Pensioni

NEL NADEF DI DRAGHI QUALI NOVITA’ ?

L’incontro che si è svolto la scorsa settiman tra Draghi e i Segretari Generali di CGIL, CISL e UIL Landini Sbarra e Bombardieri alla presenza anche dei Ministri Orlando e Brunetta verteva unicamente sulla salute e sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, tema caldissimo e che ha causato in Italia centinaia di vittime dall’inizio dell’anno, e non si è parlato assolutamente degli altri tre temi scottanti vale a dire ammortizzatori sociali, pensioni e fisco che necessariamente dovranno essere affrontati nelle prossime settimane.

Probabilmente tra i lavoratori interessati soprattutto in ambito previdenziale, c’è stata un po’ di delusione perché avrebbero voluto che si entrasse subito nel merito della discussione per cominciare a dipanare le nebbie che offuscano questo tema che interessa milioni di lavoratori e dove le opinioni, le tesi, le discussioni e soprattutto le incertezze albergano nelle teste dei lavoratori da troppo tempo.

Ma Draghi, il potentissimo Draghi che oramai dopo l’imminente abbandono della scena politica della attuale cancelliera Merkel diventa la persona più rappresentativa nel panorama della UE, segue un piano preciso. E adesso dopo la presentazione del NADEF la nota di aggiornamento al DEF, scivolata di qualche giorno, affronterà i temi degli ammortizzatori sociali, delle pensioni e del fisco. Lo dovrà fare in ogni caso entro il 15 ottobre data limite di trasmissione alla UE della legge di bilancio per ottenere un primo benestare entro la fine di novembre, e soprattutto entro il 20 ottobre data di presentazione della legge di bilancio al Parlamento. In quell’occasione si saprà, finalmente, l’orientamento del Governo su un argomento così spinoso come la nuova legge previdenziale. Perché è sotto gli occhi di tutti, dall’insediamento dell’esecutivo Draghi non c’è stata mai una dichiarazione ufficiale riguardo la nuova legge sulle pensioni. Non sto qui ad elencare tutte le proposte, anche troppe, che ci sono attualmente sul tappeto da quella dei sindacati confederali, alla quota 102, a quella di Tridico, che adesso propone addirittura il riscatto della laurea gratuito per chi gode del regime contributivo puro, coloro i quali cioè sono entrati nel mondo del lavoro dopo l’anno 1996, a quella del suo predecessore Boeri, all’istituzione di un fondo pubblico triennale con costi non imputati all’INPS, e da ultimo la proposta di Renata Polverini di F.I. di pensionamento a 62 anni con 35 anni di contributi con penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 66 anni di età, fino ad arrivare alle dichiarazioni di Salvini che ad ogni comizio in vista delle prossime elezioni amministrative annuncia la prosecuzione di quota 100 presentandola come un grande successo del suo partito e rivendicandone la paternità.

L’estensione dei lavori cosiddetti gravosi da 65 ad oltre 200 cui è giunta la Commissione presieduta da Damiano  ha portato altra acqua sul fuoco delle polemiche perché da una parte stabilirebbe che come dicono molti “i lavori non sono tutti uguali” dall’altra la comparsa nell’elenco di lavori che non a tutti paiono usuranti, a scapito di altri, ha inevitabilmente scatenato altri lavoratori che rimarrebbero esclusi dall’elenco e che porterebbero ad ulteriori divisioni tra di essi dopo quelle già create dalla istituzione di “quota 100”. Personalmente ritengo che non ci sarà questo proliferare di nuove tipologie di lavori usuranti ma che gli inserimenti saranno pochissimi e mirati.

Tutti questi scenari sono condizionati dall’andamento attuale, per fortuna positivo, dell’economia italiana il cui PIL crescerà quest’anno del 6% ed il prossimo del 4,2% e sarà il Ministro Franco sotto la supervisione di Draghi a dettare le regole del gioco in base ai denari disponibili. Anche perché la nuova legge previdenziale va a braccetto con la riforma degli ammortizzatori sociali che è di costo superiore a quella delle pensioni ed alla quale è indiscutibilmente legata.

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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