Pensioni

AVANTI CON LA RIFORMA

Sono quasi due mesi che il governo e le organizzazioni sindacali hanno interrotto gli incontri per una nuova riforma previdenziale a partire dal 1/1/2023.

Dopo la logica e necessaria pausa dovuta al terribile conflitto tra Russia ed Ucraina, ancora lontano dall’essere risolto, si deve riprendere urgentemente il confronto da tutti ritenuto necessario per superare la rigidità della legge Fornero ed intervenire a favore dei pensionati che sono la categoria più fragile e quella che sta subendo le conseguenze più pesanti del vertiginoso aumento dell’inflazione.

Sul tappeto ci sono al momento tre ipotesi di intervento sulla flessibilità in uscita vale a dire la proposta del Presidente dell’INPS Tridico che parla di una pensione a due velocità. Prevede un’uscita dal mondo del lavoro a 64 anni incassando subito la parte di assegno contributivo e poi a 67 anni, età del pensionamento ordinario, ottenere anche la parte di assegno retributivo. Vi è poi la proposta dell’economista Raitano che prevede anch’essa un’uscita dal mondo del lavoro a 64 anni e una penalizzazione del 3% annuo solo sulla parte retributiva, ed, infine, Opzione Tutti, quella che il Governo preferirebbe, che permetterebbe il pensionamento a partire dai 62 anni di età effettuando però tutto il conteggio con il sistema contributivo.

Queste tre ipotesi di proposta affrontano però solamente un aspetto della riforma vale a dire quello della flessibilità in uscita ma per dare ai cittadini finalmente una proposta strutturale e duratura bisogna guardare a quella delle organizzazioni sindacali o a quella di Marino, esperto di politica previdenziale.

I sindacati, che pure hanno presentato una proposta organica che prevede i 41 anni per tutti uomini e donne per accedere al pensionamento o in alternativa 62 anni con una piccola penalizzazione, oltre ad una pensione di garanzia per giovani e per chi svolge lavori di cura, sono divisi con la CISL spesso in disaccordo con CGIL e UIL.

La proposta di Marino, invece, prevede 41 anni per tutti uomini e donne indipendentemente dall’età e senza alcuna penalizzazione,  il pensionamento ordinario diminuito a 66 anni, una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età con penalizzazione dell’1,5% annuo e bonus di 1,5% annuo per rimanere da 66 a 70 anni, per le donne bonus di 6 mesi per ogni figlio fino ad un massimo di due da valere sia per la pensione anticipata che per la pensione ordinaria, pensione di garanzia per giovani e per chi svolge lavoro di cura, abolizione delle finestre di uscita, resa strutturale di Opzione Donna e Ape Sociale e detrazione al 50% per la previdenza complementare.

In più per i pensionati, che sono la categoria più fragile, estensione della no tax area fino a 10.000 €, eliminazione delle add.li regionali e comunali fino a 30.000 € e dimezzamento per i redditi da 30.000 a 40.000 €.

L’importante comunque, ora, è quello di riprendere immediatamente il confronto con le parti sociali. I recenti dati pubblicati dall’INPS evidenziano come oltre i due terzi degli assegni previdenziali sono inferiori a mille € e addirittura il 58,3% sta sotto i 750 € mensili. La pandemia non ancora sconfitta ed il conflitto in Europa non devono essere un alibi per il Governo per rimandare all’anno prossimo, a chi vincerà le elezioni, il varo di una riforma che i cittadini italiani aspettano da troppi anni.

Articolo pubblicato su: Il Friuli

https://www.ilfriuli.it/articolo/economia/riforma-delle-pensioni-no-a-ulteriori-rinvii/4/263719

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