Pensioni

OPZIONE DONNA NON BASTA

Finalmente con un ritardo di oltre dieci giorni il ddl sul bilancio 2022 è arrivato in Senato per l’inizio della discussione. Per quanto riguarda le pensioni il testo è leggermente modificato rispetto alla prima bozza approvata dal Consiglio dei Ministri il 28 ottobre 2021. Confermata quota 102 (64 età + 38 di contributi) in sostituzione della contestatissima quota 100 che scade a fine anno e che non sarà rinnovata. Riduzione da 200 a 150 milioni di € per il 2022 per favorire l’uscita di dipendenti di almeno 62 anni di età di piccole aziende in crisi, conferma dell’Ape Sociale con implementazione di altre figure professionali come magazzinieri, estetiste, maestri elementari, conduttori di impianti ecc. e finalmente ripristino dei requisiti dell’anno 2021 anche per il 2022 di Opzione Donna con possibilità di accesso al pensionamento a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per le autonome sommati ad almeno 35 anni di contributi. La manovra economica adesso potrà ovviamente in sede parlamentare essere modificata ma dovranno essere rispettati i saldi finali. I sindacati a più riprese hanno chiesto a gran voce (ma senza organizzare alcun sciopero generale) di operare delle modifiche chiedendo al Ministro Orlando una convocazione, che è arrivata per il prossimo martedì, per portare avanti le loro istanze di una flessibilità in uscita con 41 di contributi oppure da 62 anni di età, ma personalmente, dubito che ci saranno grandi cambiamenti quest’anno anche perché il governo un contentino ai sindacati l’ha già dato con il rinnovo di O.D. e con l’aumento di categorie professionali che possono accedere all’Ape Sociale.

E’ evidente che l’aver fatto trascorrere troppi mesi in attesa di una discussione ed essere arrivati ormai  a metà novembre non permetterà quest’anno quei grandi cambiamenti che i lavoratori si aspettavano. Il 2022 sarà un anno di transizione e la reale riforma potrà essere operativa, forse, dal 2023.

Draghi difficilmente recepirà quest’anno le richieste di modifica al ddl presentato e aspetterà l’inizio del prossimo anno per discutere di una nuova riforma previdenziale, ma il futuro di Draghi è molto incerto. Perché c’è chi lo vorrebbe Presidente della Repubblica, chi vorrebbe continuasse a stare a Palazzo Chigi e chi invece magari per toglierselo di torno ipotizza per lui scenari prestigiosi nell’Unione Europea. Inoltre, nel 2022 esiste la seppur flebile possibilità di andare al voto per cui tutto in ambito previdenziale potrebbe cambiare con la maggioranza che uscirà dalle urne. 

Tornando alla legge delega ed in particolare a O.D. il Governo ha fatto marcia indietro confermando anche per l’anno 2022 i medesimi requisiti validi per quant’anno (58 anni di età per le lavoratrici dipendenti e 59 per le lavoratrici autonome + 35 anni di contributi) per accedere al pensionamento a patto però che le donne accettino che il conteggio dell’assegno previdenziale sia calcolato interamente con il sistema contributivo. A questo proposito non sono state opportune le dichiarazioni del Sottosegretario della Lega Tiziana Nisini che si intesta il successo di tale operazione quando in realtà tutte le forze politiche, le OO.SS. e i vari comitati di donne organizzati nei gruppi facebook hanno lottato per raggiungere questo importante risultato.

Ma Opzione Donna è una vera vittoria o una vittoria a metà?

Sembra quasi che il Governo abbia giocato al gatto con il topo. Dapprima ha alzato di due anni i requisiti richiesti per l’accesso al pensionamento poi dopo le giuste richieste di tutti è tornato sui suoi passi “concedendo” quello che c’era già.

E’ un’opportunità sacrosanta per le donne avere la possibilità di uscire dal mondo del lavoro in anticipo, ma essere costrette ad accettare questa opzione dal punto di vista economico è troppo penalizzante. Un taglio che si avvicina al 30% è troppo invasivo e non tollerabile. Se poi consideriamo che parecchie donne sono state costrette per molti anni a lavorare part time per dedicarsi al lavoro di cura di figli o genitori le stesse andranno a percepire assegni di circa 800 € al mese e soprattutto per sempre. Analogo discorso si può fare per Opzione Tutti di cui si parla dal 2023. Dare la possibilità a chi ha almeno 62 anni di età sommati a 20 di contribuzione di accedere al pensionamento accettando, anche in questo caso, il calcolo interamente contributivo e taglio secco di almeno il 25% dell’assegno previdenziale. Draghi con questi due istituti vuole velocemente andare nella direzione chiesta dall’Europa del contributivo per tutti. Compito delle OO.SS. e delle forze politiche di ogni schieramento introdurre dei meccanismi diversi e meno penalizzanti per far sì che chi esca dal mondo del lavoro possa avere una vita dignitosa e serena.

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

2 pensieri su “OPZIONE DONNA NON BASTA”

  1. Concordo pienamente con la valutazione che è stata fatta,
    L’impressione che il gatto abbia giocato con noi donne è forte, soprattutto che x chi giustamente ha 38 40 anni, o x i oart time, è una vera ingiustizia.
    Meglio la proposta Tridico, almeno riconosce una parte di retributivi.
    Opzione donna è stata concessa perché il raglio del 30 è a favore del governo, non delle donne.
    Che si fanno il mazzo.
    E poi ci parlano di rispetto x le donne, ci sono varie firme di sopruso, tagliare il 30%…
    A buon intenditor

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...