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