Pensioni

INTERVISTA A MAURO MARINO

l DEF, la riforma delle pensioni nel suo complesso, le eventuali misure di pensione anticipata restano al centro del dibattito pubblico e sopratutto social, tra gli altri temi che in questi giorni hanno fatto discutere anche la fine dello smart working per i soggetti fragili, lo stop dei pagamenti anticipati delle pensioni che sono tornate ad essere pagate il 1 del mese come nel periodo pre Covid. Di tutti questi aspetti ci siamo confrontati con uno dei nostri esperti previdenziali, Mauro Marino, di seguito l’interessante intervista in esclusiva che ci ha rilasciato.

  1. Pensioni Per Tutti: Il DEF è alle porte ed i lavoratori sono molto in ansia visto che l’Argomento previdenziale pare non essere più tra quelli prioritari del Governo, crede che vi sarà qualche accenno alle pensioni o teme che il sentore di quanti attendono da tempo una riforma della legge Fornero sia purtroppo corretto?

Mauro Marino: All’inizio dell’anno il Governo aveva affermato che il suo intendimento era quello di inserire un’ipotesi di accordo di nuova legge previdenziale già nel DEF. Questo voleva dire che avrebbe dovuto indicare anche quanti denari avrebbe messo su piatto della riforma. Poi sappiamo tutti che c’è stato uno stop di quasi due mesi cominciato già prima della guerra e che la situazione si è di molto ingarbugliata. Il Governo non sa cosa fare e vorrebbe procrastinare il discorso riforma fino alla fine dell’anno, rinnovare di un altro anno Opzione Donna, Ape Sociale e Quota 102 e aspettare le elezioni del 2023 lasciando ad un governo politico la soluzione di questa difficile problematica. Ovviamente questa mia ipotesi non sarà esplicitata da nessun esponente del Governo e pertanto ritengo che nel DEF da presentare in Parlamento la prossima settimana ci sarà solamente un impegno di attuare delle modifiche previdenziali ma queste saranno assolutamente generiche e con nessuna indicazione delle somme impegnate.     

  • Pensioni Per Tutti: Nei giorni scorsi abbiamo intervistato il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, che ci ha confermato che la parola chiave, da inserire da subito nel DEF, resterebbe la flessibilità in uscita, egli ha ribadito che la quota 41 per tutti senza limiti anagrafici e l’uscita dai 62 anni d’età con leggere penalizzazioni restano le direttrici base verso cui propenderanno i sindacati non appena riprenderanno gli incontri col Governo. Dalla sua crede che si sarebbe dovuto fare di più in questa occasione di ‘silenzio’ da parte del Governo o che il sindacato non avrebbe potuto agire diversamente rispetto a quanto fatto?

Mauro Marino: Il Sindacato in questa difficile trattativa per una nuova riforma previdenziale si è comportato in maniera del tutto passiva. Ha dapprima presentato una bellissima proposta di legge previdenziale organica e strutturale che contiene i 41 anni per tutti o in alternativa la flessibilità dai 62 anni con leggere penalizzazioni, poi pensioni di garanzia per giovani e donne e particolare attenzione al lavoro di cura solo per citare alcuni aspetti della proposta ma, poi, si limitato ad aspettare per tutto il 2021 ed anche in questi primi mesi del 2022 una convocazione senza fare nulla di concreto per ottenerla. Lo stesso sciopero generale del dicembre scorso per avere un risultato pratico avrebbe dovuto essere attuato nel mese di settembre. Uno sciopero effettuato a metà dicembre era ovvio che non potesse ottenere alcunché. E difatti l’esecutivo ha proposto solo il rinnovo di Opzione Donna, Ape Sociale e l’assurda quota 102 e ha portato in Aula Parlamentare un testo blindato che è stato votato senza alcuna modifica con la fiducia. Adesso il sindacato sta avendo lo stesso atteggiamento attendista. Ma c’è una spiegazione a tutto ciò. Ci sono fortissime divisioni tra CISL da una parte e CGIL e UIL dall’altra già evidenziate in occasione dello sciopero generale di dicembre a cui la CISL non ha aderito e accentuate ulteriormente in occasione della guerra russo/ucraina con la CISL assolutamente favorevole all’aumento dello stanziamento degli armamenti al 2% del PIL e gli altri due sindacati che sono invece molto più reticenti.

  • Pensioni Per Tutti: Con la fine dello stato di emergenza sono venute meno anche delle tutele per i lavoratori, una su tutte quella dello smart working per i lavoratori fragili, crede che dovrebbe essere prorogato il lavoro agile almeno per queste categorie o è corretto che si torni per tutti alla normalità pre-Covid anche a livello lavorativo?

Mauro Marino: Sono assolutamente d’accordo alla continuazione dell’istituto dello smart working non soltanto per i lavoratori fragili ma per tutti i lavoratori che lo desiderano. Questa pandemia che ha costretto le aziende e i lavoratori a lavorare in modo diverso si è dimostrata, in questo, un ‘opportunità. Per la stragrande tipologia di lavori d’ufficio ha dimostrato che può perfettamente svolgersi da casa, tra l’altro con risultati anche migliori in termini di efficienza e produttività. Ritengo, quindi, che lo smart working debba essere mantenuto per sempre perché gradito sia a molti lavoratori che alle aziende dal momento che ne traggono benefici in termini economici. A parte, forse, i ristoratori dove i lavoratori effettuavano la pausa caffè e la pausa pranzo, ci sono vantaggi per tutti come risparmio di tempo e denaro per recarsi al lavoro e minore inquinamento atmosferico, di conseguenza, quindi, lo smart working va assolutamente confermato e, se possibile, ampliato.

  • Pensioni Per Tutti: Cosa ne pensa della decisione dell’INPS di stoppare il pagamento anticipato delle pensioni di aprile? Moltissimi pensionati hanno lamentato lo scarso preavviso e si sono appellati affinché la normalità potesse tornare in vigore col pagamento della pensione di maggio, dalla sua l’ente previdenziale ha fatto presente che con la fine dello Stato di emergenza al 31/3 è naturale che le pensioni di Aprile tornino ad essere pagate dal 1 del mese come è sempre stato prima del Covid. Eccessiva pretesa da parte dei pensionati, questo ulteriore rinvio, ormai abituatesi all’anticipo dal 25 del mese, o comunicazione ritardata ed inefficace da parte dell’Inps che ha portato a questa spiacevole situazione in cui molti hanno lamentato di non avere le risorse per arrivare fino al 1 aprile?

Mauro Marino: La decisione dell’INPS è assolutamente incomprensibile. Innanzitutto i pensionati avrebbero dovuto essere informati almeno con due mesi di anticipo. Questo per rispetto agli oltre 16.000.000 di pensionati che sono stati i più colpiti dalla pandemia. Poi se anche questo anticipo fosse fatto per sempre a parte il primo mese di attuazione dove il pensionato guadagna qualche giorno e l’erario ci perde in termini monetari successivamente il costo per l’erario è nullo. Sono questi i comportamenti assurdi che creano un solco tra cittadini ed istituzioni. Lo Stato ne ha benefici quasi inesistenti ma la fiducia tra cittadini e le istituzioni ne risulta molto compromessa. Spero quindi che il Governo e di conseguenza l’INPS torni su questa decisione e che l’anticipo possa diventare strutturale.

Interviusta rilasciata a Pensioni Per Tutti:

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