Economia

LA LEGGE DI BILANCIO E’ UNA SCATOLA VUOTA

Dopo l’approvazione (con appaluso) al Consiglio dei Ministri il disegno di legge di bilancio 2022 non è stato ancora calendarizzato al Senato della Repubblica per cominciare l’iter che dopo il passaggio alla Camera dei Deputati porterà alla definitiva approvazione entro il 31 dicembre 2021.

Questo ritardo è dovuto ai contrasti nei partiti della maggioranza su come operare sui tre maggiori capitoli di spesa che compongono la legge vale a dire reddito di cittadinanza, diminuzione delle tasse e previdenza.

Nel CdM, infatti, sono state approvate soltanto delle scatole vuote che poi dovranno necessariamente essere riempite durante il dibattito parlamentare dove proprio a causa di una maggioranza troppo eterogenea le opinioni, le idee e gli interventi da attuare sono molto diversi tra i vari partiti.

Quello che rimarrà è l’importo complessivo della manovra 2022 che vale circa 30 miliardi di € ma, rispettando i saldi finali, ci sarà l’effetto elastico con i partiti che tireranno da una parte all’altra per non scontentare i propri elettorati.

Il primo capitolo oggetto di notevoli contrasti è proprio il RdC voluto e ostinatamente difeso dal M5S. E’ il punto più controverso perché giornalmente vengono scoperti “furbetti” che godono di questo istituto non avendone diritto. Sui giornali e nelle TV sempre più spesso si scoprono camorristi, mafiosi, delinquenti di ogni genere che hanno usufruito del RdC senza averne diritto e durante tutta l’estate abbiamo assistito a situazioni sconcertanti dove diversi giovani anziché rispondere a domande di lavoro preferivano prendere il RdC e magari fare dei lavoretti in nero. All’interno della maggioranza di governo sia la Lega che Italia Viva spingono per sostanziali modifiche dapprima aumentando notevolmente i controlli da parte della GdF, poi concedendo il RdC ex ante la verifica dei requisiti e non ex post come è avvenuto finora e, inoltre, sulla necessità di ridurre l’importo dopo un rifiuto da parte del percipiente arrivando all’abolizione del beneficio dopo due rifiuti di accettazione di una proposta di lavoro.

Altro tema caldo quello della diminuzione delle tasse. Perché alcuni partiti vorrebbero che tutti gli otto miliardi di € messi sul piatto dal Governo andassero alla riduzione del cuneo fiscale, diviso tra imprese e cittadini, altri vorrebbero che si intervenisse sulla terza aliquota IRPEF quella per intenderci che va dai 28.001 ai 55.000 € portandola dal 38 % odierno al 34 % e diminuendo l’IRAP, altri ancora che ci fosse una rimodulazione complessiva dell’IRPEF a beneficio soprattutto dei redditi bassi.

Terzo capitolo importante quello della previdenza. Terminata l’esperienza triennale di “quota 100” che tante polemiche ha sollevato perché ha favorito principalmente lavoratori pubblici di sesso maschile, ora il governo mette sul tavolo circa un miliardo di € proponendo quota 102 (64 anni di età sommati a 38 di contributi) per il solo anno 2022, un estensione dell’Ape Sociale, e l’istituzione di un fondo di 600 milioni in tre anni per consentire l’uscita dal mondo del lavoro di 62enni che operano in piccole aziende in crisi, essendo disponibile ad aumentare al massimo di 500 milioni la disponibilità sulla voce previdenza. In pratica dopo aver tergiversato per troppi mesi sposta la discussione di una nuova legge previdenziale all’anno prossimo. Sarebbe auspicabile intervenire da subito su questo tema ma sono stati messi sul tavolo troppo pochi denari e i tempi sono strettissimi per affrontare seriamente entro fine anno un tema così spinoso per la vita delle persone. Draghi ha assicurato che già all’inizio del 2022 sarà disposto ad iniziare con le OO.SS. tutta una serie di incontri per affrontare questa tematica, ma non conoscendo il destino del Premier che ha tutte le carte in regola per diventare il prossimo Capo dello Stato procrastinare il tutto potrebbe creare una situazione di stallo che potrebbe arrivare fino alla primavera del 2023 quando si andrà a votare con la reale possibilità che di riforma previdenziale non si parli fino all’autunno del 2023 con la maggioranza che scaturirà dalle prossime elezioni politiche.

Articolo pubblicato su: Il Nord Est Quotidiano

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