Pensioni

PENSIONI: IL 2022 SARA’ L’ANNO CHIAVE?

La partita sulle pensioni è stata rinviata al 2022. Draghi già dal suo insediamento a Palazzo Chigi aveva chiaro il proposito di procrastinare la tematica previdenziale fino alla fine dell’anno, inserirla nel ddl bilancio facendo solo delle piccole modifiche mantenendo l’impianto della legge Fornero e poi rinviare il tutto all’anno successivo. L’unica cosa che a lui interessava era concludere l’esperienza di “quota 100” che aveva sempre criticato e per evitare lo scalone di cinque anni che si sarebbe formato da 62 a 67 anni per accedere al pensionamento ha imposto “quota 102” creando uno scalino di tre anni. Su questo punto che comunque costringe migliaia di persone a restare due anni in più nel mondo del lavoro non c’è stata praticamente opposizione a parte qualche distinguo delle OO.SS., confermando ancora per un anno il sistema delle quote che crea solamente ulteriori differenze tra lavoratori che devono necessariamente possedere entrambi i requisiti dell’età e degli anni di contributi per poter accedere al pensionamento. Era ovvio che inserire una legge di tale portata, che coinvolge milioni di persone, teniamo presente che il capitolo previdenziale è il più oneroso per il bilancio statale con quasi 290 miliardi di € annui, era un modo per non affrontare veramente la questione nella sua complessità. Comprimere aspetti così peculiari come le pensioni per i giovani, le donne, chi svolge lavori usuranti, il lavoro di cura, i precoci, o affrontare argomenti complessi come la previdenza complementare in pochissimo tempo e senza dare la possibilità anche all’altra Camera del Parlamento di esprimersi a causa di un testo blindato votato con la fiducia per evitare l’esercizio provvisorio, che l’Italia non può permettersi a causa dell’enorme debito pubblico per non essere ritenuta inaffidabile con il rischio di far aumentare lo spread e facendo scendere il valore dei titoli di stato, non è degno di un governo che si definisca tale. 

Si sono fatti pertanto solamente dei piccoli interventi come la criticata “quota 102” e la riconferma molto sudata di Opzione Donna oltre ad una estensione parziale di mestieri che possono accedere all’Ape Sociale. In pratica poco o nulla con la promessa di affrontare già entro fine anno con le OO.SS. le tematiche previdenziali e cercare di raggiungere un accordo entro il primo trimestre 2022.

Ma si sa rimandare è non fare qualcosa. Il 2022 è tutto da affrontare. Non è una novità che Draghi possa aspirare a diventare Presidente delle Repubblica e non è escluso che i partiti che già cominciano a scalpitare e denotano una certa insofferenza verso “l’uomo forte d’Europa” favoriscano questa opportunità. Un altro Capo del Governo, per esempio i Ministri Franco o Cartabia avrebbero l’autorevolezza per tenere in piedi un governo così eterogeneo? Probabilmente no e lo scenario potrebbe essere quello delle elezioni anticipate nell’estate 2022. A quel punto la nuova riforma previdenziale vedrebbe la luce nei tempi previsti? Ecco perché il 2021 sarebbe stato l’anno giusto per affrontare questo argomento anche utilizzando i risparmi di quota 100 e, purtroppo, dei decessi per Covid, ma il fatto che Draghi incontrerà tra due settimane le OO.SS. a giochi fatti è la riprova che per quest’anno non ci sarà nulla di eclatante. Molto preoccupante è anche il fatto che Draghi già in diverse occasioni abbia affermato che si potrà, in futuro, pensare ad una flessibilità in uscita ma rimanendo nel solco del contributivo.

Circolano già diverse ipotesi sull’argomento (64 età + 20 contributi) peraltro già esistente, (63 età + 25 contributi) entrambe con opzione obbligata al calcolo contributivo, quota 104 (63 età + 41 contributi) ed infine la proposta del Presidente dell’INPS Tridico, di accesso al pensionamento in due fasi. A 63 anni uscita dal mondo del lavoro incassando solo la parte di contributivo e al momento del raggiungimento dei 67 anni ottenere anche la parte di retributivo.  Questa proposta secondo i calcoli effettuati dall’INPS non avrebbe un costo spropositato per l’Erario e sicuramente sarebbe la meno penalizzante per i lavoratori che dovrebbero subire un taglio dell’assegno previdenziale solamente per pochi anni e non per tutta la durata della vita. Ma questa proposta non trova il gradimento né delle OO.SS. né del Governo. Gli uni per perseguire la loro proposta di 41 anni di contribuzione oppure 62 anni di età, l’esecutivo perché ovviamente più interessati a scenari con penalizzazioni per i lavoratori effettuate per sempre.

Come si può vedere un quadro non esaltante quello che si prospetta con una pandemia ancora non sconfitta e una ripresa economica nel 2022 tutta da conquistare.

Vignetta di Michele Colucci 

Articolo pubblicato su: Pensioni Oggi

https://www.pensionioggi.it/notizie/economia/riforma-pensioni-il-2022-sara-l-anno-chiave

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