Pensioni

DRAGHI HA CONVINTO (DAL SUO PUNTO DI VISTA) TUTTI

La situazione riguardo alla nuova legge previdenziale si sta sboccando ma non nella direzione voluta dai partiti e dai sindacati. Dopo mesi di indifferenza soprattutto da parte del governo e di tutti i partiti che hanno pensato a tutto meno che alla legge sulle pensioni che interessa milioni di lavoratori e invocata molto blandamente dalle OO.SS. che in sei mesi non hanno fatto una dico una manifestazione in cui si parlasse solo di pensioni si pretende in pochi giorni di risolvere una problematica complessa ma di cui si sapeva la necessità di intervenire da subito visto che la legge era triennale e su di cui si poteva discutere almeno un anno fa.

Probabilmente tutti in cuor loro pensavano sotto sotto che non parlandone e facendo finta che il problema non esistesse si sarebbe arrivati alla fine dell’anno e “all’italiana” prorogare almeno di un anno “quota 100” rimandando il problema a tempi migliori, magari dopo le elezioni politiche con la scusa che con più tempo a disposizione si sarebbero affrontate tutte le problematiche che comporta una legge così complessa e che impatta così fortemente sulla vita di milioni di italiani. Forti del detto “nulla è più duraturo di una cosa provvisoria” ci si è pacificamente tranquillizzati sicuri anche del fatto che la pandemia con gli enormi danni che ha causato avrebbe ammorbidito l’Unione Europea nei confronti dell’Italia in ambito previdenziale.

Questo discorso poteva, forse, valere per il Conte 2 ma non per il governo Draghi. Nel momento in cui il potentissimo ex Capo della BCE è stato chiamato per l’assoluta incompetenza della nostra classe politica a risolvere i problemi dell’Italia dilaniata dalle solite contrapposizioni tra tifoserie tipiche degli stadi nostrani era ovvio che il Drago avrebbe portato avanti le sue idee in ambito economico/finanziario concordate con Bruxelles. Draghi, cioè, prima di accettare l’incarico ha avuto contatti telefonici con i leader europei più rappresentativi Merkel e Macron in primis e con i vertici della BCE e del FMI assicurando tutti che avrebbe rispettato il sistema previsto dall’Europa e anche che essendo da sempre contrario a “quota 100” sarebbe tornato gradualmente alla legge Fornero molto gradita all’Europa.

Draghi ha ascoltato tutti, Salvini addirittura lo vede quasi una volta alla settimana, ha incontrato i sindacati, ha ascoltato le proposte della Commissione Lavoro della Camera, ha esaminato la relazione della Commissione presieduta da Damiano sui lavori gravosi ed usuranti ed ha fatto fare al Ministro Franco un proposta a quote assolutamente insoddisfacente 102 (64 anni di età + 38 di contributi) per l’anno 2022 e quota 104 (66 di età + 38 di contributi) per l’anno 2023. La questione delle quote l’abbiamo affrontata parecchie volte in occasione della quota 100 che era iniqua perché creava differenze tra lavoratori favorendo solamente chi azzeccava l’ambo secco 38 + 62, è stata scelta in modo maggioritario dai lavoratori pubblici di genere maschile che hanno avuto carriere continue e ben remunerate e soprattutto non ha creato quel ricambio generazionale che avrebbe dovuto avere. Nelle intenzioni dei fautori della legge il rapporto tra assunti e cessati avrebbe dovuto essere di 3 a 1 in realtà ci si è fermati allo 06%.

E adesso che si fa? Si ripropongono le quote? Dopo le proteste della Lega e per non far “arrabbiare i sindacati “concede la quota 102 (38 + 64) ma solo per un anno il 2022 e mette d’accordo tutti.

I sindacati a cui propone sin dall’inizio del 2022 una serie di incontri per modificare la legge Fornero (perché allora non l’ha fatto sei mesi fa?) concede al PD l’Opzione Donna e una parziale estensione dell’Ape Sociale con aggiunta di pochi ulteriori lavori gravosi e alla Lega che faceva dell’argomento pensioni il suo cavallo di battaglia concede quota 102 per un solo anno, oltre a fantomatici 600 milioni in tre anni per venire incontro a piccole imprese per non possono usufruire dei contratti d’espansione con possibilità d’uscita ai lavoratori a 62 anni. Inoltre, fa capire alla Lega che accetterà il prestigioso ruolo di Capo dello Stato, consentendo a Salvini di sperare in nuove elezioni e a chi le vincerà di modificare completamente nell’anno 2023 la legge Fornero.

Niente da dire, un’operazione di politica economica eccellente. Sistema partiti e sindacato in Italia e offre all’Europa quello che aveva garantito, la chiusura di quota 100 e l’innalzamento di ben due anni a 64 anni di età della quota per l’accesso al pensionamento con buona pace dei nati nell’anno 1960 che persa magari per pochi giorni quota 100, pur avendo magari oltre 41 anni di contribuzione non potranno uscire dal mondo del lavoro nell’anno 2022 perché non avranno i 64 anni richiesti.

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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