Pensioni

L’OPINIONE DI UN LETTORE SULLA DIVERSA GRAVOSITA’ DEL LAVORI

Oggi pubblichiamo una interessante riflessione di un lettore Renato Busillo su una questione che sta provocando pareri molto contrastanti e toni accesi in merito alla questione delle diverse gravosità dei lavori, attualmente al vaglio del governo, in prospettiva di una imminente riforma del sistema pensioni in Italia.


Una diversificazione dell’età pensionabile sulla base di una diversa gravosità dei lavori è una concezione del tutto discriminatoria perché non si può stabilire che un lavoro sia più gravoso di un altro senza considerare ciascuna persona che lo svolge. La gravosità è una considerazione del tutto soggettiva e va valutata da persona a persona e non in maniera astratta e generica! la gravosità va valutata di volta in volta, in sede di contrattazione di lavoro e non con arbitrarie valutazioni di massima dal legislatore. Una valutazione astratta fatta “a priori” non può essere ritenuta come effettuata validamente. Anche l’addetto alla più elementare e apparentemente poco gravosa attività potrebbe trovarsi coinvolto in situazioni di lavoro particolari e pregiudizievoli senza per questo entrare propriamente nelle situazioni degli incidenti specifici di lavoro o delle prolungate tratte di pendolarismo a cui molti sono costretti anche in tarda età….. queste situazioni in realtà capitano quasi a tutti noi durante l’intera nostra vita di lavoro, lo sappiamo bene!
Inoltre un lavoro più gravoso dovrebbe dare diritto solo ad una migliore remunerazione economica e non si dovrebbe interporre direttamente con l’anticipazione del diritto alla pensione (criterio che tuttavia già sussiste, ancor prima dell’ape social, per le attività di ordine e sicurezza pubblica e per le carriere militari e marittime). Se poi si vuole sostenere più correttamente il criterio “di una limitata capacità lavorativa al compimento di una certa età”, questo dovrebbe valere per giustizia nei riguardi di tutti i lavori e non per alcuni sì e per altri no. In altre parole se un lavoratore si dovesse sentire ormai stanco di lavorare, compiuti i 62 anni d’età o dopo aver lautamente contribuito in tutta una vita di lavoro a rimpinguare il sistema previdenziale cioè per oltre 41 anni, deve avere il sacrosanto diritto di mettersi in pensione e nessuna legge schiavista dovrebbe impedirglielo perché questo sarebbe un esecrabile atto immorale nonché una forma di infame violenza personale!

Voi cosa ne pensate?

Sa avete una riflessione da fare al pari nel nostro amico Renato su un argomento che vi sta particolarmente a cuore inviatelo a mauromarinoeconomiaepensioni@gmail.com se interessante sarà senz’altro pubblicato.


3 pensieri su “L’OPINIONE DI UN LETTORE SULLA DIVERSA GRAVOSITA’ DEL LAVORI”

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