Economia

SCENDONO A QUATTRO GLI SCAGLIONI IRPEF

Dopo quasi quindici anni, un po’ a sorpresa, dal prossimo anno scendono da cinque a quattro gli scaglioni dell’Irpef. All’interno del ddl Bilancio in discussione alla Commissione Senato c’è infatti un capitolo che riguarda la diminuzione delle tasse agli italiani per otto miliardi di euro nel 2022.

Poiché il disegno di legge su questo capitolo indica solamente che ci sarà un taglio ma non specifica come, nei giorni scorsi i partiti di maggioranza si sono incontrati alla presenza del Ministro del Mef Daniele Franco e hanno concordato di destinare sette miliardi al taglio dell’Irpef e un miliardo alla riduzione dell’Irap decidendo, anche, di ridurre gli scaglioni Irpef da cinque a quattro.

L’Irpef è un’imposta progressiva di carattere personale dovuta per tutti i redditi posseduti da residenti nel territorio dello Stato anche se prodotti all’estero. Riguarda in pratica tutti gli italiani dipendenti, autonomi e pensionati ed è la prima volta dopo diversi anni che si opera un taglio, anche se minimo, all’imposizione fiscale da sempre argomento di scontro politico all’interno del Parlamento.

La nuova Irpef sarà così rimodulata: redditi da 0 a 15.000 euro aliquota 23%; redditi da 15.000 a 28.000 euro aliquota 25%; redditi da 28.000 a 50.000 euro aliquota 35%; redditi oltre 50.000 euro aliquota 43%.

In pratica non cambia nulla per i redditi fino a 15.000 euro, diminuisce di 2 punti dal 27% al 25% l’aliquota da 15.000 a 28.000, diminuisce di 3 punti dal 38% al 35% l’aliquota dal 28.000 a 50.000 euro (in precedenza 55.000 euro) scompare l’aliquota del 41% che era fino a 75.000 euro e rimane invariata l’aliquota del 43%, però con redditi già da 50.000 euro anziché da 75.000 euro l’anno.

Come si può notare c’è un vantaggio rispettivamente di 2 e 3 punti per i due scaglioni centrali che concorrono maggiormente al versamento dell’Irpef, una neutralità per il primo scaglione e un leggero aumento di imposta per redditi medio alti. Oltretutto si interviene, finalmente, sul terzo scaglione che era quello che rappresentava l’anomalia maggiore perché passava dal 27% al 38% con un salto addirittura di ben 11 punti.

Tutto bene dunque? Non proprio, dal momento che i sindacati sono sul piede di guerra e hanno chiesto ripetutamente di esseri ricevuti a Palazzo Chigi, facendo presente che in questa maniera non si tutelano le fasce più povere della popolazione – quelle di lavoratori e pensionati sotto i 15.000 euro annui – che hanno subito più pesantemente i danni causati dalla crisi causata dal Covid, privilegiando i redditi medi e medio-alti.

Ritengo che difficilmente le organizzazioni sindacali riusciranno, in extremis, a fare modificare un accordo che è stato trovato a fatica da tutti i partiti della maggioranza e che al massino potranno ottenere qualche modifica riguardo alle detrazioni per i redditi più bassi. Quello che manca nel ddl è, invece, un riferimento diretto alla lotta all’evasione fiscale che, in Italia, pesa per oltre 120 miliardi di euro, che è la vera piaga che influisce sui conti dell’Erario. Basti pensare che, se solo si riuscisse a dimezzarla, si potrebbero attuare la riforma del fisco, della previdenza, della pubblica amministrazione, migliorare le strutture sanitarie e cominciare ad aggredire il debito pubblico che oramai ha raggiunto cifre esorbitanti.

Articolo pubblicato su: Il Friuli.it

https://www.ilfriuli.it/articolo/economia/scendono-a-quattro-gli-scaglioni-irpef/4/256524

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