Pensioni

MA LE PARTI SOCIALI SARANNO COINVOLTE NELLA NUOVA LEGGE PREVIDENZIALE?

Sono settimane decisive sul fronte pensioni. Finalmente si è infiammata la scena politica e l’argomento previdenziale è diventato improvvisamente al pari del RdC, e dei vaccini di interesse pubblico. Era ora dal momento che entro la metà di ottobre deve essere presentata la legge di bilancio e di tempo non ce n’è più.

Questa settimana inoltre è caratterizzata dai sit-in programmati dai gruppi facebook uniti in molte importanti città italiane a Torino, Milano, Perugia, Latina, Bari, Catanzaro, Sassari il giorno 18 settembre dalle ore 10.00 alle ore 13.30 davanti alle Prefetture ad eccezione di Milano – Largo 11 Settembre angolo Corso Monforte, per sensibilizzare l’opinione pubblica, i media ma soprattutto i politici sulla necessità di mettere definitivamente la legge Fornero in soffitta e per ottenere il pensionamento a  62 anni di età oppure con 41 anni di contributi per tutti. Questa possibilità è concreta perché i conteggi fatti in queste settimane dall’INPS sul fatto che tale proposta costi troppo non sono esatti perché si riferiscono alla totalità delle persone che aderiscono ma sappiano per l’esperienza di “quota 100” che così non è. Infatti, essendo un’opzione molti lavoratori non intendono esercitarla.

In questi giorni è spuntata una nuova notizia sull’argomento pensioni. Quella di un fondo Nazionale di Prepensionamento della durata limitata a tre anni 2022-2023-2024 che erogherebbe una prestazione pari alla pensione calcolata con gli stessi criteri di quota 100 fino al momento in cui raggiungendo i requisiti per la pensione effettiva si passerebbe in carico all’INPS. Non si conoscono gli esatti termini della questione né gli anni necessari per accedervi ma probabilmente ci sarebbe una quota 101 (39+62) o (38+63) o una quota 102 (39+63) con costi di circa 3 miliardi di € annui. Ovviamente sono notizie fatte filtrare ad arte dagli ambienti governativi di cui non si conoscono i dettagli.

Quello che voglio rimarcare, invece, è un altro aspetto in questo inquietante percorso di una nuova legge previdenziale che sto seguendo ormai da oltre un anno. Il Governo dopo l’incontro farsa del 27 luglio in cui si è limitato ad ascoltare le richieste del sindacato confederale, che peraltro già conosceva perfettamente, si è ripromesso di fare le proprie valutazioni e di dare una risposta nei primi giorni di settembre quando avrebbe riconvocato le parti sociali per entrare nel merito della questione. Ma oramai siamo alla metà del mese, manca pochissimo tempo e ancora questa benedetta convocazione non è arrivata. Non è che il Governo Draghi si comporta come quello del suo amico Monti che progettò nelle segrete stanze la terribile legge sulle pensioni e che in venti giorni la portò in Parlamento e la fece votare a tutti? Visto il pochissimo tempo rimasto probabilmente sarà così, le parti sociali saranno convocate solamente per essere messe al corrente, per essere informate di una decisione già presa nel suo impianto complessivo dove non ci sarà confronto dialettico ma una mera esposizione di cose già decise. Poi la proposta sarà portata in commissione e poi in Aula per eventuali piccole modifiche con qualche emendamento dei partiti.

Il sindacato è all’oscuro di tutte le decisioni del Governo altrimenti il segretario confederale Ghiselli non affermerebbe “Quello delle pensioni è un tema caldo, non possiamo scherzare, vogliamo risposte. Se così non sarà intensificheremo le iniziative, faremo mobilitazioni utilizzando tutti gli strumenti che conosciamo, compreso lo sciopero”.

Questo Mario Draghi è molto molto particolare. Fa discutere anche con toni accesi i partiti politici, non rilascia interviste, non partecipa a talk-show e poi decide lui con pochissimi fedelissimi. E’ incredibile che su di un argomento che interessa milioni di cittadini lui non si sia mai pronunciato. Concorda con l’Europa le cose da fare, lascia che i partiti politici si scatenino in dichiarazioni roboanti del tipo “metteremo i TIR davanti alla autostrade se ritorna la legge Fornero” oppure “togliendo il RdC si può prorogare “quota 100” o ancora “il RdC non si tocca” oppure “faremo un referendum per abolire il RdC” e poi decide lui senza preoccuparsi di nessuno né delle beghe tra i partiti.

Quando è stato nominato nel febbraio 2021 quasi tutti hanno pensato che questo sarà un governicchio  estivo per arrivare alle elezioni ma, temo, che non sarà proprio così. Questo è un governo molto forte e di cui, per vari motivi, tutti i partiti hanno bisogno. Lo stesso patto segreto dei partiti della maggioranza e condiviso anche da F.lli d’Italia per portare Draghi in carrozza a fare il Presidente della Repubblica né è la conferma.   

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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