Pensioni

LAVORI GRAVOSI, ORLANDO, SINDACATI

Dopo il bellissimo risultato ottenuto sabato scorso dai gruppi facebook uniti in alcune importanti città italiane che hanno tenuto alta l’attenzione sulla necessità ed urgenza di intervenire immediatamente sullo scenario previdenziale per portare l’accesso al pensionamento a 41 anni di contribuzione per tutti oppure con 62 anni di età, ci sono state le affermazioni del Ministro Orlando che, finalmente, ha dichiarato che nei prossimi giorni incontrerà il titolare del MEF Franco per verificare quanti fondi ci sono a disposizione per affrontare in concreto il discorso sulle pensioni affermando, altresì, che in futuro per l’accesso al pensionamento bisognerà tenere conto sia del tipo di mansioni svolte, alcune più usuranti di altre sia della discriminazione di genere.

Queste affermazioni ci portano direttamente all’altro importante accadimento avvenuto in questi giorni vale a dire le prime conclusioni a cui è giunta la Commissione Tecnica incaricata di studiare la gravosità delle occupazioni.

Infatti, la Commissione presieduta dall’ex Ministro del Lavoro Damiano ha chiuso giovedì scorso una prima parte dei lavori facendo alcune importanti considerazioni. Dalle prime indiscrezioni sembra che rispetto alle 65 mansioni attualmente previste dall’Ape Sociale la Commissione ha ampliato notevolmente questo numero selezionando oltre 200 mansioni considerate gravose tra cui molte categorie operarie, conduttori di bus e tram, OSS, insegnanti delle elementari, assistenti sociali, portantini, magazzinieri, forestali. Inoltre, viene suggerito dalla Commissione di abbassare per alcune categorie di lavori da 36 anni a 30 anni l’accesso all’Ape Sociale come ad esempio lavoratori impiegati nell’edilizia, nell’agricoltura nonché i disoccupati di lunga durata.

Nonostante le roboanti affermazioni di Salvini sul fatto che quota 100 potrebbe essere prolungata e rifinanziata eliminando il RdC, con continue esternazioni di ammonimento a chi secondo lui vorrebbe far ritornare la legge Fornero, dichiarazioni molto elettoralistiche dal momento che tutti sono d’accordo nell’ evitare “tout court” il ritorno alla legge della Prof.ssa più famosa d’Italia, ritengo che la volontà del Governo sia quella di operare una rimodulazione più ampia dell’accesso all’Ape Sociale alla luce delle nuove tipologie presenti nella relazione appena inviata all’esecutivo, piuttosto che la notizia fatta trapelare nei giorni scorsi di un fondo ministeriale di tre anni con quote di 101 o 102 fisse che già hanno determinato ineguaglianze con l’istituzione della “quota 100”.

Infatti, la volontà dell’esecutivo come affermato più volte non è quella di avere un accesso al pensionamento uguale per tutti ma operare varie flessibilità in uscita in considerazione delle diverse tipologie di lavori dal momento che questi “non sono tutti uguali” dando anche maggiori possibilità di uscita dal mondo del lavoro alle donne evitando discriminazioni di genere.

Le organizzazioni sindacali, dal canto loro, ormai non hanno più tempo né alibi ma devono immediatamente intensificare la lotta con azioni massicce e continue senza aspettare una convocazione oramai tardiva da parte del governo che ha tutto l’interesse a far passare il tempo e presentare nella legge di bilancio solamente piccoli aggiustamenti e non quella legge previdenziale equa e strutturale che gli italiani vogliono.

La vignetta di Michele Colucci

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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