Pensioni

QUOTA 102 UNA PRESA IN GIRO

Dopo aver confinato l’argomento previdenziale nell’angolo di una legge di bilancio approvata come al solito con la “fiducia” e senza confronto parlamentare, con la variante “Omicron” che contagia giornalmente centinaia di migliaia di italiani e con gli ospedali che inevitabilmente si riempiono quasi a saturarsi si è ripreso il pomeriggio del 12 il confronto per la nuova riforma previdenziale di cui si parla ormai da anni.

Pensioni anticipate 2022, dopo quota 100, quota 102 non basta

Il 2021 per quanto riguarda l’argomento pensioni è stato deludentissimo. Dopo il triennio di “quota 100” che seppure da molti criticata e che non ha rispettato quelle che erano le aspettative dei promotori, ne hanno infatti usufruito 400.000 italiani invece dei 900.000 previsti, aveva pur sempre dato la possibilità a chi avesse centrato l’ambo secco di 38 + 62 di uscire dal mondo del lavoro senza penalizzazioni.

Il sistema a quote rigido sicuramente non rientra tra i parametri di equità dal momento che discrimina lavoratori che magari con più anni di contribuzione non possono accedervi, ma sicuramente quanto uscito dalla legge di bilancio è pessimo. Infatti non solo non è stato eliminato il sistema di quote rigido ma addirittura si è spostata l’asticella in avanti creando per il solo 2022 la “quota 102”.

Quota 102, con 64 anni di età sommati a 38 anni di contributi sono sostanzialmente una presa in giro. Una quota 102 che non fosse almeno libera, con la possibilità cioè di comporre la quota in tutte le maniere è qualcosa che avrebbe dovuto far fare le barricate ai sindacati, che avrebbero dovuto fare di tutto per non far approvare questo provvedimento. Invece su questo poco o nulla è stato fatto se si eccettua uno sciopero generale ritardato di molti mesi e in cui uno dei tre grandi sindacati non ha partecipato. Questa mancata protesta ricorda quello che era successo alcuni anni fa quando il governo dell’epoca varò il superamento dei 40 anni di contributi per accedere al pensionamento. Quello doveva essere un limite invalicabile nel nostro ordinamento previdenziale. Sfondato quel muro giungere a 42 anni e 10 mesi è stata una logica conseguenza.

Consideriamo che se i 40 anni di contribuzione all’inizio degli anni 80 potevano essere raggiungibili da un consistente numero di persone per la diversa situazione economica dell’epoca e dal momento che molti giovani iniziavano a lavorare dopo aver conseguito il diploma ora, nel 2022, conseguendo una laurea e avendo all’inizio della carriera lavori molto discontinui molto difficilmente si raggiungeranno carriere con contributi di 40 anni.

Temo che molto poco potrà essere attuato in questo 2022 con una situazione politica molto complicata e con lo spettro di elezioni anticipate che rifarebbero ritornare il tutto ai nastri di partenza. Non è un mistero che la situazione, dopo l’approvazione della legge di bilancio, si è di molto ingarbugliata e l’argomento previdenziale rischia nuovamente di andare su un binario morto. Draghi aveva promesso una immediata calendarizzazione di incontri con le OO.SS sul tema previdenziale, questa è arrivata, seppure in ritardo, per i giorni 13 e 20 gennaio e 7 febbraio. Se dal punto di vista formale bisogna dire che l’esecutivo ha rispettato in parte gli impegni presi, dal punto di vista sostanziale c’è pochissimo. L’incontro del 12 gennaio in sostanza è servito solamente a calendarizzare gli incontri del 20 gennaio e del 7 febbraio ed a ascoltare, per l’ennesima volta, quelle che sono le richieste dei sindacati.

Oltretutto questo improvviso impulso al tema previdenziale sembra quasi un voler dire facciamo quello che si può con questo governo che il futuro dell’esecutivo è molto incerto. Non c’è da parte dell’attuale governo quella determinazione necessaria e soprattutto non sembra che i possibili cambiamenti siano nell’ottica di un miglioramento per i lavoratori. E’ l’ennesima dimostrazione di quanto questo tema, che pur riguarda milioni di cittadini, venga messo in disparte e confinato come fosse un tema minore. Nel 2022 “quota 102” interesserà appena 15.000 lavoratori e Opzione Donna 17.000 mentre l’Ape Sociale tanto sbandierata appena 21.000. Come si vede sono numeri molto limitati che non spostano quella che è una realtà, il 2021 è stato un anno completamente perso in ambito previdenziale.

La partita che è appena iniziata dovrà necessariamente portare qualcosa di concreto e non penalizzante perché un altro anno inconcludente come quello appena passato i lavoratori non lo tollererebbero più.

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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