Pensioni

NULLA DI CONCRETO SULLE PENSIONI

Dopo lo sciopero generale della scorsa settimana c’era molta attesa per l’incontro governo/sindacati di qualche giorno fa sul tema previdenziale. Forti della riuscita dello sciopero i tre leader sindacali Landini, Sbarra e Bombardieri hanno incontrato Draghi per iniziare, come premesso dallo stesso Presidente del Consiglio, le consultazioni in merito ad una riforma previdenziale che possa portare a delle modifiche alla contestata legge Fornero.

Chi si aspettava qualcosa di concreto è rimasto deluso. Draghi ha confermato per quest’anno quello deciso nel CdM dell’ottobre scorso vale a dire per il solo anno 2022 l’introduzione di quota 102 (64 anni di età + 38 di contributi) al posto della contestatissima quota 100, il mantenimento di Opzione Donna, l’estensione dell’Ape Sociale ad alcune categorie di lavoratori, la creazione di un fondo in tre anni per accompagnare al pensionamento lavoratori 62enni di aziende in crisi e l’accesso ai contratti di espansione anche ad aziende con 50 unità di personale.

Ha solo promesso che dopo le vacanze natalizie saranno calendarizzati degli incontri su tre temi fondamentali quali la flessibilità in uscita, la previdenza di giovani e donne e la previdenza complementare. Chi si aspettava che qualcosa potesse essere inserito in extremis nella legge di bilancio, che faticosamente è giunta in aula del Senato e che sarà approvata con la fiducia entro il 31 dicembre, è rimasto deluso in particolar modo i nati nel 1960 che si vedranno costretti a rimanere nel mondo del lavoro due anni in più.

Del resto, le premesse non erano rosee. Per mesi il Governo ha rimandato l’argomento previdenziale, dapprima perché impegnato nelle politiche attive del lavoro e poi sulla riforma degli ammortizzatori sociali, relegando un tema così sentito dai cittadini nel ddl bilancio con pochissimo tempo a disposizione per affrontare una discussione nella sua completezza.

Tutta la partita, in sostanza, è stata spostata all’anno prossimo con il monito di Draghi che si possono affrontare tutti i temi in ambito previdenziale ma sempre nel solco della sostenibilità nel medio e lungo periodo e all’interno del contesto europeo. Parole che pesano come macigni sulla difficilissima trattativa che le OO.SS. dovranno affrontare con il governo, e a cui Draghi non presenzierà, sulla possibilità di modificare la legge Fornero operando una flessibilità in uscita che non sia troppo penalizzante per i lavoratori.

E’ necessario che non si acceleri il passaggio al sistema contributivo ma che il sistema misto continui fino alla naturale conclusione dell’anno 2035, che sia finalmente operata una divisione tra la previdenza e l’assistenza, così che il capitolo previdenziale non pesi come sostiene l’OCSE per il 15,4% del PIL ma scenda a meno del 13%, in linea con i principali Paese Europei, e che si dia un forte impulso alla previdenza complementare, con la possibilità di detrarre fino al 50% di quanto versato, unico mezzo per consentire a milioni di lavoratori una pensione decorosa dopo oltre 40 anni di lavoro.  

Vignetta di Michele Colucci

Articolo pubblicato su: Pensioni Oggi

https://www.pensionioggi.it/notizie/economia/nessun-miracolo-sulle-pensioni

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