Pensioni

ORA I SINDACATI DEVONO ALZARE LA POSTA

Lo sciopero generale proclamato da CGIL e UIL è andato molto bene. L’alta partecipazione dei lavoratori soprattutto tra i metalmeccanici e la massiccia presenza nelle cinque piazze italiane ha dimostrato una volta di più che quando il sindacato vuole riesce a mobilitare le piazze. Pur senza la presenza della CISL, nonostante le critiche di alcuni partiti e il silenzio di altri le OO.SS. hanno saputo organizzare manifestazioni molto partecipate dove la proposta si è unita alla protesta ma sempre nell’ambito della legalità e senza mai trascendere in scene di violenza.

Detto questo, rimango sempre più convinto che siano stati sbagliati i tempi e siano stati troppi gli argomenti messi sul tappeto. La determinazione che le OO.SS. hanno avuto in questa occasione, ed in particolare Bombardieri, che al cognome belligerante unisce anche intelligenza ed ironia da vero leader, è che è stato il vero artefice dello sciopero generale, è stata tale che se si fossero mossi mesi prima avrebbero ottenuto molto di più rispetto ad una manifestazione svolta a dieci giorni dall’approvazione della legge di bilancio.

I sindacati dopo aver tergiversato per troppi mesi si sono resi conto dello scollamento che si era creato con i lavoratori e sono stati quasi costretti, per non perdere la faccia, ad organizzare questa mobilitazione. Se avessero proclamato manifestazioni capillari a sostegno di una vera riforma previdenziale in sostituzione della legge Fornero e chiesto a gran voce interventi per un fisco più equo con un forte rilancio alla lotta all’evasione fiscale già a settembre, a cui fosse seguito uno sciopero generale in ottobre magari replicato a novembre, sicuramente si sarebbero posti nei confronti del governo in maniera diversa. Aver barattato la lotta per la difesa dei posti di lavoro in cambio di visibilità politica si è rivelato un errore.  

In ambito previdenziale ora si presenta una grande occasione. La convocazione del 20 dicembre p.v. in cui la triplice andrà unita deve essere l’occasione per ottenere già quest’anno alcuni cambiamenti rispetto al testo elaborato dal governo come un ampliamento ai lavoratori precoci dell’Ape Sociale nonché, sempre in quest’ambito l’abbassamento da 36 a 30 anni dei contributi necessari per i lavoratori edili. Inoltre, si dovrà entrare immediatamente nella discussione di una nuova riforma previdenziale da concludere nei primi mesi del 2022.

Non è una novità che Draghi aspiri a diventare Presidente della Repubblica e non è escluso che dopo la faticosissima approvazione della legge di bilancio, che sarà approvata, come al solito, con la fiducia e praticamente senza confronto parlamentare, SuperMario nei primi mesi del 2022 si dimetta. E’ necessario, pertanto, firmare già dei preaccordi che diano certezza ai lavoratori. Mantenimento del sistema misto e sua naturale conclusione nel 2035, pensione di garanzia per i giovani, 41 anni di contributi oppure flessibilità a partire dai 62 anni, riconoscimento previdenziale del lavoro di cura e delle donne e implementazione della previdenza complementare.

Su queste basi si potrà entrare nel merito della difficilissima trattativa per le pensioni dove la UE, l’OCSE, il FMI, la BCE evidenziano, a torto, le disfunzioni ed il costo eccessivo del sistema previdenziale italiano. Il 2022 dovrà, sarebbe veramente ora, essere l’anno della separazione tra previdenza e assistenza in questo modo si metterà finalmente nero su bianco che il costo della previdenza in Italia non è del 15,4% del PIL ma è meno del 13% perfettamente in linea con gli altri Paesi dell’UE.   

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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