Pensioni

IPOTESI DI NUOVA RIFORMA PREVIDENZIALE

Nonostante il terribile momento che stiamo vivendo con una devastante guerra che sta sconvolgendo l’Europa è necessario riprendere immediatamente il confronto governo/sindacati per dare ai cittadini italiani una nuova legge previdenziale a partire dal 1/1/2023.

Ho elaborato, pertanto, un’ipotesi di nuova riforma delle pensioni per il 2023 per sensibilizzare politici ed organizzazioni sindacali in vista della difficile trattativa sulla nuova riforma previdenziale che, mi auguro, riprenderà nei prossimi giorni.

Riforma Pensioni 2023, la proposta di Mauro Marino

-Separazione tra previdenza e assistenza;

-Mantenimento del sistema misto fino alla naturale conclusione;

-Abolizione dell’aspettativa di vita e delle finestre sia per la pensione anticipata che per la pensione di vecchiaia;

– Pensione anticipata per tutti uomini e donne a 41 anni;

– Per le donne con figli bonus di 6 mesi per ogni figlio con un massimo di due;

-Pensione di vecchiata a 66 anni;

– Flessibilità in uscita anticipata a partire da 62 anni di età, con penalizzazione del 1,5% per ogni anno di anticipo rispetto ai 66 anni;

-Analogamente alla flessibilità di uscita anticipata possibilità di restare al lavoro oltre i 66 anni e fino a 70 con un incremento del 1,5% annuo;

-Rendere definitivi gli istituti di Opzione Donna e Ape Sociale;

-Implementazione della pensione integrativa con benefici fiscali fino al 50% di quanto versato;

-Pensione di garanzia per giovani, donne e per chi svolge lavoro di cura;

-Per i dipendenti pubblici erogazione del TFR/TFS entro sei mesi dalla cessazione del rapporto del lavoro;

-Flessibilità di uscita anticipata dal mondo del lavoro senza penalizzazioni per casi particolari di disoccupazione, lavori usuranti, malattia e invalidità;

-Coefficienti di trasformazione rivalutati in aumento;

Inoltre, per i soli pensionati che sono la categoria più fragile e che stanno subendo più di tutti gli effetti della crisi con un’inflazione arrivata ad oltre il 5%

-Estensione della no tax area fino a 10.000 €, eliminazione delle addizionali regionali e comunali per redditi imponibili fino a 30.000 € e dimezzamento per redditi imponibili da 30.000 a 40.000 € nonché indicizzazione delle pensioni al 100% per effetto dell’inflazione reale.

Questa, ovviamente, non è una ipotesi rigida ma un punto di partenza per operare delle riflessioni raggiungere una sintesi che possa finalmente dare agli italiani una nuova legge sulle pensioni che vada a modificare la rigidità della legge Fornero ormai non più attuale e approvata in un contesto politico/economico/sociale molto diverso da quello attuale.

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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