Economia

I GIOVANI E IL LAVORO

La pandemia in meno di due anni ha creato talmente tanti danni che serviranno almeno due decenni  per ritornare alla situazione preesistente. Pur se il piano vaccini sta accelerando moltissimo sotto la gestione del generale Figliuolo dobbiamo sempre ricordarci che dall’inizio della pandemia ci sono strati oltre 125.000 decessi. E tenendo conto che solamente da poche settimane con la riduzione degli ingressi nelle terapie intensive dei malati da Covid le persone stanno riprogrammando visite ed esami che erano state accantonati per troppo tempo, bisognerà mettere in conto che questi ritardi creeranno inevitabilmente nuove patologie nei prossimi anni. L’aspettativa di vita nei due anni 2020 e 2021 diminuirà di oltre due anni, il rapporto debito/PIL è lievitato fino al 160% e il debito pubblico alla fine del 2021 sfiorerà la stratosferica cifra di 2.700 miliardi di €. A tutto ciò aggiungiamo che nel 2020 in Italia sono nati solamente 404.000 bambini che è il dato più basso dall’unità d’Italia (1861). Certamente un quadro critico e che deve fare riflettere. In questo scenario purtroppo molto negativo la parte principale la fanno i giovani nel senso che sono i più penalizzati da questa situazione perché non riescono assolutamente a trovare lavoro a tempo indeterminato corrispondente alla loro formazione scolastica.

Mi ha molto colpito una mail che ho ricevuto pochi giorni fa da parte di una mamma che denuncia come in tutta Italia ma soprattutto nelle regioni del sud ci sono moltissimi giovani che risultano sottopagati e sfruttati dove sono assunti per quattro ore al giorno facendone otto, dove bisogna rinunciare alla tredicesima dovese vuoi lavorare queste sono le condizioni e dove questa mamma mi chiede anche di non pubblicare il suo nome perché altrimenti sua figlia che lavora in questo modo non troverebbe più occupazione o la mail di un altro giovane del meridione che mi parla dei lavoratori L.S.U. (lavoratori socialmente utili) e L.P.U. (lavoratori di pubblica utilità) assunti dagli enti locali a cui non sono versati i contributi.

Senza contare poi i giovani italiani professionalmente molto preparati che sono costretti ad andare all’Estero perché lì trovano migliori condizioni di lavoro. Mia figlia, per esempio, traduttrice ed interprete professionalmente preparatissima che conosce quattro lingue, la quale ha trovato in Spagna le giuste riconoscenze professionali ed economiche che l’Italia non era stata in grado di offrirle. Questi sono pochi esempi della situazione che trovano i giovani che si affacciano al mondo del lavoro in Italia. Cominciano a lavorare non prima dei 30/35 anni, per cui mai arriveranno ad avere 41 anni di contributi per avere una pensione dignitosa ma percepiranno di pensione non più del 50% del loro stipendio. Percependo molto poco di stipendio all’inizio della carriera (ci sono ingegneri assunti a 1.150 € al mese) non hanno nemmeno la possibilità di pagarsi una pensione integrativa. Inoltre i giovani hanno carriere molto discontinue con contratti a termine e di conseguenza con molti buchi contributivi. E’ assolutamente necessario pertanto che nella nuova legge previdenziale che vedrà la luce in questi mesi sia creato un fondo pubblico per coprire questi buchi che hanno i giovani che sono, lo ricordiamo, il futuro di un paese. E’ una ovvia conseguenza che questi ragazzi in queste condizioni non mettono su famiglia e non fanno figli. Ma ricordiamoci che senza nascite in un paese come l’Italia con un’età media già molto avanzata, in pochi anni si assisterà ad una situazione che progressivamente farà scendere il bel paese sia socialmente che economicamente ben al di sotto delle posizioni che ancora, nonostante tutto, occupa nello scacchiere internazionale. Quello che mi sconcerta maggiormente è che a parole tutti, politici, sindacalisti, economisti, industriali dicono che i giovani devono essere aiutati concretamente ma poi di fatto nessuno fa nulla. Questo è un paese dove si pensa sempre all’immediato ma non si guarda mai al futuro, non si programma nulla, ma purtroppo se non si interviene immediatamente soprattutto per i giovani il futuro non esisterà.

La vignetta di Michele

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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