Pensioni

PROPOSTA DI UNA NUOVA RIFORMA PREVIDENZIALE dal 1/1/2023

Dopo oltre due anni di pandemia e 162.000 decessi che hanno ridotto di quasi due anni l’aspettativa di vita in Italia, ad oltre un decennio dall’istituzione della “sciagurata” legge Fornero è venuto il momento di dare ai cittadini italiani una nuova, equa, strutturale e duratura legge previdenziale. Per questo motivo insieme ad un gruppo di persone competenti e qualificate in ambito economico e previdenziale abbiamo creato un gruppo facebook denominato UNITI PER LA TUTELA DEL DIRITTO ALLA PENSIONE a cui chiediamo di iscrivervi e soprattutto abbiamo elaborato una nuova riforma previdenziale che possa partire dal 1/1/2023. E’ stato un lavoro lungo e faticoso che riassumiamo qui sotto. Leggete e diffondete il più possibile questo documento perché riteniamo possa essere l’unico baluardo contro le rigidità imposte dalla legge Fornero nella difficilissima trattativa che si aprirà nelle prossime settimane sul tema previdenziale.

E’ sicuramente un obiettivo ambizioso ma noi ci crediamo fermamente per dare a noi ed ai nostri figli un sereno ed equo futuro previdenziale.

Grazie

Se volete mettervi in contatto con me scrivetemi alla mail: mauromarinoeconomiaepensioni@gmail.com

4 pensieri su “PROPOSTA DI UNA NUOVA RIFORMA PREVIDENZIALE dal 1/1/2023”

  1. Dottore Marino la ringrazio per la sua professionalità. Il mio parere sulle pensioni. Io penso che la riforma delle pensioni non là faranno mai….. E lo dice uno che ha’ sulle spalle 41 anni di contributi, del settore privato, e mi creda non c’è la faccio più…. Ma vi sembra normale un Paese di 60 milioni di abitanti più della metta vivono di redditi e bonus e lavorano in nero…. E poi ci mettiamo la spesa improduttiva fuori controllo…. Mi dica quale sciare o io….. Con questo politici e sindacati…… E normale tutto questo…….

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    1. No caro Nicola non è normale. Ma queste sono le conseguenze di quarant’anni di approssimazione e non programmazione, di lavorare alla giornata senza lungimiranza tappando buchi senza programmare. E soprattutto da parte dei nostro politici non fare il bene del Paese ma soddisfare solo alcune categorie per essere eletti. Lo so è un quadro sconsolante ma noi abbiamo solo una possibilità il voto a persone che lo meritano.
      Un caro saluto
      MM

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  2. Buongiorno dott Marino, ringraziandola per la proposta colgo l’occasione per porle una domanda. Perché non vi è un automatismo per cui le persone che ricadono nel sistema misto ed optano per il ricalcolo contributivo, perdendo conseguentemente la quota retributiva, non viene riconosciuta di diritto la possibilità di lasciare il lavoro a 64 anni con le regole dei contributivi puri? Lo chiedo perché a me sembra che la proposta governativa di anticipare la pensione a 64 con il ricalcolo contributivo più che una concessione sia un dovere che vada a colmare una ingiustizia, a mio parere, di rilievo costituzionale. Inoltre, perché tale discrepanza di trattamento non è mai stata contestata dalle parti sociali?

    Grazie in anticipo.

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    1. Caro Paolo,
      perché i sindacati non l’abbiano mai contestato non lo so. Probabilmente perché i numeri delle persone che optano per il contributivo sono pochissime e nessuno ci ha mai pensato prima.
      Effettivamente il Governo vuole anticipare a 64 anni l’uscita con il metodo contributivo ma sai quello che è una cosa scontata la si vuole far apparire una concessione (è la politica).
      Un caro saluto e seguimi
      Mauro Marino

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