Pensioni

IL FUTURO PREVIDENZIALE DEI GIOVANI

Lasciando per un attimo da parte la crisi sanitaria creata dalla pandemia che in Italia ha causato oltre 126.000 decessi, anche dal punto di vista dell’economia la situazione per il bel paese nell’anno appena trascorso si è rivelata drammatica. Il rapporto debito/PIL è schizzato al 160% e il debito pubblico è arrivato al record di 2.643 miliardi di €. L’aspettativa di vita è calata di 1 anno e 5 mesi e dal punto di vista dell’ambito lavorativo sono stati persi quasi 1.000.000 di posti di lavoro. Nell’anno 2020, poi, si sono registrati oltre 740.000 decessi, che è il dato più alto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e i bambini nati sono stati appena 404.000 che è il dato più basso dall’unità d’Italia (150 anni fa). Per quanto riguarda l’ambito previdenziale ci sono state parecchie domande di pensionamento anticipato anche a causa di quota 100 ma il dato drammatico è che la media delle pensioni erogate nel 2020 è di appena 1.248 € mensili, contro la media di 1.298 € dell’anno 2019. Questo è dovuto al cosiddetto calcolo contributivo introdotto nell’anno 1996 che sta penalizzando progressivamente sempre più coloro i quali hanno accesso al pensionamento.

I più penalizzati in questo scenario molto negativo sono i giovani di cui tutti a parole parlano ma che poi all’atto pratico sono abbandonati a se stessi.

I giovani hanno enormi difficoltà a trovare un’occupazione corrispondente alla loro formazione scolastica. O sono assunti “in nero” oppure vengono assunti magari con contratti di “part time” sulla carta ma in realtà dovendo dedicare al lavoro tutto l’arco della giornata. Sono sottopagati e sfruttati “se vuoi lavorare queste sono le condizioni”.  

Senza contare poi i giovani italiani professionalmente molto preparati che sono costretti ad andare all’Estero perché lì trovano migliori condizioni di lavoro. I giovani inoltre hanno carriere molto discontinue e raggiungono una piena capacità contributiva non prima dei 30/35 anni. Costoro non potranno mai raggiungere i 41 anni di contributi per avere una pensione dignitosa. Poiché ormai il metodo contributivo è quello attualmente in vigore la situazione per loro sarà molto penalizzante, a malapena arriveranno ad avere di pensione il 50% del proprio reddito e percependo inoltre all’inizio della carriera retribuzioni molto basse non avranno nemmeno la possibilità di poter integrare l’assegno pensionistico con la previdenza complementare.

Qualcuno ha paragonato questa pandemia alla guerra sperando adesso in un nuovo boom economico come quello degli anni 60. In un paese come l’Italia che ha un’età anagrafica molto elevata questo sarà possibile solamente se si farà qualcosa di concreto per i giovani perché solo loro possono dare quella spinta necessaria a rimettere in moto l’economia. Si dovrà pertanto favorire le assunzioni dando il 100% di sgravi contributivi alle imprese che assumono lavoratori under 35 e operare nell’ambito previdenziale, dapprima creando un fondo pubblico per coprire eventuali buchi contributivi che hanno i giovani a causa delle loro carriere discontinue e poi inserendo una parte di calcolo retributivo nel calcolo pensionistico. Solo in questo modo si potrà permettere a questi ragazzi di mettere su famiglia e di fare figli. Con oltre 700.000 decessi in un anno e appena 400.000 nascite necessariamente si farà scendere il bel paese sia socialmente che economicamente ben al di sotto delle posizioni che ancora, nonostante tutto, l’Italia occupa nello scacchiere internazionale.  Questo, a mio parere, è il solo modo per far uscire la nazione dalle secche in cui si trova dando la possibilità di aumentare l’occupazione giovanile per operare un rilancio del paese e dando alle future generazioni prospettive di vita migliore.

La vignetta di Michele

Articolo pubblicato su: Stretto web

Il futuro previdenziale dei giovani

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