Pensioni

NELLE PROSSIME SETTIMANE SI GIOCA LA PARTITA SUL FUTURO DELLE PENSIONI

Siamo oramai allo schuss finale per quanto riguarda le pensioni. Uso volutamente un termine sportivo in particolare sciistico per indicare come siamo entrati nel vivo della contesa che riguarda la nuova legge pensionistica e siamo nel tratto di pista più ripido quello che deciderà il vincitore. Certamente in questo caso non si tratterà di una persona che vincerà e altre che perderanno. In questa occasione a vincere o a perdere ci saranno i lavoratori, i giovani, le donne e le loro aspettative.

Ci si appresta, infatti, nelle prossime caldissime settimane, ad affrontare e sperabilmente risolvere uno dei nodi più difficili da sciogliere su un tema che interessa moltissimo gli italiani, quello di una nuova legge previdenziale. Ovviamente ci sono molte aspettative da parte di tutti gli interessati ma anche molti dubbi e pochissime certezze. Una delle pochissime certezze è rappresentata, ormai appare evidente a tutti, dalla fine di quota 100 alla fine dell’anno. Senza entrare nel merito di chi è a favore o contro questa misura che comunque ha rappresentato un’opportunità per diverse centinaia di migliaia di lavoratori che giustamente ne hanno approfittato, si è trattato di una legge a scadenza.  E proprio in questa anomalia esiste la carenza di una norma che ovviamente non poteva essere strutturale e che avrebbe avvantaggiato solamente alcune categorie e solamente per un tempo limitato. Ma oramai anche i fautori di questa norma, in particolare la Lega, l’hanno abbandonata e sicuramente tra sei mesi andrà in soffitta. Esorto, pertanto, chi ne ha ancora l’opportunità di prendere questo ultimo autobus che porterà all’agognata pensione perché comunque, ritengo, che qualsiasi altra norma voterà il Parlamento sarà sicuramente meno vantaggiosa di quota 100. L’altra certezza che abbiamo è che si ha pochissimo tempo per operare scelte sensate ed eque perché la riproposizione della legge Fornero, peraltro mai abolita, incombe come un macigno.

E finalmente il Ministro competente in tema di previdenza Andrea Orlando in un contesto istituzionale, e non in un talkshow, ma durante un Question Time alla Camera dei Deputati ha affermato che le due commissioni nominate dall’ex Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo nel mese di gennaio 2021 con rappresentanti di Ministero del Lavoro, MEF, Ministero della Salute, ISTAT, INPS, INAIL, Confindustria, Confcommercio, Confagricoltura, Cooperative, CNA, CGIL, CISL, UIL, UGL e CONFSAL. relative alla classificazione e comparazione della spesa pubblica per finalità previdenziali ed assistenziali la prima ed alla gravosità dei lavori in relazione all’età anagrafica ed alle condizioni ambientali dei lavori la seconda, che erano state sospese durante la crisi di governo, hanno ripreso attivamente a riunirsi dal mese di aprile ed entro giugno porteranno a termine i lavori.

Sono conclusioni importantissime quelle relative alle due commissioni perché la prima certificherà che la spesa pensionistica pura in Italia è nell’ordine del 12% del PIL e non del 17% in quanto attualmente gravata anche dalla spesa assistenziale e quindi è perfettamente in linea con gli altri paesi europei e la seconda perché in base al tipo di lavoro ed alle condizioni ambientali in cui il lavoro stesso viene esercitato porterà delle agevolazioni contributive.

Il Ministro Orlando ha affermato che questo era un lavoro propedeutico ed imprescindibile di approfondimento e quindi presumibilmente in giugno saranno convocate le parti sociali per l’inizio della trattativa. Ma molto interessanti sono le affermazioni che ha fatto successivamente sempre durante il Question Time alla Camera dei Deputati “le proposte di intervento non possono più’ essere di carattere sperimentale o transitorio ma dovranno essere orientate in termini di sostenibilità ed equità e di una prospettiva di lungo periodo. Dovranno cioè avere carattere strutturale”.

Tutto bene dunque. Non proprio. E’ già molto importante che il Ministro abbia affermato quello che diciamo da tempo. In primis la separazione tra previdenza ed assistenza per presentarsi in Europa e dimostrare che in Italia in ambito previdenziale si spende meno ad esempio di Germania e Francia e poi avere il coraggio di votare una legge di ampio respiro, strutturale, che dia risposte a tutti i cittadini. Sicuramente l’Europa non vorrà sostanziali modifiche rispetto alla legge Fornero e chiederà solamente piccoli interventi di maquillage. Le affermazioni di Orlando in Parlamento sono inequivocabili ma bisognerà vedere se nelle prossime settimane oltre alle parole seguiranno i fatti  e vedremo  se il Governo vorrà fare quel salto in avanti per esempio dando la possibilità di lasciare il mondo del lavoro con 41 anni di contributi o in alternativa operando una flessibilità in uscita a 62 anni di età e dando ai giovani, alle donne e a chi svolge lavori usuranti delle agevolazioni che una paese civile e moderno dovrebbe avere.

La vignetta di Michele

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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