Pensioni

IL MURO DI GOMMA DEL GOVERNO

Si è svolto, per la verità con poche aspettative, il 27 luglio l’incontro tra Governo e Sindacati Confederali, con disappunto della Confsal che a sua volta ha preparato una sua proposta e che si aspettava la convocazione, sulla nuova legge previdenziale che dovrebbe partire il 1 gennaio 2022.

E’ stato un incontro assolutamente interlocutorio, anzi se vogliamo essere precisi è stato un non incontro. CGIL, CISL e UIL si sono limitate ad illustrare al Ministro Orlando la loro bella proposta di introdurre una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni o in alternativa 41 anni di contributi a prescindere dall’età, di riconoscere le diverse gravosità dei lavori nonché il lavoro di cura e delle donne, di introdurre una pensione di garanzia a favore di giovani che hanno carriere molto discontinue, di tutelare il potere d’acquisto dei pensionati e di rilanciare la previdenza complementare attraverso un altro semestre di silenzio assenso.

Il Governo si è limitato ad ascoltare, anche se ovviamente era già a conoscenza della proposta perché già in rete da almeno due mesi e perché alcuni giorni prima di ogni incontro con la controparte i sindacati, e parlo per esperienza personale per aver per anni effettuato contrattazioni sindacali, fanno pervenire in forma scritta le loro proposte. Il Governo, quindi, ha ascoltato e ha comunicato che valuterà tali proposte e farà pervenire le proprie valutazioni. Tutto qui. Non ha nemmeno fissato una data per un altro incontro.

Al momento non c’è da parte del Governo alcuna intenzione di affrontare seriamente questo aspetto anche perché troppo impegnato e soprattutto troppo preoccupato sul fronte lavoro con decine di società che stanno cominciando alla fine del blocco imposto dal governo a licenziare, pare che sul tavolo del Ministro Orlando giacciono oltre 150 vertenze industriali, e poi con le problematiche sui vaccini, sui green pass e con i problemi sulla riforma della giustizia.

Pensioni? Non pervenuto. Il Governo ad oggi fine di luglio 2021 non è minimamente preoccupato dal capitolo pensioni. Non ci pensa proprio. Probabilmente è uno degli aspetti su cui è assolutamente tranquillo. C’é una Legge graditissima all’Europa, che poi è quella che ci deve dare i famosi 191,5 miliardi di euro del Recovery e non ritiene al momento di fare alcunché.

Certamente esiste il problema dello scalone alla fine di quota 100 ma probabilmente non è per il governo un problema insormontabile. C’è l’Ape Sociale, ci sono i contratti di espansione e c’é l’Isopensione.

E poi ci sono i sindacati. Non pervenuti. Bellissime proposte ma poca forza nel riuscire a raggiungere gli obiettivi. E poi diciamolo francamente al di la delle affermazioni di facciata. Troppi interessi da difendere, vi dicono niente CAAF, Patronati, Fondi Pensione posti nei consigli di amministrazione di Enti Pubblici? Ed inoltre c’è una organizzazione elefantiaca dei sindacati da mantenere in vita.

E poi c’é il popolo. Il popolo? Chi è costui? Per il governo il popolo non esiste se non marginalmente. Anche se scende in piazza, e lo stiamo vedendo in questi giorni con le persone che protestano per il green pass non si scompone. Aspetta la fine della manifestazione e continua con i suoi propositi.

Tanto ci sono i partiti che si azzuffano, litigano, si rinfacciano accuse e si lanciano frecciate continue.

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