Economia

L’EUROPA COME AL SOLITO CI BACCHETTA

Molto, molto lentamente stiamo tornando alla normalità dopo la terribile pandemia che ha colpito tutto il mondo. In Italia il piano vaccinale sta andando a gonfie vele con oltre 500.000 vaccini giornalieri grazie alla supervisione del generale Figliuolo, le attività sono finalmente quasi tutte riaperte e ci si aspetta un’estate molto positiva e con una grande voglia di vacanze da parte degli italiani e anche degli stranieri che arriveranno nel Belpaese. C’è una grande voglia di ripartenza, c’è grande entusiasmo e sia in questo 2021 che l’anno prossimo ci si aspetta un significativo rimbalzo del PIL dopo che nel 2020 questo aveva perso il 9% rispetto all’anno precedente.

In questo scenario con un orizzonte finalmente positivo, immediatamente ci pensa Bruxelles a rimetterci nuovamente in ansia. La Commissione Europea, infatti, tramite un alto funzionario fa sapere che “l’Italia, assieme a Cipro e Grecia continua a registrare squilibri eccessivi, legati all’elevato debito pubblico e all’elevata quota di crediti deteriorati, per questo motivo il Belpaese dovrebbe limitare la crescita della spesa corrente finanziata a livello nazionale ma anche aumentare gli investimenti, pur proseguendo una politica di bilancio prudente”. In Conferenza stampa poi il Vicepresidente Vladis Dombrovski prosegue “l’intera attività economica dovrebbe tornare al livello di pre-crisi entro quest’anno e ci aspettiamo che tutte le economie degli stati membri torneranno ai livelli di pre-crisi entro la fine dell’anno prossimo quando tornerà il patto di stabilità”.

Le criticità che abbiamo in Italia sono individuate in quattro grandi ambiti. Debito Pubblico, Fisco, Lavoro e Pensioni.

L’elevato debito pubblico che quest’anno arriverà al 160% del PIL viene definito come fonte di vulnerabilità per l’economia oltre che una potenziale fonte di contagio per l’intera Eurozona. Secondo la Commissione Europea il debito rimarrà oltre il 155% per la maggior parte di questo decennio. Pertanto, si chiede all’Italia di limitare le spese correnti e incrementare la “spending review”, inoltre di aumentare gli investimenti e attuare le riforme a cominciare dalla P.A.

Sul fronte del Fisco Bruxelles si aspetta la riforma anche per ridurre l’elevata pressione fiscale sul lavoro che rappresenta un ostacolo agli investimenti in Italia invitando a limitare i casi di IVA agevolata e ad aumentare le tasse sugli immobili. Dando un forte impulso all’evasione fiscale.

Per quanto riguarda il fronte lavoro la Commissione critica il blocco dei licenziamenti che considera un provvedimento privo di efficacia e addirittura controproducente se estesa troppo a lungo e punta il dito sul costo del sistema previdenziale, criticando senza mezze misure “quota 100” che ha determinato un aumento della spesa pensionistica dell’0,4% annuo, e prevede che tale spessa negli anni possa aumentare vertiginosamente fino ad arrivare al 18% del PIL nell’anno 2036.

Insomma, niente di nuovo, siamo nuovamente a dover fare i compiti a casa. Non è ancora terminata la pandemia che in Italia ha causato oltre 126.000 decessi, abbiamo avuto un calo dell’aspettativa di vita che è scesa di oltre 1 anno e 6 mesi, si sono registrati oltre 1.000.000 di posti di lavorio persi, senza dimenticare le decine di suicidi da parte di piccoli imprenditori disperati, oltre a svariate migliaia di partite IVA che non sono più in grado di riprendere le loro attività e l’Unione Europea ci bacchetta.

Sembra che la pandemia con tutto quello che ha portato sia stata solamente una brutta parentesi e tutto possa tornare come prima. Si torna nuovamente, immediatamente, al patto di stabilità, e tutti i miliardi di € del Recovery Fund che dovrebbero arrivare nei prossimi sei anni saranno condizionati all’effettuazione delle riforme che l’Europa pretende con il ricatto che se non saranno effettuate nel modo che vogliono loro non ci saranno nemmeno i fondi sperati.

In pratica l’Europa si comporta come ha sempre fatto e quei segnali di cambiamento che sembravano esserci allo scoppio della pandemia erano solamente di facciata ma non di sostanza.

E Draghi? Aspettiamo ancora un cambio di passo e che si passi dal “ce lo chiede l’Europa” ad un modo di ragionare non subalterno all’Europa. Qualche timida risposta da parte del Presidente del Consiglio c’è stata in verità come quando ha criticato la gestione insoddisfacente dei vaccini da parte di Ursula von der Leyen e come quando ha liquidato il tema del MES sanitario con la frase “non serve a questi rendimenti “, già, perché il risparmio in termini di interessi sarebbe stato poca cosa se confrontata con il rischio politico di una tale decisione. La speranza è che quando Draghi lascerà il suo incarico, i nostri politici acquisiscano una diversa forma mentis riguardo al rapporto con l’Europa che non dovrà essere più subalterno ma bensì dignitario.

La vignetta di Michele

Articolo pubblicato su: Nord Est Quotidiano

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