Pensioni

BASTA QUOTE!

Quota 100, quota 102, quota 104. Basta con queste quote che non fanno altro che creare ulteriori differenze ed ineguaglianze tra cittadini. Dopo il triennio di quota 100 che non era assolutamente una riforma strutturale ma che dava solamente per un tre anni l’opportunità ad alcuni lavoratori che avessero centrato “l’ambo secco” (62 anni di età + 38 anni di contributi) di accedere al pensionamento, adesso il governo propone quota 102 (64 anni di età + 38 di contributi) per l’anno 2022 e quota 104 (66 di età + 38 di contribuiti oppure 65 anni di età + 39 di contributi) per l’anno 2023 per, secondo il governo, evitare il famoso “scalone” di cinque anni.

Non ci siamo. E’ oltre un anno che diciamo continuamente in tutte le occasioni che lo spinoso tema di una riforma previdenziale andava discusso ed approvato almeno sei mesi fa con un suo iter parlamentare autonomo. Che il tempo c’era per affrontare tutte le molteplici e variegate situazioni che interessano una platea enorme di cittadini, che si sarebbero dovuti fare molti incontri con le OO.SS. e le associazioni categoria, che i partiti formulassero una loro proposta organica e che il governo, anche senza scomodare Sua Maestà Draghi ma magari a livello di vice ministri e sottosegretari (che abbondano nell’Esecutivo) avrebbero dovuto trovare una quadra per risolvere un problema che assilla milioni di italiani e che si sapeva sarebbe arrivato, invece, come al solito, nulla.

A gennaio 2021 scrivevo “abbiamo la crisi di governo, adesso serviranno almeno tre/quattro mesi al nuovo Ministro Orlando per capire la situazione, siamo ancora in piena pandemia, poi arriverà l’estate in cui tutti finalmente cercheranno un po’ di pace dopo quindici mesi soffertissimi e arriveremo in un attimo in settembre/ottobre, non ci sarà più tempo per affrontare seriamente una nuova legge previdenziale”.

Inserire un provvedimento tanto importante nella legge di bilancio con pochissimi giorni di discussione, senza fondi e senza idee è stata una follia. Il Ministro Franco ha messo sul piatto delle pensioni 5/6 miliardi per il 2022, i burocrati non avevano assolutamente pensato alla sacrosanta perequazione automatica delle pensioni in seguito all’inflazione che costa oltre quattro miliardi di €. Cosa si pensa di fare di strutturale con appena un miliardo o poco più. Quasi nulla ed è quello che sta facendo il governo che segue troppo l’Europa, l’OCSE, il FMI e poco i cittadini.  

In ogni caso queste quote 102 e 104 non sono assolutamente decisioni prese. Questa del Documento Programmatico di Bilancio è solo la cornice della cornice della legge di bilancio 2002. Solo un impegno di spesa da spedire a Bruxelles (tra l’altro anche in ritardo di alcuni giorni) senza alcun contenuto concreto. Quindi personalmente ritengo che questa delle quote non sarà la decisione definitiva. I sindacati (ma perché hanno dormito fino ad ora?) aspettano un confronto col governo che dovrebbe svolgersi in questi giorni, alcuni partiti si sono mossi (perché adesso e non sei mesi fa?) per i soliti interessi elettorali per affrontare questo problema e perfino udite udite il Ministro del Lavoro Orlando ha affermato “ al di là delle quote si aprirà un confronto di merito per attenuare l’impatto di quota 100 affinché non si arrivi alla Fornero”, “eliminare le distorsioni di quota 100, differenziare i lavori gravosi, “mi pare che ci siano le coperture sulle prestazioni sulle quali abbiamo lavorato in questi mesi”.

Ma perché questi discorsi vengono fatti alla fine di ottobre e non sei mesi fa? Forse perché è un teatrino per ritardare il tutto, arrivare alla fine dell’anno e fare pochi cambiamenti che costano poco, tanto abbiamo la legge Fornero che piace così tanto all’Europa?

Spero di sbagliarmi ma temo che di pensioni parleremo e molto anche nel 2022.

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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