Attualità

CHE GUAZZABUGLIO PER DRAGHI

Dopo i pochi giorni di riposo agostani il Governo, tra le mille incombenze, dovrà anche affrontare due problemi che anche se di natura diversa sono in qualche modo collegati. Stiamo parlando della riforma degli ammortizzatori sociali e della nuova riforma previdenziale. Sono collegati perché entrambi gli istituti rappresentano un costo per l’Erario e saranno quindi inseriti e finanziati nella prossima legge di bilancio che deve essere approvata entro il 31 dicembre 2021.

Riguardo al problema degli ammortizzatori sociali ci sarebbe già un’intesa di massima tra governo, sindacati ed imprese, ma il problema sarebbe il costo. La bozza prevederebbe un percorso graduale per le aziende che non hanno pagato contributi per gli ammortizzatori in modo che queste non siano gravate di costi eccessivi. Questi ammortizzatori sarebbero validi anche per subordinati e lavoratori a domicilio, nonché, ovviamente, anche per gli autonomi. La cassa integrazione verrebbe estesa anche ad aziende fino a cinque dipendenti per una durata massima di 13 settimane ed il massimale per tutte le categorie sarebbe di 1.199 € lorde al mese. Quindi una bella proposta ma con un costo che per l’Erario potrebbe lievitare fino ad otto miliardi di €, motivo per il quale il Ministro dell’Economia Franco ha rimandato il tutto alla legge di bilancio sperando di trovare i fondi.

Medesimo discorso si può fare per la nuova legge previdenziale in sostituzione di quota 100 che scade a fine anno. Anche qui c’è la necessità di trovare i fondi per sovvenzionare la nuova legge.

Come tutti sappiamo ci sono al momento tre diverse ipotesi sul tappeto. Quota 41 di contribuzione o in alternativa 62 anni di età proposta dai sindacati confederali, Quota 102 (38 anni di contributi sommati ad almeno 64 anni di età calcolati, però integralmente col sistema contributivo ed infine la proposta del Presidente dell’INPS Tridico di poter accedere al pensionamento calcolando l’assegno col metodo contributivo a 63 anni di età e ricalcolarlo all’età di 67 anni anche con la parte di retributivo. I costi secondo calcoli effettuati dallo stesso INPS sarebbero a cominciare dal 2022 fino ad arrivare al 2029 da 4,3 a 9,2 miliardi di € la prima, da 1,2 a 4,7 miliardi di € la seconda e da 500 milioni a 2,4 miliardi di € la terza. 

Si potranno recuperare i fondi del risparmio di quota 100 nonché i minori costi che ha avuto l’INPS dai, purtroppo, numerosissimi decessi causati dal covid, nonché il miliardo e mezzo risparmiato a causa dell’interruzione voluta da Draghi sul cashback, ma basterà?

Motivo per il quale il governo prima di esprimersi vuole verificare l’aumento del PIL sfruttando al massimo il turismo estivo e aspettare i dati del terzo trimestre, i cui dati si avranno nel mese di ottobre, per vedere quanti denari destinare a questi due importantissimi aspetti. Ma entro la fine di settembre bisogna anche presentare al parlamento il NADEF (la nota di aggiornamento al DEF) dove bisogna indicare i costi e le coperture per il prossimo anno. Per cui si può ben capire in che caos contabile ci si troverà in ottobre.

A livello politico poi il caos è ancora maggiore con la Lega di Salvini che, dopo aver fatto aleggiare un possibile rinnovo di quota 100 che non sarà realizzato, annuncia che il Sottosegretario all’Economia Durigon, nell’occhio del ciclone a causa di una proposta di intitolazione di un parco a Latina al fratello di Mussolini con il rischio di subire una mozione di sfiducia individuale, sta mettendo a punto una proposta di nuova riforma previdenziale che sarà presentata nel mese di ottobre.

I sindacati, infine, che da parte loro, aspettano di vedere come andranno i sit-in organizzati dai gruppi facebook uniti il 18 settembre in molte città italiane per poi, eventualmente, organizzare uno sciopero generale in ottobre/novembre.

Ma non sarà troppo tardi?

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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