Pensioni

RIAPRE FINALMENTE IL CANTIERE PENSIONI

Poco più di cento giorni alla fine di ‘quota 100’ e al ritorno prepotente della legge Fornero. I partiti politici, che sono stati silenti per troppo tempo, finalmente si sono svegliati su una questione, quella previdenziale, che riguarda milioni di italiani.

Del resto tempo non ce n’è più. Entro fine mese bisogna presentare il Nadef (la nota di aggiornamento al Mef) ed entro ottobre la legge di bilancio per varare quelle modifiche da votare entro fine anno che decorreranno dal primo gennaio 2022.

Adesso, dopo mesi di silenzio, dove solamente i gruppi Facebook e i sindacati confederali hanno tenuto alta l’attenzione su questo spinoso problema, i giornali, le tv e soprattutto i partiti si sono svegliati e hanno, improvvisamente, capito la necessità d’intervenire al più presto per evitare il ritorno alla legge Fornero con il famoso ‘scalone’ da 62 a 67 anni di età per accedere al pensionamento.

Di carne al fuoco ce n’è anche troppa, ma su un punto sindacati e partiti sono assolutamente d’accordo: bisogna dare ai lavoratori l’opportunità di una flessibilità in uscita e bisogna farlo in fretta perché il tempo a disposizione è veramente poco.

Le proposte sono tantissime, dalla Lega di Salvini che strizza l’occhio a un prolungamento di quota 100, francamente difficile, all’interessantissima proposta dei sindacati confederali: 41 anni di contribuzione per tutti o in alternativa l’uscita con 62 anni di età, oltre alla creazione di un fondo per i giovani che hanno carriere discontinue e sconti previdenziali per le donne, nonché un’implementazione della previdenza complementare e un’indicizzazione delle pensioni.

C’è poi la proposta di quota 102 (64 anni di età oltre a 38 di contributi), quella di Tridico di un pensionamento a 63 anni con il contributivo per poi ottenere a 67 anni anche la parte di retributivo, ad altre ipotesi che parlano di flessibilità a partire da 63 anni con penalizzazione per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni, o chi propone addirittura l’uscita anticipata prendendo la pensione piena e poi ottenere un prestito agevolato da rimborsare in alcuni anni dopo che si è già in pensione.

In questi mesi in cui Draghi è stato assolutamente silenzioso e Orlando ha soltanto preso tempo, in attesa delle conclusioni della Commissione sui lavori usuranti e gravosi, è finalmente venuta l’ora di mettersi attorno a un tavolo e cominciare a entrare nel vivo del problema.

Penso a una stabilizzazione di ‘opzione donna’, a un’implementazione dei lavori usuranti e gravosi, a un’estensione dei contratti di espansione che anticipano fino a cinque anni il pensionamento anche per aziende entro le cento unità di personale e a un pensionamento facoltativo con 41 anni di contributi. Anche perché il costo stimato per l’attuazione di 41 per tutti fornito dall’Inps di 9,2 miliardi annui alla fine del decennio sono ipotetici e si riferiscono a una adesione del 100% degli aventi diritto mentre sappiamo benissimo che ci sono persone che per mille motivi preferiscono, invece, continuare a lavorare.

La prova di ciò è data proprio dalle spese per quota 100 che, nel triennio, sarebbe dovuta costare venti miliardi quando, invece, ne costerà poco più della metà. Consideriamo poi che in questi due anni difficilissimi il Covid ha causato una riduzione dell’aspettativa di vita di quasi due anni di cui bisogna tenere conto. Esiste, poi, la necessità di attuare una valorizzazione del montante contributivo e un’indicizzazione al 100% dell’assegno previdenziale.

Facendo leva sui fondi in arrivo dal Recovery, sul minore costo di quota 100 e, purtroppo, sui risparmi derivati dai quasi 130.000 decessi causa Covid di cui oltre l’80% pensionati, una riforma equa e che dia respiro ai lavoratori può essere possibile.

La vignetta di Michele

Articolo pubblicato su: Il Friuli

https://www.ilfriuli.it/articolo/economia/riapre-finalmente-il–cantiere-pensioni-/4/250623

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