Pensioni

BASTA PENALIZZARE GLI IMPORTI DELLE PENSIONI

Sono stati appena pubblicati i dati dell’Osservatorio sul monitoraggio dei flussi previdenziali dell’INPS relativi all’anno 2021 e balza immediatamente all’occhio un dato molto preoccupante che già si era evidenziato da alcuni anni a questa parte, vale a dire l’importo delle pensioni liquidate in Italia.

L’importo medio delle pensioni liquidate nell’anno 2021 è stato di 1.203 € al mese. Se poi andiamo a scorporare il dato tra uomini e donne osserviamo che per gli uomini l’importo medio è stato di 1.442 € al mese mentre per le donne è stato di 1.014 € al mese.

Analizzando gli ultimi anni osserviamo come l’importo medio sia sceso progressivamente in maniera molto consistente.

Nel 2018 l’importo medio è stato di 1.330 € al mese;

Nel 2019 l’importo medio è stato di 1.289 € al mese;

Nel 2020 l’importo medio è stato di 1.237 € al mese;

Nel 2021 l’importo medio è stato di 1.203 € al mese.

Sono dati devastanti se si pensa che in appena tre anni l’importo medio delle pensioni in Italia è sceso di ben 127 € al mese, importi, ovviamente al lordo dell’IRPEF.

Questo per la scellerata decisione del governo Dini che ha determinato che a partire dall’anno 1996 il calcolo delle pensioni passasse dal sistema retributivo che era più favorevole a quello contributivo. Sul momento quella decisione non sembrò particolarmente penalizzante ed infatti nei primi anni non si notarono particolari differenze negli assegni previdenziali, ma con il passare degli anni le differenze furono consistenti. Adesso che siamo al 27esimo anno di questo metodo di conteggio gli effetti sono devastanti.

Se non si interviene immediatamente in pochi anni saremo ben sotto i 1.000 € di pensione al mese. Autorevoli studi economici hanno evidenziato che un lavoratore che entra adesso nel mondo del lavoro dopo 40 anni di versamenti contributivi percepirà pensioni di meno di 700 € al mese. C’è assolutamente la necessità di aumentare i coefficienti di trasformazione che concorrono al calcolo della pensione con il metodo contributivo e la necessità di applicare una pensione di garanzia per gli assegni al di sotto dei 1.000 € al mese.

Un altro dato che fa riflettere riguarda le pensioni delle donne. Nel 2021 un assegno previdenziale medio di 1.014 € lorde al mese è una pensione al limite della sopravvivenza e fa ben capire quanta strada ancora è necessario fare in Italia per l’equiparazione uomo donna in ambito lavorativo. Lo stesso istituto di Opzione Donna che parecchie donne sono costrette ad accettare perché da sempre si sostituiscono al welfare non garantito dallo Stato è molto penalizzante in termini economici con tagli sull’assegno previdenziale vicino al 30%.  E’ necessario che in questa fase di confronto governo/sindacati si faccia un passo in avanti verso il genere femminile permettendo loro una maggiore flessibilità in uscita rispetto agli uomini.

E’ doverosa, inoltre, una particolare attenzione verso chi è già pensionato alzando la no tax area a fino a 10.000 € l’anno, eliminare le add.li regionali e comunali per redditi fino a 30.000 € e dimezzarle per i redditi da 30.000 € a 40.000 € annui.

Sono decisioni che vanno prese in queste settimane in cui il confronto governo/sindacati sta faticosamente andando avanti mentre la politica ed i media, completamente staccati dai problemi reali dei cittadini, sono presi solamente dalla nomina del nuovo Capo dello Stato e del tutto disinteressati a risolvere una problematica che interessa milioni di cittadini che se non si interverrà immediatamente saranno i nuovi poveri del domani: i pensionati.

Articolo pubblicato su : Pensioni Per Tutti

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