Pensioni

COSA SUCCEDERA’ PER LE PENSIONI NEL 2022

Dopo l’assenza di novità contenute nella legge di bilancio, approvata in extremis alla fine dell’anno senza alcun confronto parlamentare, a parte l’introduzione di quota 102 (64 anni di età + 38 di contributi) valida solo per l’anno 2022, quest’anno sarà decisivo per attuare quella riforma previdenziale che tutti i lavoratori aspettano.

Il 2021 era terminato con la promessa da parte di Draghi che immediatamente dopo le vacanze estive sarebbero stati calendarizzati i primi incontri con le parti sociali che avrebbero permesso di entrare nel merito della discussione su tre temi considerati determinanti. La flessibilità in uscita, la previdenza per giovani e donne e la previdenza complementare. Il confronto su queste tre tematiche dovrebbe portare l’esecutivo assieme alle OO.SS. e con il consenso dei partiti a cercare di modificare la legge Fornero per dare ai cittadini una legge che sia da una parte strutturale e duratura e dall’altra sostenibile.

Draghi del resto è stato chiaro. Si potrà operare in ogni direzione purché le modifiche siano sostenibili nel medio e lungo termine ed inserite nel contesto europeo.

Una certa disponibilità economica esiste dal momento che la “quota 100” nei tre anni invece di coinvolgere circa 900.000 persone come era nelle intenzioni dei promotori della legge ha riguardato circa 400.000 lavoratori e che dei 20 miliardi di costo previsti nel triennio ne sono stati spesi poco più di 12 e che la “quota 102” prevista per l’anno 2022 interesserà solamente poche decine di lavoratori con costi minimi per l’erario.

La flessibilità in uscita è sicuramente l’argomento che interessa di più dal momento che per accedere al pensionamento sono necessari requisiti molto stringenti. Il Presidente dell’INPS Tridico rilancia la sua proposta di uscita dal mondo del lavoro a 64 anni di età ottenendo subito la parte di assegno calcolato con la parte di contributivo e successivamente al raggiungimento di 67 anni di età percepire anche la parte di retributivo. Questa soluzione avrebbe un impatto minimo per le casse dello Stato e sarebbe anche sopportabile da parte dei lavoratori che subirebbero una riduzione, seppur consistente dell’assegno, solamente per un tempo limitato. Le altre proposte sul tappeto prevedono, invece, una riduzione al pari di Opzione Donna, operata su tutta la carriera lavorativa con riduzione per sempre dell’assegno previdenziale.

Un’attenzione particolare si dovrà poi avere nei confronti dei giovani, istituendo un fondo per sopperire ai molti buchi contributivi che hanno costoro soprattutto all’inizio della carriera e alle donne che da sempre costituiscono il “welfare state” dedicandosi al lavoro di cura. E’ necessario, infine, dare un fortissimo impulso alla previdenza complementare, un istituto che in Italia a differenza degli altri Paesi europei più evoluti, stenta a decollare. Destinando il TFR alla previdenza complementare che tra l’altro dalla sua istituzione ha sempre dato rendimenti doppi rispetto al TFR, le nuove generazioni potranno avvalersi di quella “seconda gamba” che in aggiunta alla pensione pubblica, permetterà a chi esce dal mondo del lavoro una vita dignitosa.

Articolo pubblicato su: Pensioni Oggi

https://www.pensionioggi.it/notizie/economia/riforma-pensioni-cosa-succedera-nel-2022

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