Pensioni

CONVOCATI FINALMENTE I SINDACATI!

Finalmente ci siamo. Dopo oltre quattro mesi il Ministro Orlando ha finalmente convocato le OO.SS. per l’inizio della trattativa in merito alla nuova legge previdenziale.

Sono stati mesi di grande incertezza. Dapprima c’è stata la bellissima proposta unitaria dei sindacati confederali che è stata presentata nel corso di un evento on line il 4 maggio. Poi la manifestazione organizzata a Roma il 24 giugno da alcuni gruppi facebook che rivendicano 41 anni di contributi per tutti o in alternativa 62 anni di età per l’accesso la pensionamento. Quindi le tre manifestazioni a Torino, Firenze e Bari organizzate da CGIL,CISL,UIL il 26 giugno. Ed ora, finalmente, dopo aver dapprima fatto trapelare una convocazione per la fine del mese di maggio  e dopo aver affermato più volte che prioritarie erano le politiche attive sul lavoro e affermando che erano state istituite due commissioni la prima per determinare i lavori gravosi e la seconda per separare i costi tra previdenza ed assistenza, propedeutiche alla convocazione delle parti sociali, pare che il 27 luglio si aprirà ufficialmente la difficilissima partita di una nuova legge previdenziale in sostituzione della legge Fornero.

Già, la famosa professoressa che ha fatto dormire sonni agitatissimi a milioni di italiani e che ora, incredibilmente, è entrata come consulente economico nel governo Draghi.

E’ già questa è una notizia che ha fatto rizzare i capelli ai lavoratori in procinto di pensionarsi. Mi sembra una mossa azzardata e che non comprendo. In una situazione di crisi profonda che sta vivendo il Paese nel pieno, purtroppo, di una pandemia che nonostante le vaccinazioni non possiamo considerare ancora vinta, con un PIL sceso nell’anno 2020 del 9% e con un’aspettativa di vita scesa in un solo anno di 17 mesi, proprio nel momento stesso di una convocazione attesa da mesi viene annunciato l’inserimento di una consulente il cui solo nome evoca tristi presagi. Ma, ovviamente, non è un caso. Probabilmente Draghi si vuole avvalere della consulenza della Fornero per limitare al massimo le concessioni in tema di pensioni.

Oltretutto questa nomina fa ritornare col pensiero all’altro governo tecnico quello di Monti e fa riaffiorare quello che molti all’epoca avevano ipotizzato. Che fosse stato cioè lo stesso Draghi, allora  capo della potente BCE, a proporre a Monti la nomina della Fornero a capo del dicastero del Lavoro per far approvare la famosa legge che l’Europa caldeggiava e che Berlusconi non era stato in grado o non aveva voluto varare.

La partita, quindi, si presenta in salita. Probabilmente Orlando pressato da più parti ha voluto convocare le parti sociali alla fine di luglio solamente per aprire la trattativa e poi rimandare il tutto a settembre. Una riunione di facciata, quindi, assolutamente interlocutoria, ma almeno ora il Governo sarà costretto a mostrare le carte e far sapere quello che effettivamente vuole proporre.

Personalmente ritengo che nonostante le affermazioni di Orlando sulla necessità di una riforma strutturale, flessibile, che tenga conto dei giovani e delle donne temo che poche saranno le migliorie rispetto ad una legge Fornero che l’Europa gradisce e unica tra le riforme (giustizia, fisco, P.A.) non ci viene richiesta.

Quindi, presumibilmente, quello che si otterrà sarà il rinnovo di un altro anno di opzione donna, un leggero ampliamento dell’Ape sociale, la conferma dell’Isopensione e l’ampliamento dei contratti di espansione anche per aziende sotto le 100 unità di personale.

Ma, almeno, si entrerà nel merito della questione, si saprà quanti denari ci sono disponibili sul piatto, si saprà l’atteggiamento di quei partiti come la Lega che a slogan ha sempre affermato di volere 41 anni di contributi per tutti e che adesso deve uscire allo scoperto. E si vedrà anche che forza avranno i sindacati  se cioè saranno in grado di fare manifestazioni in piazza a sostegno della loro bella proposta di Introdurre una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni o in alternativa 41 anni di contributi a prescindere dall’età, di riconoscere le diverse gravosità dei lavori nonché il lavoro di cura e delle donne, di introdurre una pensione di garanzia a favore di giovani che hanno carriere molto discontinue, di tutelare il potere d’acquisto dei pensionati e di rilanciare la previdenza complementare attraverso un altro semestre di silenzio assenso.

Quello che ci si augura è che non sia più proposta alcuna legge dove si applica integralmente il metodo contributivo, perché è ora di superare queste provocazioni svantaggiose per i lavoratori che già con il sistema misto, per ogni anno che passa, diminuiscono il loro assegno previdenziale di 50 euro l’anno.

Vignetta di Michele Colucci

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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