Pensioni

ELIMINARE L’ASPETTATIVA DI VITA DALLE PENSIONI

I dati comunicati dall’ISTAT questa settimana relativamente all’anno 2021 per quando riguarda nascite e decessi evidenzia un fenomeno gravissimo su cui i nostri governanti devono immediatamente intervenire. Per la prima volta dall’unità d’Italia vale a dire dal 1861 nell’anno appena passato i nuovi nati sono stati meno di 400.000, per l’esattezza 399.431 in ulteriore diminuzione del 1,3% rispetto al record precedente dell’anno 2020. I decessi invece sono stati circa 709.000 leggermente inferiori di circa 37.000 rispetto al dato record registrato nell’anno 2020 quando se erano registrati oltre 746.000. In pratica in nemmeno due anni si è avuto un disavanzo tra nascite e decessi di oltre 600.000 persone, è come se due grandi città come Firenze e Bologna scomparissero di colpo.

Ovviamente, ma non solo, su questo dato molto negativo ha influito la pandemia che ancora non è del tutto scomparsa. In termini assoluti questa ha causato complessivamente fino ad oggi circa 157.000 decessi. Di questi circa 77.000 si sono avuti nell’anno in cui il virus ha colpito più duramente vale a dire nel 2020. Ma anche l’anno 2021 è stato molto pesante con 59.000 decessi certificati da virus. Purtroppo, anche se stentiamo ad ammetterlo perché vogliamo dimenticarci al più presto del covid, anche l’anno corrente sta causando molte perdite se è vero che in appena due mesi e mezzo ha già causato oltre 21.000 decessi che diminuiscono giornalmente ma non come avevamo sperato che avvenisse.

Ancora i dati ufficiali relativi all’aspettativa di vita per l’anno 2021 non sono stati resi noti ma con questi numeri non ci vuole molto ad affermare che se nell’anno 2020 l’aspettativa di vita è diminuita di ben 1,2 anni e si è assestata nel 2020 a 82 anni (79,7 gli uomini e 84,4 le donne) nel 2021 sarà di poco inferiore ad un anno e nel 2022 probabilmente di 6/8 mesi. Questo per effetto, anche, dell’abbandono dei controlli sulle altre patologie a causa del personale sanitario impegnato quasi al 100% sulla lotta al covid.

Questo determinerà, e non ci vuole Einstein per capirlo, che nei tre anni nefasti di pandemia molto probabilmente l’aspettativa di vita in Italia scenderà di quasi 3 anni e porterà la vita media nel Belpaese a circa 80 anni. Se così fosse, in pratica, sarebbe come se tutto quello che si guadagnato negli ultimi 30/40 anni in aspettativa di vita e che ha avuto un impatto sostanziale nell’ultima legge previdenziale, fosse stato buttato all’aria in soli tre anni di pandemia.

Entrando nel merito del tema previdenziale, che è quello che ci interessa particolarmente, è del tutto evidente che l’aumento dell’aspettativa di vita agganciato all’età pensionabile, elemento cardine della legge Fornero, sia completamente naufragato. L’iniquità della legge su questo punto è evidente dal momento che era stato previsto l’aumento degli anni di lavoro per effetto dell’aumento dell’aspettativa di vita ma non una diminuzione degli anni di lavoro in caso di diminuzione.

Ora se la vita media che si può aspettare un bimbo alla nascita nell’anno 2022 sarà inferiore agli ottanta anni bisognerà tenerne assolutamente conto nella nuova legge previdenziale che si deve affrontare in questo travagliatissimo 2022 dove è necessario riprendere immediatamente gli incontri governo/sindacati che sono fermi da oltre un mese.

Se il nostro sistema previdenziale è improntato in modo che, secondo calcoli attuariali, per reggersi autonomamente deve erogare una pensione per 20/25 anni e la vita media si è ridotta sotto gli ottanta anni di età è del tutto evidente che per una forma di giustizia sociale deve diminuire necessariamente l’età di accesso alla pensione.

Quindi, modificare almeno di un anno l’età di accesso alla pensione di vecchiaia diminuendola da 67 anni a 66 anni e contestualmente consentire l’uscita a 41 anni di contributi per tutti uomini e donne indipendentemente dall’età anagrafica e senza alcuna penalizzazione, nonché eliminare le finestre e l’aspettativa di vita legata alla previdenza sono atti doverosi per restituire ai cittadini italiani un po’ di quella giustizia normativa e sociale che è stata, negli ultimi anni, a loro strappata.

Articolo pubblicato su: Pensioni Per Tutti

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