Pensioni

DELUDENTISSIMA RIUNIONE GOVERNO/SINDACATI SULLE PENSIONI E GOVERNO CHE GIOCA AL GATTO COL TOPO

Dopo sette mesi che si è insediato il Governo Draghi si è svolto, finalmente, il primo incontro ufficiale governo/sindacati confederali, con buona pace della Confsal che si aspettava una convocazione per presentare la propria proposta, sulla nuova legge previdenziale che tanto assilla e turba i sonni degli italiani.

Le aspettative erano molte, ma diciamolo subito l’incontro è stato deludentissimo, o meglio non si è trattato nemmeno di un confronto dialettico, c’è stata solamente un’esposizione verbale da parte delle OO.SS. della loro bellissima proposta che peraltro il Governo conosceva perfettamente.

Ricordiamo nuovamente le richieste sindacali: flessibilità in uscita a partire dai 62 anni o in alternativa 41 anni di contributi per tutti a prescindere dall’età, riconoscimento delle diverse gravosità dei lavori nonché del lavoro di cura e delle donne, introduzione di una pensione di garanzia a favore di giovani che hanno carriere molto discontinue, tutela del potere d’acquisto dei pensionati e rilancio della previdenza complementare attraverso un altro semestre di silenzio assenso.

Il governo ne era già a conoscenza dal momento che questa ipotesi è in rete da circa tre mesi, e ovviamente i sindacati l’anno inoltrata nelle scorse settimane con tutti i dettagli alla segreteria del Ministro. I vari segretari Landini, Sbarra e Bombardieri l’hanno illustrata ad Orlando che si è limitato ad ascoltare, ed al termine ha comunicato che valuterà tali proposte e farà pervenire le proprie valutazioni. Tutto qui. Non ha nemmeno fissato una data per un altro incontro. Al termine, poi, le stucchevoli dichiarazioni dei sindacati che si possono riassumere in “se non saranno prese in considerazione le nostre proposte valuteremo la possibilità di intraprendere azioni di lotta”.

L’incontro voluto dal Ministro era assolutamente strumentale, solo di facciata. Fare un incontro entro la fine di luglio, aspettare che passi il mese di agosto e ritrovarsi in settembre. Del resto le due commissioni sulla diversa gravosità dei lavori e sulla separazione tra assistenza e previdenza non hanno ancora concluso i lavori che sono propedeutici ad entrare nel vivo delle trattative.

Trattative che il governo vuole portare ad autunno inoltrato al momento cioè della presentazione della legge di bilancio per fare le modifiche che ha già in mente da tempo. Il governo, al momento, naviga a vista. Ottenuta una faticosissima intesa sulla riforma della giustizia, teme moltissimo il mese di settembre con quasi 150 vertenze industriali che giacciono sul tavolo del Ministro Orlando, con l’incubo di una risalita dei contagi e con lo spettro del ritorno a scuola di milioni di studenti. Difficilmente il governo si esporrà prima del mese di novembre perché spera molto nel rimbalzo del PIL nella seconda metà dell’anno. Vorrà vedere a quel tempo quanti denari potrà buttare sul tavolo delle pensioni ma il vero problema è che il governo Draghi è fortissimo e nessuno osa mettersi contro l’economista più potente d’Europa. L’argomento pensioni non è al  momento all’ordine del giorno. Il governo non è minimamente preoccupato dal capitolo pensioni. Probabilmente è uno degli aspetti su cui è assolutamente tranquillo. C’è una legge graditissima all’Europa, che poi è quella che ci deve dare i famosi 191,5 miliardi di euro del Recovery e non ritiene al momento di fare alcunché.

Certamente esiste il problema dello scalone alla fine di quota 100 ma probabilmente non è per il governo un problema insormontabile. C’è l’Ape Sociale, ci sono i contratti di espansione e c’è l’Isopensione. Il governo poi sfrutta con molta intelligenza le varie polemiche tra partiti e gli scontri verbali tra Salvini, Letta, Di Maio, Berlusconi ecc. Partiti che rimangono nell’esecutivo perché nessuno di loro è pronto per le elezioni. Tutti i partiti anche quelli che all’apparenza contrastano Draghi, non operano lo strappo perché sanno che è l’unico che può far arrivare i famosi miliardi del Recovery. Nessuno si sogna di far cadere il governo che sicuramente arriverà alla scadenza naturale del 2023.

Infatti anche se a parole alcuni parlano di elezioni ci sarebbe una specie di accordo tra i partiti dell’attuale maggioranza (e Fratelli d’Italia non sarebbe totalmente contraria) a rieleggere Sergio Mattarella Presidente della Repubblica fino al 2023. L’attuale Presidente ha già affermato pubblicamente il suo desiderio di terminare l’attività politica, ma per spirito istituzionale e poiché sarebbe per un solo anno accetterebbe la situazione. Draghi avrebbe ancora un anno per gestire la questione Recovery edinoltre potrebbe impostare quelle riforme della digitalizzazione della pubblica amministrazione, della giustizia e del fisco che l’Europa ci chiede e di cui l’Italia ha assolutamente bisogno. Si arriverebbe così alla fine naturale di questa difficilissima legislatura colpita dalla pandemia e che ha avuto ben tre maggioranze e si andrebbe finalmente a votare nella primavera del 2023. A quel punto dopo la formazione del nuovo governo Mattarella si dimetterebbe e Draghi andrebbe a ricoprire il ruolo di Capo dello Stato.

I partiti cosi si troverebbero alcune riforme già fatte e avrebbero la strada spianata avendo fatto fare il lavoro sporco ad un governo tecnico. E’ proprio il caso di dire quindi che, al momento, il governo gioca al gatto col topo.

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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