Pensioni

LE INCOGNITE SULLA RIFORMA DELLE PENSIONI

Il disegno di legge di bilancio 2022 proseguirà il proprio iter in Parlamento senza stravolgimenti. Draghi non ama arrivare in Aula e subire “l’assalto alla diligenza” che sovente caratterizza l’atto finale del ddl bilancio con centinaia di emendamenti proposti dalle forze politiche. In questa sua prima legge di bilancio ha cercato, quindi, una sintesi in riunioni ristrette con i capigruppo dei vari partiti politici, con un accordo di massima giungere in Aula Parlamentare e procedere speditamente all’approvazione.

E’ riuscito così a trovare una quadra sul Rdc mediando tra le opposte posizioni di M5S e Lega, F.I. e Italia Viva; allo stesso modo il nodo del taglio delle tasse di otto miliardi è stato (sembra) risolto riducendo gli scaglioni da cinque a quattro e rimodulando le aliquote con un beneficio in particolare per la classe media, la più tartassata negli ultimi anni.  

Il capitolo previdenza è stato, sostanzialmente, rinviato all’anno prossimo con l’anticipo solo di una serie di misure tampone:  “quota 100” in scadenza a fine anno sarà sostituita da quota 102 (64 anni di età + 38 anni di contributi), c’è la riconferma di Opzione Donna, l’aumento dei mestieri “gravosi” per l’Ape Sociale, l’ampliamento dei contratti di espansione con l’inclusione delle aziende con un minimo di 50 dipendenti (anziché 100) e l’istituzione di un fondo di 550 milioni in tre anni per permettere l’accesso al pensionamento a 62enni di aziende in crisi.

Un anno di transizione per affrontare nel 2022, almeno parzialmente, la riforma previdenziale. Sul punto il Governo ha mostrato disponibilità nei confronti delle OO.SS. affermando che già da dicembre sarebbero cominciati gli incontri per raggiungere un accordo entro il DEF il prossimo aprile. Allo stesso tempo, tuttavia, ha fatto intendere che in futuro la flessibilità in uscita sarà sempre più legata al sistema contributivo.

Avviato nel 1996 l’anno prossimo il sistema contributivo compie ben 27 anni. Ormai chi lascia il mondo del lavoro ha circa 2/3 di calcolo contributivo e solamente 1/3 di retributivo; già ora, quindi, i costi da sostenere per l’erario sono molto inferiori rispetto al passato e anno dopo anno ci si avvicina al «teorico equilibrio» del sistema previdenziale atteso per il 2035. Non ci sono motivi per velocizzare ulteriormente questo trend perché entro una dozzina di anni si esaurirà naturalmente.

Nell’accordo si dovrà piuttosto rilanciare la previdenza complementare, la famosa seconda gamba del sistema previdenziale, forse l’unico mezzo in grado di ridare ossigeno ad un sistema pubblico sempre più avaro, soprattutto per chi ha carriere discontinue. Si potrebbe pensare, ad esempio, ad un aumento della quota di contribuzione deducibile (oggi pari a 5.164,57€) e ad ulteriori vantaggi di natura fiscale tra cui una riduzione ulteriore dei rendimenti maturati dal fondo pensione (oggi soggetti all’imposta del 20% che scende al 12,5% sulla quota del rendimento che deriva dal possesso di titoli di Stato e titoli similari).

Articolo pubblicato su: Pensioni Oggi

https://www.pensionioggi.it/notizie/economia/le-incognite-su-draghi-e-sulla-riforma-delle-pensioni

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